giovedì, 19 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Una campagna elettorale deludente
Pubblicato il 26-02-2018


politiche 2018A meno di una settimana dal voto è possibile fare un breve bilancio di questa campagna elettorale, ricordando che la manciata di giorni che ci separa dal 4 marzo sarà fondamentale per la scelta dei tanti indecisi.
È stata una campagna elettorale deludente. Sia per i suoi contenuti che per i suoi dibattiti. Sono state trattate grossolanamente tante tematiche decisive per il futuro del paese. La riduzione delle tasse, la questione del debito pubblico, la sicurezza e l’occupazione giovanile sono state largamente eluse dalla stragrande maggioranza dei partiti. O sono state sviluppate troppo semplicisticamente. Questo vuoto ideale e programmatico ha comportato la continua strumentalizzazione degli scandali (basti pensare alla perenne querelle tra Pd e Movimento 5 stelle) e la riattivazione della anacronistica lotta tra fascismo e antifascismo, che è sfociata anche in scontri violenti.
Sono mancati anche i dibattiti televisivi tra i leader delle varie coalizioni. Questo ha impedito agli elettori un confronto diretto tra le diverse proposte in campo, quasi che l’Italia non sia una democrazia matura in grado di organizzare un dibattito a più voci.

Le tre forze politiche principali non hanno condotto una campagna elettorale degna di nota.
Il Centrodestra, avvantaggiato nei sondaggi, non è riuscito ad imporre la sua agenda, rimanendo impantanato nell’eterogeneità delle sue componenti. I temi della flat tax e dell’immigrazione hanno avuto una certa centralità in questi mesi, ma lo scontro per la leadership ne ha oscurato la portata. La lotta tra Berlusconi e Salvini, in altre parole, ha assunto un’importanza decisiva e ha minato gravemente la credibilità dell’unica coalizione in grado di ottenere una maggioranza parlamentare per via di quell’ircocervo che è il Rosatellum.
La primazia di Berlusconi non sembra più così certa, vista la rapida e costante ascesa di Salvini. Il leader della Lega è riuscito a sfruttare al meglio tutte le potenzialità dei social, garantendosi un enorme seguito online, che sembra attivarsi anche negli eventi offline.
Il Cavaliere, al contrario, è rimasto ancorato ai metodi televisivi, non riuscendo a comunicare efficacemente online. Insomma, in questa contesa, l’età sta giocando un ruolo decisivo. In caso di vittoria del Centrodestra le sorti del Paese dipenderanno quasi esclusivamente da questo duello.

Il Pd non gode di buona salute. La credibilità di Renzi sembra essere in caduta libera. La sua campagna elettorale non riesce ad essere incisiva, quasi che lo shock del referendum del 4 dicembre abbia paralizzato tutta la sua strategia. Al contrario Gentiloni, costruito da Renzi come un premier di transizione, sembra aver assunto una centralità non discutibile, che ha relegato Renzi in secondo piano. Il Pd renziano è così largamente fuori dai giochi. Non a caso il Centrodestra polemizza apertamente con il M5S, e Di Maio ha individuato come competitor proprio Berlusconi. In effetti il movimento guidato da Di Maio sembra l’unica forza in grado di insidiare il primato del Centrodestra. Gli scandali emersi da “rimborsopoli” e la qualità dei candidati ne hanno però rallentato l’ascesa. Resta da capire quanto il malcontento sia radicato nel Paese, soprattutto nel Sud Italia in cui la sfida tra M5S e Centrodestra sarà decisiva per la costruzione di una maggioranza parlamentare.

La partita decisiva, dunque, sarà quella tra il Movimento 5 Stelle e il Centrodestra, anche perché l’asse post voto Fi-Pd sembra numericamente impraticabile. La stabilità risulta quindi lontana per la configurazione del sistema partitico attuale e per una legge elettorale pasticciata.
Il Presidente della Repubblica avrà un ruolo decisivo nello sbrogliare una matassa a dir poco intricata.

Martino Loiacono

Martino Loiacono

Laureato in Lettere, esperto della Storia dell'Italia Repubblicana e appassionato di politica. Mi occupo di comunicazione pubblica e istituzionale.

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