mercoledì, 21 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Facebook. “Allarme altissimo, in gioco la democrazia”
Pubblicato il 21-03-2018


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“La dimensione degli utenti su Facebook è così grande da condizionare gli sviluppi dell’umanità. Quando questo potenziale è usato per mandare a un numero elevato di utenti una serie di informazioni selettivamente orientate per poi condizionare i singoli comportamenti, questo passaggio cambia la natura delle democrazie nel mondo e l’allarme deve essere altissimo”. È quanto ha detto il Garante per la Privacy, Antonello Soro, parlando a Sky Tg24 del caso Cambridge Analytica. Intanto si aspetta che il Ceo di Facebook rompa il silenzio per parlare dello scandalo che ha travolto il gruppo nel fine settimana scorso, quando reportage giornalistici hanno svelato che le informazioni di oltre 50 milioni di utenti del social network sono state usate impropriamente da Cambridge Analytica, una società che ha lavorato per la campagna elettorale di Donald Trump in Usa. Lo ha riferito per primo il sito Axios, secondo cui piuttosto che rilasciare un commento affrettato Mark Zuckerberg ha voluto aspettare per dire qualcosa di significativo. Nel frattempo, il cofondatore del social network ha parlato con gli ingegneri del gruppo per rendere la piattaforma più sicura. Le dichiarazioni di Zuckerberg saranno volte a riportare fiducia tra i suoi utenti e forse anche tra gli investitori, che da quando lo scandalo è esploso hanno visto andare in fumo quasi 50 miliardi di dollari di capitalizzazione. Non a caso alcuni azionisti hanno depositato una causa legale contro l’azienda di Menlo Park (California) in un tribunale federale di San Francisco. Intanto Recode scrive che i dipendenti di Facebook si sono riuniti per un briefing interno sul coinvolgimento del gruppo nello scandalo; all’incontro Zuckerberg e il direttore operativo Sheryl Sandberg non sembra abbiano partecipato. The Verge riferisce che Zuckerberg dovrebbe rivolgersi ai dipendenti nel consueto incontro che si verifica ogni venerdì.

Inoltre negli Usa è scattata la prima class action contro Facebook e Cambridge Analytica. L’azione legale è stata avanzata presso la corte distrettuale di San Josè, in California, e potrebbe aprire la strada a molte altre cause collettive per la richiesta dei danni provocati dalla mancata protezione dei dati personali. Dati raccolti senza alcuna autorizzazione – spiegano i promotori dell’azione legale – e che sono stati utilizzati per avvantaggiare la campagna di Donald Trump.

Cambridge Analytica ha sede fin dalla sua fondazione a Londra, a Washington e a New York. Il cuore è in Gran Bretagna, il portafogli negli Usa. Nata nel 2013 come una società destinata a offrire servizi di consulenza per il business e la politica, ha guardato fin da subito al mercato americano dei Pac. Ma le sue radici sono più ramificate e complesse rispetto alle tante agenzie di spin doctor dedite a promuovere campagne elettorali e a cercare di indirizzare il consenso sulle due sponde dell’oceano e non solo.

“La questione della protezione dei dati di Facebook è una cosa molta importante” ha detto il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. Il presidente ha continuato confermando di avere invitato il fondatore del social network Mark Zuckerberg a Bruxelles. “Non solo per chiedergli se c’è stato un suo ruolo nelle campagna elettorale – ha detto Tajani – ma anche per impedire che si utilizzino i social per fare propaganda terroristica”. Il presidente del parlamento Ue ha concluso: “È molto pericoloso. Ci vogliono regole per i mezzi di comunicazione pubblica, e non è contro la libertà ma per difenderla”.

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