martedì, 17 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Paolo Bolognesi:
Memoria corta
Pubblicato il 12-02-2018


La campagna elettorale funziona per solito da “megafono” e amplificatore, ma in ogni caso emergono sempre di più gli effetti provocati dalla “questione immigrazione” sullo stato d’animo del Paese, e cresce altresì la sensazione, o il timore, che il nostro Paese si trovi ad essere praticamente solo nel far fronte all’incessante flusso di arrivi sulle nostre coste.
Davanti a tutto ciò, anche nel versante tradizionalmente favorevole ad una accoglienza incondizionata – vuoi per gli aspetti umanitari, vuoi a ragione del fatto che si tratta di un fenomeno epocale ed inarrestabile, e che giova comunque anche alla nostra società, stante il suo progressivo invecchiamento – qualcuno va per certi versi ricredendosi.
Si fa cioè strada l’idea che il fenomeno andrebbe “regimato”, agendo all’origine, con aiuti alle popolazioni nei luoghi di origine, e stipulando accordi coi rispettivi Stati, in modo da frenare o contenere l’esodo, il che è sicuramente positivo, ma l’impressione è che si sia ormai giunti in ritardo, quando forse bastava guardarsi indietro, peraltro di pochi decenni.
Ci si poteva infatti accorgere che era proprio questa la “strategia” perseguita durante la Prima Repubblica, così da prenderne semmai esempio, e si poteva altresì percepire che i governanti e politici del tempo avevano probabilmente intuito i rischi derivanti da eventuali destabilizzazioni nell’area geografica che si affaccia sulla sponda sud del Mediterraneo.
Ma si è scelto invece di dimenticare e “oscurare” quel periodo storico, quasi a volerlo cancellare, e farlo quantomeno apparire come una stagione priva di cose buone, e una tale “avversione”, inspiegabile ed anche irragionevole verrebbe da dire, ci ha probabilmente privato di utili indicazioni o fors’anche di qualche buon insegnamento.
Resta il fatto che, sempre in tema di immigrazione, e da quanto mi par di constatare, chi, tra la “gente comune”, si manifesta a favore di una larga accoglienza, in nome del multiculturalismo, può naturalmente incontrare oppositori determinati e fermi, e semmai anche duri, ma che purtuttavia non ricorrono di norma ad accenti “astiosi” e sferzanti.
Mentre chi esterna invece un’altra ed opposta tesi si trova non di rado a prendersi del retrogrado, fascista, razzista, xenofobo,…., ossia “qualifiche” dai toni un po’ diversi, alla faccia della pari dignità delle opinioni espresse, e io credo che chi ha mentalità liberal socialista non dovrebbe unirsi a questo coro, né esserne tentato per convenienza politica.

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