sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Tensione
Pubblicato il 21-02-2018


Un militante di Forza Nuova aggredito e bastonato a sangue a Palermo, un altro di Potere al Popolo accoltellato mentre affiggeva manifesti in provincia di Perugia, svastiche naziste che lordano la lapide in ricordo di Aldo Moro a Roma, con la scritta “a morte le guardie”, e militanti di Forza Nuova che irrompono nella trasmissione di Floris Di Martedì. Il tutto dopo la sparatoria razzista di Macerata e le violenze degli estremisti di sinistra a Piacenza, Bologna, altrove. Viene in mente la vecchia e contrastata teoria del doppio estremismo degli anni settanta. Quanta ragione vi era in quell’assunto che doveva però conciliarsi con le gravi responsabilità dei cosiddetti servizi segreti deviati e degli appoggi stranieri nella strategia della tensione di un’Italia terra di confine tra Ovest ed Est e in faccia ai paesi arabi e a Israele.

Non siamo a quel punto. Non siamo al ritorno di una guerra contro lo stato che ha seminato l’Italia di omicidi e di stragi da piazza Fontana agli anni ottanta. Non siamo nel mezzo di una guerra fredda consumata col caldo di molto sangue versato, tra Usa e Urss. Però rischiamo in forme nuove un pericoloso revival che potrebbe segnare, soprattutto in questi ultimi giorni di campagna elettorale, la degenerazione del confronto politico. Di nuovo c’é la possibilità di incursioni informatiche, denunciate dall’apposito servizio italiano. Detto che l’Italia, col suo sistema di voto manuale, è al riparo da hackeraggi rimane il rischio delle cyber campagne. Ed è questo il vero punto su cui gli 007 italiani si sono focalizzati. Anche perché quanto successo alle recenti elezioni americane, vinte da Donald Trump, è un precedente troppo significativo per essere ignorato. L’attacco cyber criminale non riguarda il voto in sé (i sistemi di voto elettronico statunitensi, a quanto pare, hanno retto l’urto di potenziali attacchi), ma il periodo precedente al voto. L’esempio più concreto si verificò con l’hackeraggio della mail di Hillary Clinton e la successiva pubblicazione di leak scottanti che avrebbero penalizzato fortemente la candidata democratica nella corsa alla Casa Bianca.

Ma i servizi mettono in guardia anche da possibili attentati di matrice islamista che finora hanno tenuto al riparo (anche per l’abilità dei nostri servizi di sicurezza) il nostro paese. Mentre infuria il conflitto in Siria, dove di guerre se ne contano sei secondo il conto di Franco Venturini che le descrive nel suo documentato articolo sul Corriere (di Assad contro i suoi oppositori, di Erdogan contro i curdi, della Turchia contro gli Usa, di Iran contro Assad, di Putin contro gli Usa, di Israele contro l’Iran), l’Italia risulta il solo pease mediterraneo finora esentato da attacchi stragisti. L’allarme é massimo dunque. Se tutto questo é vero pare davvero meschino il confronto politico che si sta svolgendo di fronte a un elettorato impreparato e disorientato. Tagli promessi, soldi a tutti, dai bimbi agli anziani, migranti da gettare a mare e tanta felicità per tutti. Ho netta la sensazione che la classe politica italiana rischi di suonare petulanti cantilene sul bordo del Titanic. Occorrerebbe una grande sforzo di responsabilità collettiva che ho trovato finora solo nelle parole di Romano Prodi e di Paolo Gentiloni. L’Italia sia consapevole del momento che sta vivendo, dei rischi e dei problemi immensi che le stanno davanti. Servirebbe un temerario spunto di natura churchiliana.

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Commenti all'articolo
  1. Attenti a non mettere sullo stesso piano i neofascisti – organizzati in movimenti che hanno cominciato a radunarsi col saluto romano – con i cani sciolti, anche se molto violenti, dei centri sociali.
    Quanto poi alle sparate elettoralistiche splende quella del governo di 36 miliardi di euro di investimenti – a dieci giorni dal voto!

  2. In un Paese “normale”, secondo la definizione che ricordo di aver udito un po’ di tempo fa, ci sono comportamenti e fatti che dovrebbero ricadere nell’ambito dell’ordine pubblico, e semmai della giustizia, qualunque sia la loro matrice politica, o supposta tale, pur se nei momenti che precedono il voto può essere comprensibile una qualche esacerbazione e “strumentalizzazione” degli eventi, ma non al punto da farli diventare l’epicentro, se non il fulcro, del confronto o scontro elettorale.

    Con la fine dei cosiddetti partiti identitari, e per così dire ideologici, l’elemento distintivo tra l’una e altra formazione avrebbe dovuto essere il rispettivo programma, ma a me pare che questo non sia successo, o almeno non in maniera generalizzata, il che può avere indotto i partiti, o taluni di loro, a cercare ogni motivo per marcare la propria differenza rispetto alla parte avversaria, a concentrarsi cioè su avvenimenti “singoli” che non dovrebbero riguardare più di tanto il procedere di una forza politica.

    In tema di programmi, se stiamo ad esempio alla ecologia, quando si contestano quei partiti “avversari” che vorrebbero sanare l’abusivismo di necessità, occorrerebbe a mio avviso dire se si intenderebbe invece procedere alla demolizione degli edifici abusivi, o in che modo e con quali strumenti far diventare le famiglie produttrici di energia elettrica, oppure, in campo economico, visto che tutti sono d’accordo nel dover abbassare la pressione fiscale, .quale soluzione opporre all’idea della aliquota unica.

    Se non si entra nel merito delle cose, tutti i partiti possono trovarsi d’accordo nel voler promuovere l’agricoltura, la produzione di energie alternative, uno sviluppo sostenibile, il rispetto dell’ambiente, la difesa delle produzioni tipiche…., nel senso che non emergono, all’occhio dell’elettore, gli elementi distintivi e caratterizzanti, e si punta allora a riscoprire una nuova forma di ideologia, dove da una parte stanno i “buoni” e dall’altra i “cattivi”, e questi ultimi possono diventare fomentatori di odio e di paura (mentre i programmi passano di fatto in second’ordine, e possono dunque rimanere generici).

    Paolo B. 22.02.2018
    ,

  3. Domani a Roma l’iniziativa nazionale contro il fascismo e il razzismo convocata da 23 organizzazioni dopo i fatti di Macerata (l’UCEI – Unione Comunità Ebraiche Italiane – ha aderito, pur non potendo partecipare perché Shabbat). Negli stessi minuti a Milano il leader leghista Matteo Salvini scenderà in piazza per una contro-manifestazione di altro tenore. “Le parole d’ordine – scrive Repubblica – sono quelle del fascioleghismo che ha riplasmato la Lega negli ultimi quattro anni: a partire da quel ‘prima gli italiani’, ormai lo slogan mantra del Carroccio era-Salvini e del quale però non a caso CasaPound rivendica il copyright”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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