domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Letture, come oasi concettuali
Pubblicato il 19-02-2018


Ogni tanto, vado a rileggere articoli di sociologi, politici, economisti, conservati come reliquie. Sento il bisogno, come il viandante, che nel deserto cerca l’oasi, di rinfrescarmi con analisi intelligenti. Nei giorni scorsi, ho riletto un articolo, del 1985, di Alberoni, dal titolo “ L’Italia del 2000 e i grandi progetti ”, dal quale ho estratto un concetto, che è di stridente attualità. Uscire dalla logica del trasferimento di risorse dallo Stato a pensionati, a disoccupati, a inoccupati e a famiglie bisognose. Alberoni richiamava un modello matematico, costruito assieme a Colasanti, Mebane e Bonolis, per capire cosa bisognava fare per uscire dal dilemma:- Assistere i bisognosi e fare aumentare il debito pubblico o subordinare tutto alla non crescita del debito? Non riteneva saggio pensare che il sommerso, la buona volontà degli artigiani e dei piccoli imprenditori fossero sufficienti per provocare sviluppo. Suggeriva di investire in grandi progetti e di agire per evitare la fuga dei cervelli. Un altro articolo ha richiamato la mia attenzione: “ Il Pci e l’impresa “ di Napoleone Colajanni, su la Repubblica del 10 settembre 1985. Si parlava di un dibattito tra De Benedetti e Reichlin ( come non pensare alla polemica attuale tra De Benedetti e Scalfari?). L’autore constatava che, allora, per il Pci, parlare della funzione dell’impresa significava cedere al capitalismo. Mi sono ricordato delle polemiche che facevo con i comunisti, senza riuscire a far capire loro che una cosa è il capitale e altra cosa è il capitalista e che una cosa è l’impresa e altra cosa sono le regole per la gestione dei lavoratori della stessa. Non bisognava arrivare alla Cina di oggi, per capire che può esistere anche il Capitalismo di Stato, non sempre migliore di quello dei privati. Calajanni , nell’articolo prendeva atto che le resistenze ideologiche del Pci erano dure da superare. Ciò, era dannoso anche per i lavoratori. E’ stato consequenziale domandarmi :- Gli eredi del PCI hanno preso coscienza? E, i “duri e puri” che fine hanno fatto? Un’altra rinfrescata mi è stata provocata, leggendo un’intervista a Ralf Darhendorf, pubblicata sul Corriere della Sera del 28 febbraio 1989. L’intervistato sosteneva che la crescita degli anni ’80 aveva due volti, uno benigno e uno crudele. Accanto alla nascita di nuovi ricchi, sarebbe esplosa anche una situazione drammatica per alcuni ceti, lasciati indietro senza compassione. Il volto crudele aveva fatto saltare la solidarietà sociale e nascere un darwinismo sociale, con la conseguenza che i gruppi, tagliati fuori dal miglioramento economico, incominciavano ad allearsi tra di loro e con la criminalità. Nell’intervista, si parlava, anche, con lucidità di quello che, poi, si è verificato, relativamente all’evoluzione del Terzo Mondo. Alcuni Stati si sarebbero sviluppati, mentre altri sarebbero diventati ancora più poveri ed emarginati, diventando problemi per l’occidente, verso il quale si sarebbero riversati. Mentre leggevo cose scritte nel 1989, rivedevo ciò che, oggi, sta venendo intorno a noi, conseguenza della miopia politica della seconda Repubblica, la quale nonostante “avvisata” da menti eccelse, ha assecondato il darwinismo e bloccata l’evoluzione sociale, senza creare ostacoli all’espansione dei disperati. Un altro articolo, nel quale l’autore, richiamava l’oggetto misterioso del film ”2001, Odissea nello spazio”, mi ha spinto a prendere il numero di Argomenti Socialisti, che riportava gli atti del Convegno di Rimini “ Governare il cambiamento”, del 1982. In quel Convegno, tra l’altro, si sosteneva che il Mondo stava diventando multipolare e i nuovi protagonisti avrebbero provocato un processo difficilmente controllabile. Martelli usò l’espressione “ incontrollabile come l’oggetto misterioso del film “2001, Odissea nello spazio”. Furono evidenziate tre esigenze: 1) Non perdere la sfida con i Paesi, che investivano nella ricerca; 2) Ridurre i costi della burocrazia e quelli sul lavoro, per non perdere la sfida dei Paesi, con manodopera a basso costo; 3) Rafforzare le Partecipazioni Statali, perché nell’ economia globalizzata, nessuna impresa privata italiana poteva competere con i giganti del Mondo. Purtroppo, la politica, invece di attrezzarsi per poter competere, si inquinava, spostando gli interessi dal bene comune alla soddisfazione di ambizioni personali. Nella nuova realtà, le variabili, che influenzano le scelte e le convenienze, andavano aumentando ed erano sensibili solo al mercatismo. Molti Stati si sono messi in cammino e conquistano settori economici e mercato. In Italia, i gruppi politici sono diventati “tanti carrocci” e curano solo l’apparire e l’attaccare. Le cose proposte dagli autori degli articoli, richiamati, non hanno trovato esecutori. Le cose paventate, invece, si stanno concretizzando. E, le stelle stanno a guardare. Non si capisce che la superficialità può farci, rivivere, esperienze negative, anche se sotto altra forma.

Luigi Mainolfi

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