giovedì, 15 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
La stima è il migliore vitalizio
Pubblicato il 06-02-2018


Ho notato, mio malgrado, che molte persone, che hanno svolto ruoli importanti durante la prima Repubblica, si vergognano quasi di parlare di quel periodo. Io, sono orgoglioso e ritengo la seconda Repubblica “ il Regno della stupidità, del pressapochismo, della disonestà, dell’arrivismo,in altre parole, della non politica”. La situazione attuale non è caduta dal cielo e non è salita dalle viscere della terra, ma è la naturale conclusione di processo iniziato con tangentopoli. Shakespeare fa dire a Macbeth:- ” Le cose che nascono con il male, si alimentano con il peggio”. Nella seconda Repubblica il concetto si è concretizzato. Anche le persone semplici sanno che processi educativi diversi, producono mentalità diverse.

Nella prima Repubblica, un giovane attratto dalla politica capiva che bisognava leggere, ascoltare, riflettere e, poi, chiedere di essere ascoltato, stando attento a non essere banale. Avevo, 21 anni, quando, per la prima volta, partecipai a una riunione ad Avellino. Dopo aver ascoltato il compagno, che aveva introdotto i lavori e altri intervenni, alzai la mano per chiedere di intervenire. Quello, che presiedeva, un anziano ferroviere, mi freddò con le seguenti parole:- Compagno giovane, come ti permetti di chiedere la parola, alla prima riunione? Puoi farlo, fra sei mesi. Mi bloccai e appresi la lezione. Passò molto tempo, lessi molto, ascoltai moltissimi interventi e solo quando mi fu chiesto di intervenire, presi la parola. Nelle sezioni si discuteva e, ogni tanto arrivava il Federale o un suo vice per illustrare le nuove problematiche.

Ogni territorio veniva quasi adottato dalle forze politiche, che cercavano di costruire proposte per contribuire a risolvere i problemi, che assillavano i residenti. Negli anni della prima Repubblica, le vertenze sindacali a favore dei territori erano frequenti. In Valle Caudina, è rimasto famoso lo sciopero delle tabacchine, dei primi anni ’60, che vide impegnati unitariamente le forze politiche, i sindacati e gli amministratori degli Enti locali. Mi appassionai tanto, da chiedere la Tesi di laurea sul sindacalismo. Chi sceglieva di fare l’attivista politico, sentiva l’obbligo, di leggere il giornale di partito, anche per non apparire ignorante. Il Settimanale “Espresso” era diventato, quasi, un testo scolastico. In altre parole, c’erano continui stimoli e spinte a cercare di approfondire i temi politici. L’onore di venire a contatto con politici, di alto livello culturale, rendeva tutto leggero. Ognuno aveva i suoi campioni, che affascinavano ed educavano. Ascoltavamo tutti, senza distinzione di colore.

Da ognuno, si assorbiva qualcosa e si tornava a casa inorgogliti, con la voglia di studiare. Nel 1964, nella sezione PSI di Avellino, venne Pertini. Un ricordo indelebile e una presa d’atto dell’obbligo a studiare. Poi venne Manlio Rossi-Doria e l’esigenza di apprendere aumentò. Per i giovani degli altri partiti succedevano cose analoghe, con incontri di altri personaggi ed altre letture. Per tutti, le Sezioni erano fucine. Sarebbe, interessante confrontare le diverse esperienze dei giovani di allora. La politica era, per tutti, una scelta di vita: non c’erano indennità. Da Presidente della Comunità Montana del Partenio ( 1982-1986) non percepivo indennità. L’orgoglio era il compenso e gli apprezzamenti erano il vitalizio ( durano una vita). E’ venne la Seconda Repubblica. Le bussole ideologiche e programmatiche furono abbattute dal moralismo, che, poi, si è dimostrato falso. I nemici del riformismo e della solidarietà sociale (sia cattolica che socialista) hanno trovato la strada spianata per procedere verso il mercatismo, che è diventato la nuova religione e con il consenso di quasi tutti i popoli della terra, ha offuscato anche il liberismo. A livello sociologico, la parola meritocrazia, ha ucciso la solidarietà e incattiviti i rapporti tra le persone. Chi resta indietro, lo deve al fatto che non è meritevole. I nobili messaggi, che tendevano a rafforzare l’unità dei popoli, sono scomparsi o sostituiti da ipocriti appelli a false e umilianti solidarietà.

Chi sfrutta i poveri, dice di amarli. Un giovane della Seconda Repubblica, quali insegnamenti ha ricevuto? Gli argomenti ammanniti dai leaders e dai loro megafoni : conflitto di interessi, corruzione, escort, nominati, rottamazione, Porcellum, Mattarellum, Rosatellum, ecc. Va crescendo la concorrenza tra i territori, invece della solidarietà. Il trasformismo è diventato una regola di vita. I Parlamentari sono attaccati all’indennità e al vitalizio. Il bene comune non esiste più. In altre parole, ai giovani arrivano solo messaggi negativi. Quello, che è avvenuto nella costruzione delle coalizioni per presentarsi alle prossime elezioni e il numero stratosferico dei simboli dimostra che si è toccato il fondo della negatività. Spero che i giovani, autonomamente, trovino la via della politica nobile e espellino i seminatori di valori negativi.

Luigi Mainolfi

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