mercoledì, 18 luglio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Skripal. La crisi diplomatica che non spaventa Mosca
Pubblicato il 15-03-2018


lavrovLa Russia torna al centro dello scontro internazionale come ai tempi della guerra fredda. Da un lato i Paesi occidentali capeggiati da Gran Bretagna, Francia e Germania con il supporto degli Stati Uniti e la Nato, dall’altro la Russia e in mezzo un caso che ricorda i film di spionaggio o fatti di un Kgb di prima della Caduta del Muro di Berlino.
L’ex spia russa Sergei Skripal e sua figlia Yulia sono in fin di vita dopo aver mangiato in un ristorante italiano a Salisbury. Tra le ipotesi più accreditate è che l’avvelenamento sia avvenuto vaporizzando l’agente nervino nelle loro vicinanze oppure inserendolo nel cibo o nelle bevande che hanno ingerito. Un’altra pista, anche’essa al vaglio degli inquirenti, è collegata al viaggio della figlia di Skripal, arrivata nel Regno Unito da Mosca la scorsa settimana portando un “regalo offerto da alcuni amici”, che potrebbe essere stato il vettore con il quale l’agente nervino è stato introdotto nel Paese.
I due sarebbero stati avvelenati da un agente nervino, sostanza chimica che agisce sul sistema nervoso e che è stata utilizzata per assassinare il fratellastro di Kim Jong-Un all’aeroporto di Kuala Lumpur in Malesia a febbraio del 2017.
La premier britannica, Theresa May, è arrivata oggi a Salisbury per incontrare le autorità e la cittadinanza e visitare i luoghi dell’attacco con agente nervino condotto il 4 marzo contro l’ex spia russa Serghei Skripal e sua figlia Yulia per la prima volta dopo l’accaduto. La vicenda ha sconvolto il Regno Unito, al fianco del quale si sono schierati Usa, Francia e Germania che con Londra hanno sottoscritto una dichiarazione a quattro che punta il dito contro Mosca per l’attacco chimico di Salisbury contro l’ex spia russa. I leader alleati, aggiornati da Londra, condividono il punto di vista secondo cui “la mancata risposta della Russia alle legittime richieste del Regno ne sottolinea la responsabilità”. I 4 condannano poi quello che definiscono “il primo attacco con agente nervino in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale”. Gli alleati sollecitano quindi Mosca a “fornire una piena e completa illustrazione del programma Novichok all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac)”. Denunciano infine più in generale come “irresponsabile” il comportamento recente del Cremlino, ma si appellano comunque alle “responsabilità della Russia come membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu per garantire la pace e la sicurezza internazionali”.
Mosca non sembra affatto turbata e dopo la risposta del ministro Lavrov che ha rigettato le accuse e ha ricordato con piglio a Londra: “Bisognerebbe ricordarsi che l’era del colonialismo è da molto tempo una cosa del passato”, arriva la risposta anche della portavoce del ministero degli esteri russo Maria Zakharova che ha commentato con parole di fuoco le dichiarazioni della premier britannica Teresa May, che ha detto che il capo della diplomazia russa Sergey Lavrov “non è all’altezza del suo incarico”. “Theresa, Lavrov è un ministro russo, non britannico. E i giudizi su di lui li può esprimere soltanto il presidente della Russia. Io capisco che le piacerebbe pensare altrimenti. Ma il suo ministro è Boris Johnson” ha dichiarato Zakharova su Facebook. Per tutta risposta l’Inghilterra ha decretato l’espulsione entro una settimana di 23 diplomatici russi dal Regno; restrizioni per funzionari e cittadini sospetti di uno Stato ormai bollato come “ostile”; controlli più stringenti e potenziali sanzioni sui patrimoni trasferiti oltre Manica da politici “corrotti” od oligarchi del business considerati vicini a Vladimir Putin; interruzione dei rapporti governativi d’alto livello; boicottaggio dei Mondiali di Russia 2018 da parte di delegazioni ufficiali e principi reali. Di rimando il ministro degli esteri Lavrov fa sapere che espellerà presto diplomatici britannici.
Non è la prima volta che la Gran Bretagna è protagonista di una ritorsione e di un avvelenamento contro ex agenti di quella che era la Gran Madre Russia. Anche Aleksandr Litvinenko 43enne ex-collonnello del Kgb fu avvelenato e morì in un ospedale londinese in cui era ricoverato da una settimana. Allora nessun colpevole fu riconosciuto, come anche il veleno che venne utilizzato. Anche se l’ex-agente del Kgb, Oleg Gordievksij dichiarò: “Soltanto i servizi segreti sono in possesso di veleni così micidiali e così difficili non solo da curare ma anche da individuare. Questa è la fine che fanno i nemici di Putin”.
Ma stavolta Londra sembra sicura e al suo fianco si è anche schierata la Nato, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg afferma: “L’attacco con l’agente nervino è uno dei più tossici mai sviluppati” dalla Russia, è “l’uso più offensivo mai fatto sul territorio di un Paese dell’Alleanza dalla fondazione della Nato”. Per la Casa Bianca quest’ultima azione “rientra in un quadro di comportamento in cui la Russia disprezza l’ordine internazionale, mina la sovranità e la sicurezza di altri Paesi e tenta di sovvertire e screditare le istituzioni e il processo democratico occidentale”.
Sia la Nato sia Washington concordano nel sostenere che questa sia solo un altro limite violato da Mosca che continua a sovvertire l’ordine internazionale dopo l’annessione della Crimea.
Il ministro degli Esteri minimizza sulle conseguenza e anzi afferma che le mosse di Londra contro la Russia possono essere spiegate dalla “complicata situazione” in cui si trova il governo britannico, che “non è in grado” di mantenere le promesse sulla Brexit. “Mi pare ovvio” che le scelte di Londra “riflettono la disperazione del governo britannico poiché non è in grado di rispettare le promesse fatte sull’uscita dall’Unione Europea”, dice Serghei Lavrov citato dalla Tass.
Lo stesso presidente Putin non ha cercato di conciliare un’intesa con il Regno di Sua Maestà, nonostante incombano nuove sanzioni per la Crimea e ci siano tutte le premesse per una ritorsione americana dopo il Russiagate.
In realtà Mosca sa che può ancora tirare per la sua strada, così come aveva fatto dopo le sanzioni europee, anche perché la May non ha annunciato restrizioni all’import di gas russo né accennato all’intenzione di chiedere l’esclusione delle banche russe dal sistema Swift che lega i trasferimenti internazionali. Così come sono stati risparmiati Abramovich proprietario e principale azionista del Chelsea, Usmanov dell’Arsenal e Shuvalov vice primo ministro. Oligarchi che se venissero sanzionati risponderebbero all’interesse russo di far tornare in patria numerosi capitali e investimenti, cosa che è riuscita grazie alle sanzioni. Inoltre il Presidente sempre popolare e amato dai russi si ritrova davanti alle prossime elezioni e un nuovo caso in cui “il capro espiatorio è sempre la Russia” può solo far comodo.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Dopo la decisione del Primo ministro britannico Theresa May di espellere 23 diplomatici russi dal Regno Unito come ritorsione per l’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal e di sua figlia, è arrivata la risposta dal Cremlino: il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha annunciato che espellerà a sua volta dei diplomatici britannici dal paese. Mossa prevedibile, riportano i quotidiani, con i rapporti tra Londra e Mosca sempre più tesi dopo i diversi casi di avvelenamento di russi in territorio britannico. Tra questi casi, racconta Repubblica, c’è quello di Georgy Shuppe, il genero del defunto oligarca nemico di Putin, Boris Berezovsky. Il quotidiano intervista a riguardo un amico di Shuppe, Mikhail Nekrich, “ingegnere minerario nato nell’ex Unione Sovietica e oggi titolare di due passaporti, svizzero e israeliano”. Secondo Nekrich i presunti avvelenamenti non sono necessariamente frutto di un diretto ordine del Cremlino. “Putin è vicino al quarto mandato e attorno a lui c’è chi non ha bisogno di ordini, così, appena capisce che qualcuno non è gradito all’imperatore, si muove per colpirlo. D’altra parte, anche se non c’è più il comunismo questa è la tradizione sovietica dai tempi di Trotsky. Colpire i nemici anche all’esterno per ingraziarsi i capi, destabilizzare gli Stati esteri e terrorizzare i dissidenti interni”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

Lascia un commento