mercoledì, 25 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

FB nel vortice Russiagate per Cambridge Analytica
Pubblicato il 19-03-2018


facebookUn’inchiesta che rischia di soverchiare un vaso di Pandora, quella portata alla luce dalla stampa americana e britannica. Guardian e New York Times hanno pubblicato una serie di articoli che dimostrano l’uso scorretto di un’enorme quantità di dati prelevati da Facebook che ora peggiora nelle contrattazioni che precedono l’apertura dei mercati. I titoli del social media arrivano a perdere il 4,45% con le pressioni delle autorità americane e inglese su Mark Zuckerberg affinché esca allo scoperto su Cambridge Analytica. Cambridge Analytica è la società che ha lavorato per Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca. Fondata nel 2013, è stata creata con l’obiettivo di supportare le campagne elettorali utilizzando una profilazione molto precisa degli elettori a partire dai loro dati Facebook. Ma c’è un dettaglio importante: nelle sfide elettorali gioca sempre dalla stessa parte del campo, quella dei populisti. Oltre alla campagna di Trump, è stata coinvolta nel referendum britannico sulla Brexit e nella corsa all’Eliseo di Marine Le Pen. Sul sito web, dove si citano oltre cento campagne elettorali in cinque continenti in 25 anni, a dispetto del fatto che è stata fondata appena 5 anni fa, tra le pratiche di successo è in evidenza l’Italia. Tutto è iniziato nel 2014, quando si è assicurata un finanziamento da 15 milioni di dollari dal finanziatore repubblicano Robert Mercer e ha attirato l’attenzione di Steve Bannon con la promessa di strumenti per identificare la personalità degli elettori americani e influenzare il loro comportamento. L’unico problema era che la società non aveva i dati su cui lavorare. Cambridge Analytica, tramite il suo amministratore delegato Alexander Nix, ha più volte ribadito di non aver mai ottenuto dati di Facebook. Successivamente è però tornata sui suoi passi e ha scaricato la responsabilità di Aleksandr Kogan, accademico russo-americano, dal quale ha acquistato i dati. L’accusa è di aver ingannato il social media e violato le politiche sulla gestione dei dati degli utenti. Facebook spiega che Cambridge Analytica ha conservato impropriamente i dati degli utenti per avendo detto al social media che li aveva distrutti. Nell’annunciare la sospensione Facebook non entra nel dettaglio di come Cambridge Analytica ha usato i dati o se li ha dati alla campagna di Trump. Cambridge Analytica è ora finita nel mirino del procuratore speciale per il Russiagate Robert Mueller.
Milioni di profili Facebook di elettori americani sono stati violati dalla società Cambridge Analytica, quando era al servizio della campagna di Donald Trump per la Casa Bianca, e i dati sono stati usati per realizzare un software in grado di influenzare la decisione sul voto. Lo rivelano in esclusiva i quotidiani ‘The Observer-The Guardian’ e ‘New York Times’, che hanno raccolto le dichiarazioni di un ‘whistleblower’, Christopher Wylie, che ha lavorato con un accademico dell’università di Cambridge per ottenere i dati: “Abbiamo sfruttato Facebook per raccogliere i profili di milioni di persone. E abbiamo costruito modelli per sfruttare ciò che sapevamo su di loro e mirare ai loro demoni interiori. È su questa base che l’intera società è stata costruita”, ha detto Wylie.
A dar corpo e forza all’impresa, ad un certo punto, è entrato anche Steve Bannon, chiacchierato consigliere e stratega di Trump, mentre il lavoro sporco è lasciato ad Aleksandr Kogan, psicologo dell’università di Cambridge, esperto di big data, sviluppatore dell’applicazione “thisisyourdigitallife”.
Aleksandr Kogan è un giovane matematico russo-americano che fa il ricercatore a Cambridge. Esperto in big data, analisi dei comportamenti sociali e neuroscienze, ha un curriculum accademico impeccabile: laurea a Berkeley, master a Hong Kong, decine di pubblicazioni. È sua l’idea per risolvere il problema di CA: se servono milioni di profili di utenti Facebook, lui sa come fare. Crea una società ad hoc, Global Science Research, e inizialmente prova attraverso Amazon. Va sulla Mechanical Turk, dove per alcuni lavoretti digitali gli utenti vengono retribuiti con pochi centesimi, e offre un dollaro per chi compila un questionario online con i propri dati personali. Per un po’ funziona ma Amazon se ne accorge e lo blocca. A quel punto prova con Facebook: crea un’app che sembra un gioco, tu rispondi alle domande e ottieni un tuo identikit digitale, ma nel frattempo Kogan accumula dati, ufficialmente per fini scientifici, è un ricercatore di una delle più prestigiose università del mondo in fondo; e li passa a Cambridge Analytica. Quei dati sono un tesoro: dicono tutto su 50 milioni di elettori. Gusti, paure, speranze. Consentono di mandare messaggi mirati. A quel punto Mercer decide di investire 15 milioni di dollari in una partnership con SLC in vista della corsa alla Casa Bianca. E inizia a giocare.
L’app incriminata (un semplice test sulla personalità) è stato lo strumento attraverso il quale, questo variegato team di politici, imprenditori, accademici e sviluppatori, ha iniziato ad accumulare dati personali sugli utilizzatori, condividendoli con terze parti e quindi violando le regole imposte da Facebook (che sembra essere a conoscenza del problema dal 2015).
Ora sia Usa che Regno Unito sono sul piede di guerra e annunciano battaglia: La senatrice democratica del Minnesota Amy Klobuchar sabato sera ha chiesto che Zuckerberg venga ascoltato dalla Commissione Giustizia del Senato affinché spieghi da quanto tempo la società sapeva degli abusi che Cambridge Analytica avrebbe commesso mentre era il motore della vittoriosa campagna elettorale di Donald Trump nel 2016 (venerdì Facebook ha cacciato dalla piattaforma Cambridge Analytica e i due scienziati responsabili della raccolta dei dati). Ma anche nel Regno Unito vogliono ascoltare Zuckerberg visto il presunto coinvolgimento di Cambridge Analityca e di una società canadese in qualche modo collegata, nel referendum che ha portato alla Brexit. Il conservatore Damian Collins, che sta conducendo una indagine parlamentare sulle presunte influenze sul voto del giugno 2016, ora dice che le testimonianze rese dai dirigenti di Facebook e Cambridge Analytica non sono più sufficienti alla luce delle nuove cose emerse, e che quindi scriverà a Zuckerberg chiedendogli di presentarsi davanti alla commissione d’inchiesta.
Ma nel ciclone anche l’Italia. “Nel 2012”, si legge, “CA ha realizzato un progetto per un partito italiano che stava rinascendo e che aveva avuto successo per l’ultima volta negli anni ’80”. Usando – prosegue la nota – l’Analisi della Audience Target, CA ha rimesso gli attuali e i passati membri del partito assieme con i potenziali simpatizzanti per sviluppare una riorganizzazione della strategia che soddisfaceva i bisogni di entrambi i gruppi. La struttura organizzativa moderna e flessibile che è risultata dal lavoro di CA ha suggerito riforme che hanno consentito al partito di ottenere risultati molto superiori alle aspettative in un momento di grande turbolenza politica in Italia”.
Nel frattempo l’inchiesta giornalistica promette altri colpi di scena perché alle rivelazioni fatte dall’ex dipendente Christopher Wylie al New York Times e al Guardian, si aggiunge il documentario che i giornalisti di Channel 4 hanno girato nelle scorse settimane negli uffici di Cambridge Analytica fingendosi potenziali clienti. Nel documentario i giornalisti avrebbero incontrato anche l’amministratore delegato di CA, Alexander Nix, che avrebbe svelato le tecniche di microtargeting usate nelle campagne elettorali a partire dalla profilazione dei dati Facebook degli elettori. Secondo il Financial Times, Nix in queste ore sta provando a bloccare la messa in onda del documentario.

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