giovedì, 15 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Leonardo Raito:
Macerata, allarme rosso
Pubblicato il 05-02-2018


Quanto avvenuto a Macerata in questa nefasta giornata di febbraio non può che far scattare un allarme rosso. No, non intendo solo un allarme che impone un coprifuoco a cittadini nemmeno più liberi di passeggiare in sicurezza per le vie di una città che, fino a pochi giorni fa, sembrava lontana dalle rotte del pericolo, ma un allarme per lo stato di salute di una democrazia in sofferenza e che rischia di crollare come un castello di carta. No, non voglio fare il profeta dell’Apocalisse, ma ammonire il popolo italiano su alcune questioni fondamentali, sulla necessità di non banalizzare, di non ridurre a una forzata marginalizzazione i segnali del pericolo, di tornare a pensare come esseri umani, non come bestie robotizzate e programmate da urlatori di slogan violenti. Colpe? La ricerca dei colpevoli, nel nostro paese, è sempre una costante dopo una tragedia. Ma qui ci troviamo di fronte a uno spettacolo aberrante, la distrazione perversa dettata dal desiderio di una giustizia fai da te: la giustizia dell’uno che vendica tutti. È una cosa che dovrebbe farci paura. Dov’è lo stato, dove sono le istituzioni preposte alla sicurezza e alla giustizia di questo paese? Perché sono cadute così in basso nella considerazione di cittadini che pensano di armarsi e compiere azioni criminose in nome di una reclamata giustizia? E perché chi dovrebbe cercare di smorzare i toni, con senso di responsabilità, dà invece fuoco alle polveri?
Una giovane ragazza che viveva una situazione di marginalità viene uccisa e fatta a pezzi da un nigeriano (le indagini sono in corso e chiariranno i contorni del bestiale omicidio). Un atto mostruoso, che spinge subito a una reazione di pancia. Il nigeriano è un immigrato e allora a morte tutti gli immigrati: sono tutti delinquenti, assassini, stupratori. Vanno tutti messi al rogo. Ma l’attesa della giustizia divina non soddisfa l’animo della piazza rovente e allora scattano le fughe in avanti. Ecco un ragazzo italiano che decide di passare dal pensiero all’azione. Imbraccia un’arma, e con la sua macchina semina il panico nel centro di Macerata sparando contro tutti gli uomini di colore che incontra. Spara, centra la vetrina di un panificio pieno di gente (quasi tutti maceratesi), spara contro la sede del Pd, reo di aver consentito l’invasione finalizzata alla sostituzione etnica. Insomma, rischia di ammazzare (ed era quello che voleva) decine di persone innocenti: casalinghe che fanno la spesa, pensionati, mamme, bambini, poi prima di farsi catturare dalla polizia si veste di una bandiera italiana e fa il saluto romano. Ora, qualcuno vorrebbe farci credere che tutto questo è normale. Ma normale non è.
Di normale, in tutta questa vicenda, non c’è proprio nulla. Non c’è la cattiva gestione del fenomeno migratorio. Non c’è il fatto che dei pazzi possano girare armati. Non c’è la giustizia fai da te. Non c’è l’idea che in Italia non paga nessuno. No, tutto questo non può essere considerato normale, perché se lo fosse segnerebbe l’inizio della nostra fine. Torno all’allarme rosso. Ci rendiamo conto che la democrazia è in pericolo? Così come nella stagione del terrorismo furono la repressione e l’intelligenza, insieme alla collaborazione della gente per bene a sconfiggere un fenomeno perverso, le stesse soluzioni dovremmo mettere in campo oggi. Certezza e durezza delle pene, una giustizia efficace. Non è momento delle concessioni. Non possiamo più permettercele perché in gioco c’è la sopravvivenza della nostra democrazia.

Leonardo Raito

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