mercoledì, 25 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Aborto. In Polonia la protesta delle donne
Pubblicato il 26-03-2018


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Una folla di 55mila persone, gran parte delle quali donne, venerdì scorso ha sfilato per le vie di Varsavia vestiti di nero. Altrettante migliaia di donne hanno riempito le piazze di Cracovia, Wrocław, Poznan e Lublino. Sono ancora le donne in Polonia a guidare un’opposizione, altrimenti pavida, al governo ultra-conservatore di Diritto e Giustizia.

Non è la prima volta che le donne scendono in strada contro il governo: lo avevano già fatto nella scorsa estate quando la prima ministra Beata Szydło, nel frattempo dimissionata e sostituita con il businessmen Morawiecki, aveva paventato una ulteriore restrizione alla già restrittiva legge che in Polonia proibisce l’aborto. Queste proteste, che si sommavano a quelle contro la riforma della scuola e della giustizia, avevano bloccato temporaneamente il disegno di legge.

In autunno, poi, il movimento “Salviamo le Donne”, capeggiato da Barbara Nowacka leader femminista e volto forte di una debole sinistra, aveva raccolto più di 400.000 firme per una mozione popolare da portare in parlamento. La mozione era stata poi rifiutata in prima lettura non senza la collaborazione dell’opposizione che aveva fatto mancare in parlamento i voti necessari affinché la mozione andasse quantomeno in commissione salute.

Dopo il rimpasto di governo di febbraio, il governo è tuttavia partito nuovamente alla carica votando una legge ancora più restrittiva di quella già esistente, vietando gli aborti anche nei casi di evidenti malattie e deformazioni dei feti. La legge è formalmente una proposta di iniziativa popolare e non governativa ma è appoggiata da un forte consenso della frangia più conservatrice del partito guidato da Jarosław Kaczynski ed è stata accompagnata anche da una aggressiva campagna di informazione, o disinformazione a seconda dei punti di vista. Mentre in molte città gli attivisti a favore della legge attaccavano discutibili manifesti con crudeli immagini di feti morti (si è poi scoperto essere immagini di bambini nati prematuri o morti durante il parto e non frutto di aborti), la televisione nazionale pro-governativa, durante il telegiornale in prima serata, accusava le donne in piazza di essere delle “lesbiche assassine di bambini”.

La legge si inserisce in un quadro, ricorda la stessa Nowacka, in cui il governo, totalmente inclinato ai voleri della Chiesa, impedisce che nelle scuole venga approntato un serio programma di insegnamento sessuale e il numero dei medici obbiettori di coscienza, che rifiutano la vendita della pillola del giorno dopo cresce a dismisura. Basti pensare che il sindacato dei farmacisti sta ottenendo una nuova legge che permetterà anche ai farmacisti di scegliere se vendere o meno la pillola.

Una inchiesta di TVN, la televisione non sottomessa al governo, ha rivelato come a Varsavia di 120 farmacie intervistate con camera occulta, solo 2 avessero a disposizione la pillola, mentre le altre non solo non le avevano ma rifiutavano anche la richiesta di prenotazione.

La situazione risulta essere così drammatica che il sindaco progressista di Poznan si è visto costretto a creare una specie di ambulatorio comunale per garantire alle donne un luogo dove poter incontrare dottori che non siano, per fede o convenienza, obbiettori di coscienza.

Non sembra esserci pace sui cieli di Varsavia. Poche settimane fa il presidente della Repubblica Duda aveva paragonato l’Unione Europea come gli invasori della Polonia (Austria, Prussia e Russia) che alla fine del 1700 si erano spartiti il territorio della nazione dell’aquila bianca. Le relazioni con gli Stati Uniti ed Israele sono tesissimi dopo la controversa legge-bavaglio sull’Olocausto di febbraio, quelle con l’Ucraina pessimi da più di un anno, non idilliaci quelle con la Lituania e compromesse quelle con la Germania a causa delle rivendicazioni per la seconda guerra mondiale. Il tutto nel contesto di una Unione Europea che, eccezion fatta per l’Ungheria, sembra aver ormai aver perso la pazienza con il governo di Varsavia.

Diego Audero

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