venerdì, 17 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

LO STALLO
Pubblicato il 22-03-2018


partita di scacchi

Impasse sui presidenti di Camera e Senato. Dopo un’iniziale fase in discesa, dove sembrava essere stata raggiunta una intesa di massima tra i due ‘vincitori’ delle elezioni, coalizione di centrodestra e M5s, che prevedeva di assegnare lo scranno più alto di palazzo Madama a Forza Italia e quello di Montecitorio ai pentastellati, la trattativa si è impantanata sul nome di Paolo Romani. Sul capogruppo uscente degli azzurri al Senato, infatti, ‘pesa’ una condanna in via definitiva. E i 5 stelle hanno posto il veto: non voteremo mai un condannato o chi è sottoposto a processo. Ma il centrodestra tiene il punto e dopo un nuovo vertice tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, la situazione resta bloccata. I tre leader del centrodestra confermano infatti la candidatura di Romani e il Movimento 5 stelle, che ieri aveva preso tempo, rispondendo picche all’invito del Cavaliere di un incontro tra tutti i big, oggi ribadisce il ‘niet’ al nome proposto.

È Luigi Di Maio in persona a far naufragare ogni possibilità di raggiungere un accordo: Per noi Romani è “invotabile”, sentenzia. Ma il capo politico del Movimento lascia uno spiraglio sulle trattative e propone, dalla sua pagina facebook, un nuovo giro di incontri tra i vari capigruppo per ristabilire un dialogo che porti all’individuazione di figure di garanzia. “Nelle ultime ore notiamo che ci sono difficoltà nel percorso che porta all’individuazione dei Presidenti delle Camere”, ammette il candidato premier M5s, che osserva: “Il Pd si è rifiutato di partecipare al tavolo di concertazione proposto dal centrodestra, e lo stesso centrodestra continua a proporre la candidatura di Romani che per noi è invotabile. Per questa ragione – dice allora Di Maio – proponiamo un nuovo incontro tra i capigruppo di tutte le forze politiche per ristabilire un dialogo proficuo al fine di un corretto processo per l’individuazione delle figure di garanzia per le presidenze delle Camere”.

Che lo stallo sia evidente viene confermato sia dall’annullamento della prima assemblea congiunta di tutti gli eletti pentastellati, ma anche dalle richieste – poi bocciate nel corso di una informale riunione con i rappresentanti di tutti i gruppi – di una pausa di riflessione dopo le prime votazioni per l’elezione dei presidenti delle Camere, per ricominciare con la roulette degli scrutini solo da lunedì. Anche il Pd mantiene la posizione: va bene al confronto solo se non c’è nulla di prestabilito. Spiega il capogruppo uscente Ettore Rosato: “Se si riparte da zero andiamo volentieri. Ma se hanno già deciso che una Camera va ai 5 stelle e l’altra al Centrodestra non chiedano a noi di fare l’arbitro”. Romani non avrà nemmeno i voti di Leu: “Per noi non è candidabile chi abbia subito una sentenza di condanna in primo grado”, afferma Pietro Grasso.

Intanto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è a Brixelles per il Consiglio Ue dove ha incontrato il presidente della Commissione Juncker, ha detto che “in una fase così particolare per le cose italiane, in queste settimane di transizione, è molto importante tenere un raccordo con la Commissione europea. Ottimismo di maniera quello di Juncker che si augura che in Italia si trovi presto una soluzione. “L’Italia è l’Italia – ha detto – è una vecchia democrazia. Altri decisori troveranno una soluzione per quella che non è ancora una crisi”.

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