domenica, 27 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Dazi, Trump passa dalle intenzioni ai fatti
Pubblicato il 09-03-2018


trump ditoDonald Trump, passando dalle intenzioni ai fatti ha firmato i dazi Usa su acciaio e alluminio. Il capo della Casa Bianca, atteggiandosi a difensore della patria, ha detto che gli Usa stanno facendo fronte ad ‘un assalto al nostro paese’.

I dazi sull’importazione di acciaio e alluminio entreranno in vigore nel giro di 15 giorni, fatta eccezione per i paesi esentati, come Canada e Messico. Tutti i Paesi interessati dalle nuove tariffe, secondo le stesse fonti, saranno invitate a negoziare esenzioni se possono affrontare la minaccia che il loro export pone agli Usa. Per Trump, l’Australia ed ‘altri paesi’ potrebbero essere esentati dai dazi su acciaio e alluminio, insieme a Messico e Canada. Dalla Casa Bianca, Trump ha promesso tariffe ‘giuste e flessibili, confermando i dazi al 25% sull’acciaio e al 10% sull’alluminio ma riservandosi il diritto di ‘alzarli o abbassarli’ in qualsiasi momento e di escludere singoli Paesi.

Trump ha puntato il dito contro la Germania parlando dei dazi che si appresta ad introdurre, evocando sia questioni commerciali che di difesa.  Il presidente Usa ha affermato: “Abbiamo amici e anche dei nemici che si sono approfittati enormemente di noi da anni su commercio e difesa. Se guardiamo la Nato, la Germania paga l’1% e noi paghiamo il 4,2% di un Pil molto più importante. Questo non è giusto”.

Il presidente del gruppo PPE all’Europarlamento, Manfred Weber, ha replicato: “Deploriamo profondamente l’annuncio di Trump sui dazi. L’Ue non vuole una guerra commerciale. Ma non accetteremo questo comportamento aggressivo dagli Usa senza reagire. L’Europa deve essere chiara e ferma ma proporzionata nella sua risposta agli Usa”.

Undici paesi del Pacifico hanno firmato in Cile il Cptpp (Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership), un accordo commerciale sulla falsariga del naufragato Tpp ma senza gli Stati Uniti. Ad aderire sono stati Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.

Cecilia Malmstroem, commissario al Commercio, ha ribadito la linea europea. Al Centro Marshall Fund a Bruxelles, il Commissario Ue ha detto: “Non possiamo essere una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Uniti, per cui speriamo che ci escludano”. Cecilia Malmstroem ritiene che l’Europa non sarà tra i destinatari dei provvedimenti di Washington. Nel frattempo l’Ue non è però rimasta con le mani in mano e ha già una lista di contromisure commerciali pensate per parare il colpo che potrebbe arrivare dall’America.

La Malmstroem ha aggiunto: “Siamo 28 Paesi e dobbiamo discutere al nostro interno, ma le regole della Wto dicono che entro 90 giorni devono essere in vigore”, mettendo in chiaro che non è scontato, ma che “entro 90 giorni dobbiamo essere pronti a farlo”.

In mattinata anche il ministro tedesco dell’Economia, Brigitte Zypries, ha detto: “La mossa della Casa Bianca è un protezionismo che offende i partner vicini come l’Ue e la Germania e che limita il libero scambio. Di concerto con Bruxelles dovrà arrivare una riposta chiara agli Stati Uniti. Contro l’avviso del suo stesso partito, di molti imprenditori ed economisti, Trump ha deciso di isolare il Paese, violando le regole dell’Organizzazione mondiale per il commercio. Di pochi giorni fa le dimissioni di Gary D. Cohn, consigliere vicino al presidente, ma che sulla questione dei dazi aveva assunto una posizione ben differente”.

Draghi ha messo in guardia dal fatto che un protezionismo in aumento e altri fattori globali, come l’andamento del cambio dell’euro, potrebbero rappresentare dei rischi per la crescita attesa per l’Eurozona. Secondo quanto ha riferito il ministero dell’Economia, la produzione industriale della Germania ha registrato una flessione dello 0,1% su base mensile, dopo il meno 0,5% di dicembre. Gli analisti si attendevano invece una crescita dello 0,6%. L’Ufficio federale di statistica ha riportato: “In calo sono anche le esportazioni, che flettono dello 0,5% (mentre la stima era per un aumento dello 0,3%). Il surplus commerciale si è attestato così a 17,4 miliardi di euro, contro i 18,1 miliardi attesi dal mercato”.

Dati negativi sono in arrivo anche dalla Francia, dove la produzione industriale a gennaio è diminuita del 2% su base mensile ed è cresciuta dell’1,2% su base annua. Il mercato si attendeva rispettivamente un -0,3% e un +3,8%. La produzione manifatturiera ha invece registrato un calo dell’1,1% su mese e un aumento del 3,3% su anno.

Il funzionario dell’ala nazionalista e populista della Casa Bianca assurto a zar commerciale, Peter Navarro, ha così affermato che le esenzioni avranno un prezzo: “C’è l’opportunità per Canada e Messico di rinegoziare con successo il Nafta, ma se questo non accadrà i dazi verranno imposti”.

La tattica di esenzioni temporanee e in cambio di concessioni ad hoc potrebbe però creare a sua volta problemi. Premia intese bilaterali indebolendo un sistema multilaterale inviso a Trump ma che Washington ha finora guidato, ancorando l’economia globale. Inoltre, presta il fianco a ricorsi contro le stesse ragioni di sicurezza nazionale addotte dall’amministrazione per l’intero intervento sui dazi.

Il disagio al cospetto delle incognite sui dazi ha permeato tanto la politica quanto la Corporate America. Produttori di acciaio e alluminio quali US Stees e Century Aluminum hanno promesso mille assunzioni per ampliare in Illinois e in Kentucky. Piccole imprese manifatturiere di componentistica come grandi società che usano i metalli, dall’aerospazio al packaging, hanno al contrario denunciato danni. Quasi 30mila imprese consumano acciaio e alluminio contro le 1.500 che lo producono. E la Trade Partnership Worldwide ha stimato che se i dazi potrebbero creare 33.500 impieghi nella siderurgia distruggeranno altrove 179.300 posti di lavoro senza contare il costo di escalation di ritorsioni.
Le divisioni hanno spaccato il partito repubblicano del presidente, abituato ad ambiziose strategie di libero scambio oggi assenti anche quando con Ronald Reagan o George W. Bush a volte perseguiva mirati provvedimenti protezionistici. Ben 107 deputati conservatori hanno scritto a Trump per scongiurare ‘ampi dazi’ con ‘conseguenze indesiderate per economia e lavoratori’.

Numerose associazioni imprenditoriali e donatori repubblicani sono scesi in campo per invitare alla moderazione. Perché le sfide sul commercio non finiscono qui: con Pechino entro l’estate potrebbe esplodere una controversia sulla proprietà intellettuale. Navarro ha il dente avvelenato: nei suoi scritti ha apostrofato la Cina come ‘paese assassino’. Proprio a Pechino la Casa Bianca ha consegnato in queste ore la richiesta di un piano per ridurre di cento miliardi di dollari il deficit commerciale bilaterale ai danni degli Stati Uniti. Ieri Trump aveva erroneamente anticipato quel piano parlando di una richiesta da un miliardo.

La strategia di Trump alla Casa Bianca è ormai chiara: giustizialismo ‘pro domo sua’ applicando il ‘dividi et impera’.

Salvatore Rondello

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