martedì, 23 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Fumata nera alla Camera. Il Cavaliere torna al centro
Pubblicato il 23-03-2018


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Come era scontato la fumata è stata nera. Nell’Aula della Camera dei deputati alla prima votazione per eleggere il presidente, nessuno ha raggiunto la maggioranza dei due terzi dei componenti l’Assemblea, ovvero 420 voti, richiesta al primo scrutinio. Servirà una nuova votazione.

Nel primo giorno della XVIII Legislatura Riccardo Nencini, segretario del Psi eletto Senatore alle ultime elezioni politiche, ha depositato il disegno di legge già presentato il 7 maggio del 2013 (n.643) che propone l’introduzione di una normativa per regolamentare le attività di rappresentanza di interessi nei confronti dei decisori pubblici. Si tratta di una legge sulle lobby che tutt’oggi non esiste in Italia. “Primo disegno di legge della nuova legislatura sulle lobby appena presentato. Battaglia storica, e speriamo sia la volta buona”, ha scritto Nencini sul suo profilo Facebook. Nencini è stato il primo parlamentare e membro del governo ad istituire spontaneamente  un registro pubblico degli incontri con i portatori di interesse presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dove sono riportati  i dettagli degli incontri con i lobbisti. Il disegno di legge vuole introdurre una particolare garanzia sulla trasparenza del meccanismo di pressione che i portatori di interessi particolari svolgono nei confronti dei decisori pubblici. Il disegno di legge, infatti si fonda su alcuni pilastri: trasparenza – attraverso l’istituzione di un registro dei rappresentanti di interessi; partecipazione democratica; garanzia di pubblicità delle informazioni; conoscibilità di formazione dei processi decisionali.

Tornando alle presidenze, dopo l’ingarbugliarsi della trattativa Pd, M5s, Fi e Lega hanno deciso di votare scheda bianca. Per il secondo e terzo scrutinio il regolamento abbassa il quorum ai 2/3 dei votanti, contando anche le schede bianche. “Il M5s sbaglia a porre veti, ma sbaglia anche chi si arrocca su un solo nome: ognuno di noi, in questo momento deve parlare con tutti e mettersi di lato di qualche centimetro, noi della Lega ci siamo messi di lato di un chilometro…”, dice Matteo Salvini. In una nota di Forza Italia si conferma che gli azzurri al terzo scrutinio del Senato voteranno per Paolo Romani. Insomma il gioco della scheda bianca rimesso al centro il Cavaliere. Lega e 5 Stelle si sono incartate da sole e hanno permesso a Silvio Berlusconi di rientrare in scena quanto basta per bloccare le prove tecniche di accordo dei due vincitori delle elezioni del quattro marzo. Il Pd gioca di rimessa e vota scheda bianca a primo scrutinio in attesa che altri indichino delle soluzioni. Ma i “vincitori” si sono resi conto che per governare serve la maggioranza e che in un sistema proporzionale che ha prodotto tre minoranze serve un accordo. “Spetta a M5s e centrodestra indicare una soluzione, non ci sono riusciti. Spetta a loro avanzare una proposta, siamo in attesa di capire quale” afferma il dem Ettore Rosato. Indicazione di scheda bianca anche da Forza Italia.

Al momento i vertici del M5S ribadiscono la massima disponibilità ad un incontro tra leader ma senza Silvio Berlusconi. Anche se “il punto vero non è l’incontro ma l’insistenza su Paolo Romani. Se questa viene meno possiamo diventare concavi e convessi e la situazione può sbloccarsi”, spiega una fonte autorevole del M5S descrivendo l’apertura, da parte dei pentastellati a un nome alternativo del centrodestra per il Senato, inclusi quelli che stanno girando in queste ore. Evidentemente un pretesto in quando “la scusa” dei 5 Cinque Stelle su Romani non regge. Ma l’insistenza del centrodestra su Romani produrrebbe uno scontro, con un’ipotesi: che al ballottaggio i senatori del M5S votino un candidato del Pd, come potrebbe essere Luigi Zanda, cercando un’asse proprio con i Dem. “Il punto è che non voteremo mai Romani, e non ci asterremo”, si spiega dal Movimento. Ma è Rosato a smentire questa ipotesi: “Nessun grillino ci è venuto a dire che sono disponibili a votare come presidente Luigi Zanda o uno del Pd. L’ho letto ma sono voci fatte trapelare e non proposte fatte alla luce del sole”. “La presidenza del Senato – ha aggiunto – è la seconda carica dello Stato – e noi non siamo interessati a farci prendere in giro e nemmeno Luigi Zanda lo è. Sin da dopo le elezioni M5s e centrodestra hanno detto che hanno vinto le elezioni e che si sarebbero presi una presidenza per ciascuno, e ora stiamo a questo punto”.

Per ora il groviglio si complica. Una situazione di stallo determinata dalla superficialità di approccio con un metodo di lavoro chiaramente insufficiente. “Nessuno – afferma il reggente Pd Martina – si assume la responsabilità piena e invece giocano sui tatticismi, così il groviglio anziché districarsi si complica”.

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