domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

QUESTIONI DI REDDITO
Pubblicato il 28-03-2018


boeri_pensioniIl Presidente dell’Inps fa i conti sulle misure di contrasto alla povertà e stavolta va a smussare uno dei punti cardine della Campagna elettorale dei cinquestelle, il reddito di cittadinanza. Durante la conferenza stampa sullo stato di attuazione della misura di contrasto alla povertà Tito Boeri ricorda alla politica che una misura universale contro la povertà già esiste: è il Reddito di inclusione (Rei) partito a gennaio, fino a 485 euro per le famiglie con più di 5 persone e un Isee non superiore a 6mila euro.
L’Italia “sul contrasto alla povertà ha recuperato un ritardo di 70 anni rispetto ad altri Paesi”, ha affermato Boeri durante la presentazione, pur ammettendo che il Rei “è ai primi passi, ancora sottofinanziato” visto che a disposizione, quest’anno, ci sono solo 1,8 miliardi. Da luglio prossimo “la platea dei beneficiari salirà a 2,5 milioni di persone cioè circa 700mila famiglie“. Stando ai dati presentati mercoledì, nel primo trimestre 2018 i beneficiari di tutte misure di contrasto alla povertà (il Rei ma anche il suo antesignano Sostegno di inclusione attiva e le misure regionali integrative) sono stati quasi 900mila, il 50% della platea potenziale. Il Mezzogiorno resta in pole position per quanto riguarda la povertà. Le persone beneficiate da misure di contrasto alla povertà, cioè con un sostegno al reddito, sono nel primo trimestre 2018 quasi 900 mila e 7 su 10 dei beneficiari risiedono al Sud. Campania in testa, seguita da Sicilia e Calabria (insieme rappresentano il 60% del totale dei nuclei e il 64% del totale delle persone coinvolte). Nell’Osservatorio statistico sul reddito di inclusione presentato oggi dall’Inps e dal Ministero del Lavoro si legge che sono stati coinvolti dal Rei (Reddito di inclusione) 316.693 persone (in 110 mila famiglie) mentre altre 47.868 persone (in 119 mila famiglie) sono state interessate dal Sia (il sostegno di inclusione attiva). “Cumulando il Sia, il Rei e le misure regionali di contrasto alla povertà – ha spiegato il presidente Inps, Tito Boeri – abbiamo raggiunto quasi 900 mila persone. Possiamo dire che in Italia un reddito minimo c’è”.
A rivendicare il Rei anche il Presidente del Consiglio uscente, Paolo Gentiloni, che afferma soddisfatto: “Funziona e non era scontato. Non stiamo parlando di buone intenzioni, che fioccano in questa fase sull’argomento, ma di fatti”.
“Bisogna rafforzare reddito di inclusione rafforzandolo con nuove risorse, se possibile. Non buttando a mare il lavoro che è stato fatto, visto che funziona”, avverte Gentiloni che spiega: “Facciamolo, perché anche su questo il paese si troverà di fronte a un bivio nelle prossime settimane. E l’economia e la società italiana non possono permettersi una fiera delle velleità che ci porterebbe fuori strada”, un riferimento alle misure degli altri partiti, tra questi il M5S.
Tornando al Presidente dell’Inps, i suoi conti non tralasciano proprio la proposta di legge nella scorsa legislatura il reddito di cittadinanza pensato dal M5s che secondo il presidente dell’Inps potrebbe costare tra i 35 e i 38 miliardi di euro. Boeri sottolinea che si tratta “di una cifra molto consistente” e inoltre spiega: “Abbiamo fatto una stima dei costi del Ddl presentato dal M5S, che è la descrizione più accurata di cui oggi disponiamo su questo strumento. L’avevamo valutata già nel 2015 per 29 miliardi – ha aggiunto – ora abbiamo rifatto queste stime alle luce dei dati più recenti, combinando le nostre informazioni con quelle dell’Agenzia delle entrate e riteniamo che possa costare tra 35 e 38 miliardi”.
Sul reddito di cittadinanza è critico anche il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia, secondo cui “rallentare sulle promesse elettorali per essere più realisti e per arrivare ad un programma di Governo che non aumenti debito e deficit, che acceleri sulla crescita, e che riduca i divari nel Paese, è la grande sfida”. Parlando ai microfoni di Circo Massimo delle proposte di M5S e Forza Italia su reddito di cittadinanza e flat tax, Boccia avverte che con “risorse scarse”, bisogna “darsi delle priorità”. Il capo degli industriali fa notare che un reddito di cittadinanza “generalizzato” sarebbe “un messaggio anomalo al Paese” ma riconosce che “ci si potrebbe lavorare”.
Proprio per questo a rispondere, dopo le parole di Boeri, sono intervenuti i capigruppo di Movimento 5 Stelle di Camera e Senato, Giulia Grillo e Danilo Toninelli: “Basta bugie sul reddito di cittadinanza – hanno rimarcato – L’Istat ha calcolato in 14,9 miliardi di euro la spesa annua, più 2 miliardi d’investimento il primo anno per riformare i Centri per l’Impiego”.

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