domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Dazi, continua la guerra tra Usa e Europa
Pubblicato il 12-03-2018


trump dazi

Continua la guerra sui dazi tra Unione Europea e Stati Uniti dopo la decisione del presidente statunitense di imporre tasse doganali  del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio. Una misura definita dal tycoon ‘una necessità per la sicurezza’ degli Stati Uniti che, se applicata anche sull’Ue,  penalizzerebbe soprattutto i grandi esportatori come il nostro Paese.

Si stanno già delineando le prime battaglie da combattere nella guerra sui dazi. Donald Trump, sempre all’attacco, ha minacciato la Ue di tassare le auto europee ed altri prodotti se non verranno abbassate barriere e tariffe. Il presidente Usa, ha detto: “L’Unione europea, Paesi meravigliosi che trattano gli Usa molto male sul commercio, si stanno lamentando delle tariffe su acciaio e alluminio. Se lasciano cadere le loro orribili barriere e tariffe su prodotti Usa in entrata, anche noi lasceremo cadere le nostre. Grande deficit. Altrimenti tassiamo le auto, etc. Giusto!”.

L’avvertimento del tycoon è arrivato nel primo giorno di negoziati a Bruxelles tra Ue e Usa per l’esenzione dai dazi americani su acciaio e alluminio. L’approccio iniziale non è servito per ora a chiarire le prospettive per superare una eventuale guerra commerciale.

La commissaria Ue al Commercio, Cecilia Malmstroem, ha dichiarato: “Giornata di incontri a Bruxelles con il ministro giapponese Seko e il rappresentante Usa al commercio Lighthizer. Ho avuto un confronto franco con gli Usa sul serio problema dei dazi. Essendo, stretto partner sulla sicurezza ed il commercio degli Usa, l’Ue deve essere esclusa dalle misure annunciate. Non c’è ancora alcuna chiarezza sull’esatta procedura Usa per l’esenzione, le discussioni proseguiranno la prossima settimana”.

In una nota della Commissione Ue sull’incontro trilaterale Ue-Usa-Giappone sul mercato dell’acciaio a Bruxelles si legge: “Il commissario europeo per il commercio Cecilia Malmstroem ed il ministro dell’economia del Giappone Hiroshige Seko hanno affrontato con il rappresentante del commercio Usa Robert Lighthizer la questione dei dazi e hanno sottolineato la forte preoccupazione dell’Ue e del Giappone alle misure annunciate da Trump.
Malmstroem e Seko hanno sottolineato a Lighthizer la loro aspettativa che le esportazioni Ue e giapponesi verso gli Usa vengano esentate dall’applicazione dai dazi aggiuntivi, essendo l’Ue ed il Giappone partner di lunga data degli Stati Uniti. Malmstroem si è anche incontrata bilateralmente con Lighthizer per discutere ulteriormente la questione e ottenere ulteriore chiarezza sul processo che riguarda le misure annunciate da Trump. Nel corso dell’incontro i tre hanno affrontato le questioni legate alle pratiche commerciali distorsive che portano a una grave sovraccapacità produttiva globale in settori come l’acciaio, concordando ulteriori passi da compiere in questa cooperazione, come lo sviluppo di norme più severe sui sussidi industriali, il rafforzamento degli obblighi di notifica al Wto e l’intensificazione della condivisione delle informazioni sulle pratiche distorsive negli scambi commerciali”.
La Casa Bianca ha riferito che in una telefonata con Emmanuel Macron, Donald Trump ha discusso sui dazi Usa su acciaio e alluminio, sottolineando che la sua decisione è necessaria e appropriata per proteggere la sicurezza nazionale. I due leader avrebbero discusso modi alternativi per affrontare le preoccupazioni degli Usa. La Casa Bianca non ha precisato se il colloquio è stato in chiave bilaterale o più ampiamente con la Ue, responsabile della politica commerciale dei Paesi membri.

La guerra commerciale con gli Stati Uniti, secondo una analisi condotta dalla Coldiretti sulla base dei dati Istat,  metterebbe a rischio 40,5 miliardi di esportazioni Made in Italy  che hanno raggiunto nel 2017 il record storico grazie ad un aumento del 9,8% rispetto all’anno precedente”.

La Coldiretti, come già riportato in un precedente articolo pubblicato da questo giornale, ha sottolineato: “Gli Stati Uniti sono di gran lunga il principale mercato di riferimento  per il Made in Italy fuori dall’Unione Europea con un impatto rilevante anche per l’agroalimentare. La nuova strategia Usa ‘America First’ sembra avere fino ad ora i primi effetti in una politica monetaria aggressiva che rischia di  costare caro all’Italia anche in campo alimentare considerato che le esportazioni di cibo e bevande sono aumentare del 6% nel 2017 per un totale di circa 4 miliardi di euro, il massimo di sempre. Gli Usa si collocano al terzo posto tra i principali ‘italian food buyer’ dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna. Il vino risulta essere il prodotto più gettonato dagli statunitensi, davanti a olio, formaggi e pasta”.

Invece, secondo il Codacons, come ha spiegato il presidente, Carlo Rienzi: “La guerra dei dazi che sta per scoppiare tra Stati Uniti ed Europea rischia di determinare una pesante stangata a carico delle famiglie italiane. Il pericolo più che concreto è che a fare le spese dei dazi siano i consumatori finali, attraverso un inevitabile rincaro dei prezzi al dettaglio in numerosissimi settori. Le industrie italiane colpite dagli effetti delle politiche protezionistiche, infatti, dovranno aumentare i prezzi per recuperare i guadagni perduti, ma soprattutto eventuali contromisure da parte dell’Ue determineranno  rincari a cascata  dei listini di una moltitudine di prodotti di largo consumo venduti in Italia e importati dagli Stati Uniti, come succo d’arancia, alcolici e dolciumi vari”.

L’eventuale ritorsione dell’Unione Europea ai dazi statunitensi, secondo le stime di Coldiretti, colpirebbe  328 milioni di euro di importazioni statunitensi annuali in Italia  che riguardano principalmente manufatti in ferro, acciaio e ghisa per 235,3 milioni, barche a vela e a motore da diporto per 31,6 milioni e l’agroalimentare per 29,6 milioni.

La richiesta di escludere l’Unione Europea dalla lista dei Paesi colpiti dai dazi su acciaio e alluminio è accompagnata infatti dalla  minaccia di ricorso al Wto  con il varo di misure di riequilibrio che colpiscono alcuni prodotti importati dagli Usa, che dovranno essere attivate entro un massimo di 90 giorni dall’entrata in vigore dei dazi americani.

In questo contesto di conflitto sui dazi, un notevole interesse merita la richiesta avanzata dalla Coldiretti per riesaminare i dazi Ue imposti alla Russia.

La Coldiretti ha ricordato che a giugno prossimo scadono le misure varate dall’UE nei confronti del Paese guidato da Vladimir Putin sotto la spinta degli Stati Uniti che ora mostrano di avere la memoria corta imponendo dazi a prodotti europei: “Dopo quasi 4 anni i cambiamenti del quadro internazionale impongono un tempestivo ripensamento delle sanzioni economiche decise nei confronti della Russia dall’Unione europea che non può sopportare il moltiplicarsi dei fronti di scontro commerciale. Le sanzioni europee hanno scatenato la rappresaglia della Russia  che ha deciso l’embargo totale per una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia e Australia.  Il risultato è stato che per questi prodotti agroalimentari le spedizioni italiane in Russia sono state completamente azzerate e che complessivamente le esportazioni made in Italy sono state di poco inferiori a 8 miliardi nel 2017, circa 3 miliardi in meno del 2013, l’anno precedente all’introduzione delle sanzioni. Un blocco, insomma, che è costato decisamente caro all’Italia, anche perché a questi prodotti si sono aggiunte le tensioni commerciali che hanno ostacolato, di fatto, le esportazioni anche per i prodotti non colpiti direttamente. Alle perdite dirette subite dalle mancate esportazioni italiane in Russia, si sommano poi quelle indirette dovute al danno di immagine e di mercato provocato dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy”.

Gli investimenti statunitensi in Europa sono molteplici ed anche molto radicati nel tempo. Per esempio: Ford e General motors. Poi, solo in Italia: Ntv, Kraft, Whirpool, Azienda vinicola Ruffino, Saiwa, Conbipel, Poltrona Frau, etc.

Una domanda potrebbe sorgere spontanea: il capitale statunitense investito in Europa, appartiene, forse, soltanto agli oppositori dell’amministrazione di Donald Trump se verrebbe colpito oppure il Tycoon ha previsto anche i dazi ‘ad personam’ ?

Salvatore Rondello

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