domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Siria: inferno senza tregua, “Damasco usa i gas”
Pubblicato il 26-02-2018


siriaA Ghout est non si assiste solo a una guerra ma all'”inferno in terra”: e’ la denuncia del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, dopo che sul sobborgo  ribelle alle porte di Damasco sono continuate a piovere le bombe del regime siriano, nonostante la tregua ordinata dall’Onu che però è ben lungi dall’essere attuata. Ora si affaccia anche il sospetto che le forze di Bashar al-Assad possano aver usato le armi chimiche: domenica, secondo fonti locali, almeno un bambino è morto e 13 persone sono rimaste ferite, con sintomi di asfissia a causa di un raid aereo in cui, è la denuncia dei ribelli, e’ stata sganciata una bomba contenente cloro allo stato gassoso. La Russia ha negato qualsiasi uso di armi chimiche da parte delle forze lealiste e, anzi, ha definito le accuse “provocazioni”.

La diplomazia si muove, ma non riesce a sbloccare l’impasse. Il segretario generale dell’Onu, Guterres, ha chiesto che tacciano da subito le armi. Anche se non formalmente in agenda, la Siria è al centro della riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue in corso a Bruxelles. Il capo della diplomazia Ue, Federica Mogherini, ha avvertito che la risoluzione del Palazzo di Vetro è solo “un primo passo”, “ora va applicata”.

A Ghouta Est, la vasta area ad est di Damasco, da una settimana esatta è in corso un’offensiva aerea del regime di Damasco sostenuta dai russi, che ha causato 520 morti tra cui 130 bambini. Il tutto malgrado sabato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu avesse approvato la richiesta di una tregua umanitaria di 30 giorni da avviare “senza indugi”. Il testo della risoluzione, però, su richiesta di Mosca non fissa una data per l’inizio del cessate il fuoco e contiene molte ambiguità sulle possibili eccezioni. Non a caso il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, stamane ha fatto notare che “la tregua non riguarda le azioni contro i terroristi”. E in effetti, proprio per ottenere il via libera di Mosca, che finora aveva  bloccato 9 risoluzioni sulla Siria, il testo approvato contiene una scappatoia lessicale che consente “gli attacchi mirati”.

Il Cremlino, attraverso il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha definito la situazione “estremamente preoccupante” e ha  denunciato che “i terroristi presenti a Ghouta est non hanno deposto le armi, tengono in ostaggio la popolazione civile, ed ecco perché la tensione è così alta”.

Intanto la pioggia di bombe non si ferma. Nuovi bombardamenti del regime siriano stamani hanno fatto almeno 11 vittime, tra cui nove componenti della stessa famiglia. Almeno 25 civili, di cui 7 bambini, sarebbero invece stati uccisi in un raid degli aerei della Coalizione internazionale a guida Usa contro una sacca di territorio ancora controllato dall’Isis nell’est della Siria. Ad essere colpito è stato il villaggio di Al Shaafah, verso il confine con l’Iraq.

A preoccupare, però, è soprattutto il possibile uso di gas chimici su Ghouta. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’ordigno contenente cloro allo stato gassoso è stato sganciato da un aereo di cui non è stata accertata la nazionalità nella zona di Al Shifunia. Mohamed Alloush, capo della fazione sunnita anti-Assad ‘Jaysh al-Islam’ (Esercito  dell’Islam) che opera a Ghouta, ha pubblicato sul suo account  Twitter la foto del bimbo che, secondo lui, sarebbe stato ucciso dalla bomba al cloro. Immagine la cui autenticità non  è stata verificata da fonti indipendenti. Nello scatto si vede il corpo senza vita del piccolo, con solo il volto visibile ed  il resto del corpo avvolto in un velo celeste con la scritta “25 febbraio 2018, Al Shifunia. Ucciso dal cloro”. Un altro possibile caso di uso di ordigni al cloro è sotto inchiesta all’Onu e sarebbe avvenuto il 6 febbraio, a Saraqueb, nella provincia di Idlib, l’ultima quasi interamente rimasta nelle mani dei gruppi jihadisti, insieme a Duma e a Ghouta.

La Russia definisce “provocazioni” le accuse al regime siriano, una campagna di diffamazione per “denigrare le forze  governative”. Secondo Lavrov, gli Stati Uniti accusano Damasco di crimini di guerra per dividere la Siria e creare in quel  paese un “quasi-Stato”, violando così la risoluzione 2101 del  Consiglio di Sicurezza Onu che afferma, “in modo inequivocabile, la necessità di rispettare la sovranità e  l’integrità territoriale della Siria”. Anche il vice ministro degli Esteri russo, Serghei Ryabkov, ha accusato gli Usa di  cercare pretesti per usare la forza in Siria. Ma intanto Mosca si rafforza: nella base aerea russa di Khmeymin, a qualche  decina di chilometri dal porto di Tartus, controllato dai russi  e unico sbocco russo sul mar Mediterraneo, sono arrivati nei giorni scorsi i caccia ‘stealth (invisibili) Su-57 di quinta  generazione. Secondo informazioni ufficiose, il trasferimento  dei velivoli è avvenuto in due fasi e ora nel Paese mediorientale si trovano quattro Su-57. La Russia in Siria ha  già testato decine di nuove armi e il dislocamento  dei nuovi  micidiali caccia fa parte del programma per testare i sistemi  d’armamento di questi aerei da combattimento di quinta  generazione, iniziato nell’estate del 2017. Per ora non si  parla dell’impiego dei mezzi in vere azioni di combattimento,  ma in Siria gli scenari cambiano con grande rapidità.

Redazione Avanti!

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