lunedì, 19 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Contro Manifesta. Quando Palermo aveva una vita artistica vera
Pubblicato il 16-03-2018


maglietta-bianca - Copia - Copia (2) - Copia“Si pensi ai tanti curatori che collaborano a riviste, a giornali, a siti web o curano importanti mostre. Sovente sono dilettanti di rara incultura, sprovvisti di specifiche conoscenze, che però rivendicano il diritto di parlare e di scrivere sulle esperienze artistiche di oggi. […]
Animati dal desiderio di curvarsi sugli eventi della cronaca, questi turisti della critica rischiano di confondere il sapere con l’informazione. Sudditi nei confronti dell’establishment, sensibili alle richieste del mercato, aggiornati, cosmopoliti, mondani, abili nell’assecondare i flussi delle mode, impegnati nell’aderire all’attualità, sprovvisti di conoscenze storico-filologiche, attratti esclusivamente dallo choc trasmesso da opere, da performance e da installazioni, appaiono incapaci di promuovere indirizzi e cambiamenti linguistici. Ma si rivelano soprattutto incapaci di elaborare un pensiero forte.”

CONTRO LE MOSTRE, di Tomaso Montanari e Vincenzo Trione (Einaudi 2017)

“Gli unici momenti in cui ho visto una vera ribellione sono stati gli anni Cinquanta, Sessanta e l’inizio dei Settanta. Il resto potete tenervelo. I ragazzi di oggi assomigliano molto di più a quei genitori a cui, una volta, cercavamo di opporci!… Noi abbiamo cresciuto una generazione di agenti immobiliari, una stirpe di maledetti contabili”

LEMMY KILMISTER Motörhead.

Circa dieci anni fa, esisteva una Palermo artistica, vera, persino avanguardistica, ne sono stato testimone, le mostre si facevono, in meno gallerie, ed in spazi alternativi letteralmente inventati, c’erano premi d’arte, non pilotati, ed una competizione sana, qualche piccolo borghese comprava, e si dimostrava grande borghese quantomeno nell’acquisto coraggioso di opere di artisti autoctoni semi sconosciuti, era una Palermo buia secondo la narrazione di certa sinistra, dove la destra dominava, opprimeva con mostre di un sistema sempre becero, operatori culturali? Ne resistevano pochi tutti milanesi. Curatori? Tutti lecchini e bla bla bla, luoghi comuni, come se piovesse, erano gli anni del sindaco Diego Cammarata, anni tormentati per la ex capitale arabo-normanna, anni di immondizia per strada, di scandali a striscia la notizia, secondo la narrazione ufficiosa, ricordo le difficoltà, che si incontravano per fare una mostra, la gente ti domandava: “ma sei un artista normale o contemporaneo?” Io ridevo e continuavo il mio percorso di formazione, conoscevo gli artisti della città, li ammiravo alcuni, li studiavo, frequentavo l’accademia, i cantieri culturali della zisa erano un posto lugubre pieno di pantegane, dove potevi rubare qualche pezzo di lamiera o di eternit, o materiale strano, per dipingerci se eri in fregola avanguardista, non erano la sede distaccata dell’accademia, ed il polo culturale che vuole essere e non è. I nomi degli artisti palermitani giravano per l’Italia, qualcuno finiva pure alla biennale. Oggi le cose sono cambiate, ho l’età in cui mi sono liberato dai vestitini che la società ha cercato di mettermi addosso, e sono abbastanza lucido per dire senza neanche vederla che Manifesta 2018 la biennale d’arte itinerante, format olandese, come il grande fratello, approdata in città grazie ad una astuta manovra padronale, come direbbe Paolo Villaggio, è una cagata pazzesca, è una cagata stucchevole il video di presentazione allo Zen, in stile terzomondista, è una cagata il concept del giardino planetario figlio di tutte le diversità, è una cagata la lista degli artisti, e quasi certamente saranno una cagata le opere, in mostra. Manifesta la biennale che è venuta a venderci il suo brand, è il classico sistemino un po’ datato, per dire la verità, che viene a distruggere le ultime forme di vita artistiche autoctone, regalando atarassia, a Palermo, le annienta con l’arte più ipocrita, quella politica, il concept è sui migranti ovviamente, cattivista fino al punto di lucrare sulle tragedie di questa gente, quanto un Salvini alle prime armi. Poi chiedi ai partecipanti ed agli spazi di Manifesta Collateral, la grande mostra collaterale di Manifesta diffusa per i vari spazi della città, ed il nulla ti si paventa davanti, tutti ad aspettarsi finanziamenti, che non sono mai arrivati, tutti indecisi anche se nel programma compaiono, se all’ultimo minuto ci saranno o meno, si viaggia in una vaghezza disarmante, per non parlare degli eventi di presentazione di Manifesta, trutti disertati dai cittadini palermitani, una riunione di condominio di addetti ai lavori cittadini, poche le realtà coinvolte e tutte facenti parte della borghesia “colta” della città. Eppure gli spazi d’arte proliferano in città quasi come un bubbone, chi può apre una gallery, chi non può affitta ad una popup art gallery, di prestigio o anche cialtrona, chi ha uno scantinato si affretta a fare esporre il figlio, il nipote, l’amico, l’amante, e chi più ne ha più ne metta, perché ci sarà Manifesta, non si sa mai, si venda qual cosa, ci veda il curatore o il gallerista giusto, e boomm, non come Falcone e Borsellino, il booom giusto. Ma cose è Manifesta, una fiera d’arte? Un operazione politico-culturale? Un segmento parte di una grande speculazione culturale sulla città? Cibo spazzatura per le menti avvedute del turista “In” quello che di solito spende di meno? Uno stratagemma di incontro per radical chic di tutta Europa? Una festa per hipster? La scusa per le vacanze “intelligenti” a Palermo? Una manovra di marketing per AirBnB? Dove è la gloria che ci avevate promesso? Il riscatto culturale del Sud, la nuova Sicilia progressista, che la sa più lunga di tutti! Quella sole e mare che deve campare solo col turismo e la cultura? Dove è il liberty Palermitano promesso? Dove è?

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