lunedì, 23 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Elezione in Pennsylvania: altro schiaffo per Trump
Pubblicato il 21-03-2018


conor lambTim Murphy fu rieletto per l’ottavo mandato alla Camera per rappresentare il diciottesimo distretto della Pennsylvania nel 2016. Corse senza avversario poiché i democratici non fecero nemmeno il tentativo di candidare uno dei loro dando per scontato che Murphy avrebbe vinto e quindi non valeva la pena sprecare energie e risorse. Murphy, come si sa, fu costretto a dimettersi nel mese di settembre del 2017 dopo lo scandalo creato dal suo rapporto extra coniugale. Nella recente elezione per sostituirlo il 18esito distretto ha eletto il democratico Conor Lamb il quale ha sconfitto il repubblicano Rick Saccone con un margine di solo 600 voti.

L’improbabile vittoria di Lamb ha fatto scalpore anche perché nel 18esimo distretto della Pennsylvania nell’elezione presidenziale del 2016 Donald Trump aveva sconfitto Hillary Clinton con un margine di 20 punti (58% a 38%). Nell’elezione del 2012 anche Mitt Romney, il candidato presidenziale repubblicano, aveva anche lui vinto il distretto con un margine di 17 punti. Il successo di Lamb di ribaltare la situazione è dunque ancor più clamoroso e fa pensare a un presagio negativo per i repubblicani alle elezioni di midterm nel mese di novembre di quest’anno. Il Gop (Grand Old Party) potrebbe vedere sfumare la maggioranza alla Camera.

La vittoria democratica in Pennsylvania si aggiunge a quelle delle elezioni in New Jersey e Virginia e specialmente a quella in Alabama, Stato molto conservatore, dove nel dicembre scorso Doug Smith ha avuto la meglio sul suo rivale repubblicano Roy Moore. In questi casi Trump ha fatto campagna elettorale sostenendo Moore e Saccone ma nonostante tutto i candidati appoggiati dal presidente in carica ne sono usciti sconfitti. Alcuni analisti infatti hanno interpretato queste sconfitte repubblicane come un rifiuto di Trump specialmente se si considera la strategia di Saccone di presentarsi come controfigura del presidente.

Sia come sia, i leader del Partito Repubblicano hanno cominciato a preoccuparsi. Paul Ryan, il presidente della Camera ha chiamato l’esito del 18esimo distretto come un “campanello d’allarme” spiegando che i candidati repubblicani non dovrebbero restare indietro nella raccolta dei fondi. Ryan si riferiva al fatto che Lamb aveva raccolto più di Saccone (3,9 milioni di dollari vs. 900mila) ma dimenticava il fatto che il Partito Repubblicano aveva speso più di 14 milioni di dollari per sostenere il loro candidato.

Non si trattava quindi di una questione finanziaria. Si crede che Saccone sia stato un candidato molto più debole di Lamb. Il vincitore aveva usato una strategia che si addice ai distretti che hanno votato in modo preponderante per Trump. Infatti, Lamb è stato accusato di essere un “repubblicano light” per le sue prese di posizione. Il candidato democratico, per esempio, si è allontanato dall’ortodossia del suo partito sulla questione delle armi e l’aborto. Ha anche appoggiato i dazi sull’acciaio e alluminio annunciati da Trump. Si è anche dichiarato contrario a sostenere Nancy Pelosi, leader della minoranza democratica alla Camera, la quale è poco popolare con gli elettori repubblicani. Lamb, però, ha preso le dovute distanze dalla riforma fiscale approvata da Trump e i repubblicani vedendola come grande beneficio per i ricchi e come causa di ulteriori aumenti al debito nazionale. Ha anche dimostrato grande supporto per i sindacati attaccando anche Paul Ryan e i suoi piani di riformare, vedi tagliare, il Social Security e il Medicare.

La vittoria di Lamb è stata ovviamente gradita dall’establishment democratico anche se è chiaro che le circostanze del 18esimo distretto non sono necessariamente applicabili a tutto il Paese. Ciononostante i repubblicani dovrebbero preoccuparsi. Un recente sondaggio del Wall Street Journal/Nbc ci dice che gli americani preferirebbero affidare il controllo della Camera ai democratici (50 vs. 40). Inoltre il Cook Political Report, un gruppo non-partisan che analizza elezioni a livello nazionale, ci informa che 47 dei seggi alla Camera tenuti dai repubblicani sono in qualche modo in pericolo di essere ribaltati dai democratici. Altri 27 seggi repubblicani sono in una lista da tenere d’occhio, considerati al momento abbastanza sicuri di rimanere repubblicani ma non completamente. Nel campo democratico solo sette sono in pericolo di essere ribaltati. Tutto ciò dovrebbe fare sorridere i democratici i quali avrebbero bisogno di ribaltare un totale di 23 seggi a novembre per riconquistare la maggioranza alla Camera.

Le vittorie nelle elezioni speciali storicamente si sono tradotte in ottimi esiti nelle future elezioni di mid-term. L’impopolarità di Trump e il caos costante alla Casa Bianca con licenziamenti di collaboratori del presidente all’ordine del giorno causano ansietà nel Partito Repubblicano. L’indagine sul Russiagate continua ad annerire le nuvole che ingombrano la Casa Bianca. Ciononostante il Partito Democratico non dovrà dormire sugli allori. Le elezioni di mid-term spesso sono determinate non solo dal clima nazionale e dall’effetto dell’inquilino alla Casa Bianca ma anche dalle situazioni locali. In Alabama e in Pennsylvania le circostanze hanno favorito i democratici per la debolezza dei candidati repubblicani oltre ai segnali negativi mandati da Trump. Al momento però sono i repubblicani a doversi preoccupare di più. Charlie Dent, parlamentare della Pennsylvania ce lo conferma. Dent, commentando le elezioni di mid-term a novembre, ha detto che i repubblicani stanno andando “contro un serio vento, una bufera burrascosa”. Forse è per questo che lui ha deciso di non ricandidarsi?

Domenico Maceri
PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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