lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Cresce il Pil, ma l’occupazione è in calo
Pubblicato il 01-03-2018


istat defL’ISTAT ha confermato il rialzo della stima del PIL basato sulla media dei quattro trimestri. Il Pil italiano ha registrato nel 2017 un aumento dell’1,5% (la stima era stata fatta a +1,4%). Si tratta del rialzo massimo registrato dal 2010 quando fu +1,7%. Rispetto al 2016 l’accelerazione è netta (la crescita nel 2016 è stata dello 0,9%). Si tratta dell’incremento maggiore dal 2010, quindi da sette anni. Il dato è in linea con le indicazioni del Governo, che nella Nota di aggiornamento al Def ha previsto un rialzo dell’1,5%. Il rapporto debito-Pil dell’Italia è risultato nel 2017 pari al 131,5%, in calo rispetto al 132,0% del 2016 secondo quanto ha reso noto l’Istat. Il dato è lievemente migliore rispetto alle indicazioni del Governo, che nella Nota di aggiornamento al Def ha previsto un rapporto in calo al 131,6%. L’avanzo primario è ancora una volta positivo salendo all’1,9% dall’1,5% del 2016. Il saldo è positivo da 8 anni consecutivi.
Il rapporto deficit-Pil nel 2017 è sceso all’1,9%, a fronte del 2,5% dell’anno precedente. Il dato è inferiore alle indicazioni del Governo, che nell’aggiornamento al Def prevedeva un deficit al 2,1% del Pil. Il risultato del non include la contabilizzazione degli effetti dei salvataggi delle banche venete ed ha sottolineato: “per definirli si attende la valutazione di Eurostat, richiesta con procedura formale”.
Nel 2017 la pressione fiscale in Italia è scesa al 42,4% del Pil, in calo rispetto al 42,7% dell’anno precedente. È quanto emerge dal report dell’Istat sui conti pubblici.
Il premier Paolo Gentiloni, in visita al Talent Garden di Roma, ha dichiarato: “Oggi abbiamo ricevuto dall’Istat dei dati molto incoraggianti per la nostra economia, non solo per conferma crescita finalmente rilevante ma anche perché udite udite, cala il debito pubblico. I dati Istat non dipingono un Paese che ha risolto i propri problemi, ma un’economia che migliora e può produrre una società che migliora. È questo l’obiettivo per i prossimi anni: non andare fuori strada, non dilapidare i risultati raggiunti”. Così il premier Paolo Gentiloni al Talent Garden, spiegando che crescita, calo record del deficit, calo della pressione fiscale, perfino la riduzione del debito vanno utilizzati nel verso giusto per avere più qualità più benessere e funzionamento migliore dei nostri servizi”.
Il miglioramento della contabilità nazionale purtroppo non ha ancora gli effetti sperati sul piano occupazionale.
A gennaio la disoccupazione è risalita all’11,1% (+0,2 punti percentuali rispetto a dicembre scorso). L’Istat, ha commentato i dati rilevati spiegando che il tasso non aumentava da luglio scorso. La stima delle persone in cerca di occupazione torna a crescere (+2,3%, +64 mila) dopo cinque mesi consecutivi di calo.
Tuttavia, è presente qualche nota positiva. Su base annua i disoccupati risultano in discesa (-147 mila). Si contano così 2 milioni e 882 mila disoccupati.
Però, il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni a gennaio è sceso al 31,5% (-1,2 punti). La comunicazione del l’Istat, spiega che si tratta del minimo da dicembre 2011 quando il tasso dei giovani disoccupati era pari al 31,2%. Sul fronte dell’occupazione l’Istituto ha segnalato la crescita per gli under25, che su base mensile salgono di 61 mila unità (+6%), attestandosi a 1 milione e 74 mila occupati. Tanto che il tasso di occupazione giovanile sale al livello più alto da ottobre 2012 (18,3%).
A gennaio, l’occupazione femminile ha toccato un record storico, salendo al 49,3%. L’Istat, ha commentato la rilevazione aggiungendo che il tasso di inattività delle donne è sceso al 43,7%, anche in questo caso un minimo assoluto. Il tasso di occupazione delle donne resta comunque di quasi 20 punti percentuali inferiore a quello degli uomini (67%).
I segnali sulla salute dell’economia italiana sono incoraggianti. Anche se ancora non si è raggiunta la media dell’UE, il percorso iniziato sta dando i suoi frutti meglio di quanto sperato. In futuro sarà possibile raggiungere la media europea e forse sarà possibile superarla, ma è necessario dare continuità all’azione di politica economica intrapresa dall’attuale governo. Le spinte populiste e demagogiche sono impraticabili perché avrebbero effetti disastrosi sul Paese. La ricerca scientifica, la qualità dei prodotti e dei servizi, la produzione ad alta tecnologia ed ad alto valore aggiunto, l’utilizzo di nuovi brevetti nella produzione, i marchi a denominazione di origine controllata per i prodotti agricoli, la valorizzazione dei beni culturali per incrementare il turismo annuale d’oltrefrontiera e l’efficienza della pubblica amministrazione, potrebbero diventare i punti di forza del sistema Paese per realizzare un futuro migliore. Bisogna andare avanti illuminati dal sole della giustizia sociale, evitando il prevalere dei giustizialismi sommari.

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