domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Fare l’Italia digitale:
la ricetta milanese
Pubblicato il 16-03-2018


digitaleQuesta settimana è iniziata a Milano la Digital week. Un percorso che si estenderà in tutta l’Italia, con la partecipazione di molte amministrazioni, Confindustria e le principali aziende tecnologiche. L’obiettivo è quello di fare l’Italia digitale.

La ‘Digital Week di Milano’, dal 15 al 18 marzo, è stata promossa dal Comune di Milano in collaborazione con il Team per la Trasformazione Digitale alla Presidenza del Consiglio. Nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbe essere una promozione del digitale in tutta la pubblica amministrazione per far crescere le aziende, agevolare la vita dei cittadini e far crescere l’Italia. Per riuscirci, è necessario diffondere il verbo degli innovatori italiani su tutto il territorio, conquistando così anche le tra aziende e le amministrazioni che sono rimasti finora ancorati al passato.

Roberta Cocco, assessore di Milano alla Trasformazione digitale e servizi civici, in un’intervista ha spiegato: “Il nostro non vuole essere un evento che comincia e finisce qui; ma il primo passo di un percorso che il Comune vuole fare con tutti, cittadini, altre pa sul territorio e aziende private per diffondere la consapevolezza che il digitale è necessità assoluta per migliorare il Paese.

Altrimenti la Digital Week, per quanto di per sé imponente (400 eventi che abbracciano scienze, arti, cultura, economia), servirebbe a ben poco: sarebbe solo vetrina per le aziende sponsor e per i risultati raggiunti dal Comune di Milano sul fronte del digitale. Sarebbe cattedrale nel deserto e l’Italia è sempre stata bravissima a costruirne, in ambito di innovazione di aziende e pubbliche amministrazioni. Tante eccellenze (tra cui lo stesso Comune di Milano), sì, ma molti di più i ritardatari. Di qui le classifiche che ci inchiodano agli ultimi posti in innovazione digitale (ultimi in Europa per quota di cittadini che si rapporta online con la pubblica amministrazione; tra gli ultimi per quota di aziende che fa e-commerce, secondo dati della Commissione europea).

Sì, siamo in forte ritardo, in Italia. Inutile negarlo. Ma nell’ultimo anno abbiamo fatto grossi passi avanti, anche grazie al lavoro del Team Digitale guidato da Diego Piacentini”.

Questo desiderio di rivalsa è stato il clima di fondo della Digital week. Con l’idea, o la speranza, che le eccellenze per una volta possano uscire dal deserto e farsi portatrici di luce in ogni valle dell’Italia. Lo si è visto in numerosi ambiti.

È già partito il roadshow Sistema Paese 4.0 di Confindustria Digitale con la prima tappa a Perugia e la seconda a Milano nella Digital week per diffondere anche nelle regioni meno sviluppate la trasformazione digitale dell’industria (con gli incentivi del piano governativo Impresa 4.0). Poi proseguirà in Puglia, Veneto, Trentino, Emilia Romagna, Calabria.

L’assessore Cocco ha anche detto: “Il ruolo delle aziende è fondamentale per risollevare l’Italia. Anche questo evento è stato possibile solo grazie a loro, (la Digital week è stata realizzata da Cariplo Factory, in collaborazione con  Interactive Advertising Bureau,   Hublab e grazie ai main partner AutoScout24, BMW Italia, Fastweb, Intesa Sanpaolo, Nexi, Samsung Electronics Italia e TeamSystem)”.

Tra gli annunci della settimana, anche la sperimentazione dell’assistente digitale di Microsoft ‘Chiara’, per il turismo. Un altro esempio di collaborazione pubblico-privato per l’innovazione utile al sistema Paese.

Considerando il valore pervasivo e trasversale del digitale, i due ambiti, pubblico e privato, o collaborano o si danneggiano a vicenda. Non c’è una terza possibilità. Infatti, i ritardi della PA digitale causano un danno compreso tra il 2 e il 4 per cento alle aziende italiane (secondo un dato, dell’Osservatorio semplificazione di Assolombarda, pure presentato a Milano). Per esempio perché una PA poco digitale causa ritardi burocratici alle imprese.

Uno dei progetti di PA digitale su cui cittadini e imprese riponevano maggiori speranze, per la semplificazione, è il Sistema pubblico dell’identità digitale (Spid). Mai decollato veramente perché i servizi disponibili, sul sistema, sono pochi. Fanno eccezione città come Milano e Genova (questo è anche il primo Comune ad aver reso a Spid-online alcuni servizi per le imprese, costrette quindi a dotarsi di una password per questo sistema).

Durante workshop dedicati ai grandi progetti della PA digitale, gestiti dal Team Piacentini, a Milano si è parlato anche di questo. Ed è emerso che solo in pochi casi, in questo ambito, è scattato quella necessaria collaborazione virtuoso tra PA locali e aziende.

L’obiettivo è cambiare passo quest’anno. Forti del traino di alcuni Comuni virtuosi, del piano Impresa 4.0 e dell’entrata a regime di alcuni lavori del Team Digitale. Peccato che tutto questo succeda proprio in una fase politica di forte discontinuità per l’Italia, sia in generale (con il cambio di legislatura) sia per il settore digitale (il mandato del Team Digitale scade a dicembre).

Inevitabilmente, l’efficienza del Paese passa attraverso l’efficienza dei servizi della pubblica amministrazione. In tal senso la digitalizzazione è fondamentale ma è necessario che sia di facile utilizzo. Attualmente sia SPID che CNS non sono molto funzionali a fornire servizi digitali ai cittadini in modo efficiente.

Salvatore Rondello

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