giovedì, 15 novembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Sindacati-Confindustria, intesa sui contratti
Pubblicato il 28-02-2018


Confindustria-PIL-rialzo

Tra il presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia ed i rappresentanti sindacali di CGIL, CISL e UIL, si è conclusa durante la scorsa notte la trattativa per il rinnovo del modello per il rinnovo dei contratti di categoria che fanno capo a Confindustria. Si tratta del cosiddetto ‘patto della fabbrica’. La negoziazione era partita un anno e mezzo fa.

La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, in un messaggio twitter ha scritto: “L’accordo tra Confindustria e sindacati è un vero piano di sviluppo per il sistema-paese. Un nuovo modello di relazioni industriali partecipative e stabili per alzare la produttività, con più salari, più formazione, più competenze per i lavoratori. Le parti sociali indicano al paese una strada condivisa e responsabile per favorire la crescita”.

L’accordo sarà firmato ufficialmente il prossimo 9 marzo. I punti salienti dell’accordo riguardano una maggiore chiarezza perimetrale per il contratto nazionale e quello aziendale; la determinazione dei minimi tabellari; il welfare nello stipendio complessivo; misurazione della rappresentanza per legittimare la sottoscrizione dei contratti collettivi di lavoro.

La definizione dei livelli della contrattazione verrebbe definita con questa affermazione: “La contrattazione collettiva continuerà ad articolarsi su due livelli, nazionale e aziendale, ovvero territoriale laddove esistente secondo le prassi in essere, e dovrà garantire, per ciascuno dei due livelli, specifiche caratteristiche e funzioni”.

I minimi tabellari sono definiti al punto H dell’accordo che recita: “Il contratto collettivo nazionale di categoria individuerà i minimi tabellari per il periodo di vigenza contrattuale, intesi quali trattamento economico minimo (TEM). La variazione dei valori del TEM (minimi tabellari) avverrà secondo le regole condivise, per norma o prassi, nei singoli CCNL in funzione degli scostamenti registrati nel tempo dall’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi membri della Comunità europea, depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati come calcolato dall’Istat. Il contratto collettivo nazionale di categoria, in ragione dei processi di trasformazione e o di innovazione organizzativa, potrà modificare il valore del Tem”. Cruciale è stato negli ultimi Il passaggio cruciale della trattativa è stato l’inserimento della frase ‘secondo le regole condivise, per norma e per prassi, dai contratti collettivi’. Così ogni categoria potrà continuare a definire autonomamente la base di calcolo dei minimi contrattuali (oggi più elevata, per esempio, nel contratto dei chimici rispetto a quello dei metalmeccanici).

L’ingresso del welfare nello stipendio collettivo si trova nella parte dell’intesa che recita: “Il trattamento economico complessivo (TEC) sarà costituito dal trattamento economico minimo (TEM), come determinato alla lettera H, e da tutti quei trattamenti economici — nei quali, limitatamente a questi fini, sono da ricomprendere fra gli altri anche le eventuali forme di welfare — che il contratto collettivo nazionale di categoria qualificherà come “comuni a tutti i lavoratori del settore, a prescindere dal livello di contrattazione a cui il medesimo contratto collettivo nazionale di categoria ne affiderà la disciplina. Il contratto collettivo nazionale di categoria avrà cura di evidenziare in modo chiaro la durata e la causa di tali trattamenti economici e il livello di contrattazione a cui vengono affidati dovendosi, comunque, disciplinare, per i medesimi trattamenti, gli eventuali effetti economici in sommatoria fra il primo e il secondo livello di contrattazione collettiva”.

Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un accordo che autoregolamenta la misurazione della rappresentanza dei sindacati. Confindustria si è aperta alla misurazione della rappresentanza nelle organizzazioni datoriali. Nel relativo paragrafo c’è scritto: “Conoscere l’effettivo livello di rappresentanza di entrambe le parti stipulanti un CCNL, infatti, è indispensabile se si vuole davvero contrastare la proliferazione di contratti collettivi, stipulati da soggetti senza nessuna rappresentanza certificata, finalizzati esclusivamente a dare ‘copertura formale’ a situazioni di vero e proprio ‘dumping contrattuale’ che alterano la concorrenza fra imprese e danneggiano lavoratrici e lavoratori. In quest’ottica Confindustria e Cgil, Cisl, Uil, nel definire i reciproci impegni in materia, ritengono utile che si definisca un percorso condiviso anche con le altre Associazioni datoriali per arrivare ad un modello di certificazione della rappresentanza datoriale”.

Il 9 marzo, con la firma ufficiale, si potrà valutare più compiutamente gli effetti prodotti sui lavoratori dalla nuova relazione industriale tra Cofindustria e Sindacati. Inoltre, rispetto al trattamento economico complessivo (TEC), bisognerà distinguere tra le voci fiscalmente imponibili e quelle esentate.

Il tavolo, considerata la sua importanza, anziché bilaterale, sarebbe stato preferibile che fosse stato trilaterale con il coinvolgimento del Ministero del Lavoro.

Salvatore Rondello

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento