sabato, 20 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Giornata acqua, istat: perdite idriche al 41,4%
Pubblicato il 22-03-2018


acqua

Le perdite idriche totali percentuali, aliquota dell’acqua immessa che non arriva agli utenti finali, si attestano al 41,4% a livello nazionale, pari a 3,45 miliardi di metri cubi nel 2015. Nel dettaglio le perdite idriche reali, dovute a corrosione o deterioramento delle tubazioni, rotture nelle tubazioni o giunzioni difettose e inefficienze, risultano pari al 38,3%; mentre le perdite idriche apparenti, riconducibili a consumi non autorizzati ed errori di misura, sono il 3,1% dell’acqua immessa in rete.

Lo rende noto l’Istat in un focus dedicato alla Giornata mondiale dell’acqua che si celebra oggi. Con riferimento alle sole gestioni in economia, la percentuale di perdite idriche totali scende al 39,2%, mentre sale al 41,7% per le gestioni specializzate. Se, quindi, i gestori in economia hanno dichiarato mediamente perdite inferiori rispetto ai gestori specializzati, bisogna tener conto che la misurazione delle variabili coinvolte nel calcolo dell’indicatore è meno diffusa che tra gli enti specializzati. Il 7,5% dei comuni in cui è presente il servizio di distribuzione ha perdite idriche totali molto alte, maggiori del 70%.

Tra questi compare anche un comune capoluogo di provincia: Frosinone (75,4%). Le regioni con la quota più elevata di comuni con perdite superiori al 70% sono, nell’ordine, Lazio (30,2%), Friuli-Venezia Giulia (28,0%) e Basilicata (21,4%); a seguire, le regioni che si trovano in maggiore sofferenza sono, per la gran parte, nelle aree del Mezzogiorno.

Abbassando la soglia della dispersione a quantità superiori al 50%, si rileva che, comunque, nel 28% dei comuni si perde più della metà dell’acqua immessa in rete. Tra questi figurano, oltre a Frosinone, altri 25 comuni capoluogo di provincia, dei quali cinque sono addirittura capoluoghi di regione: Potenza (68,8%), Campobasso (67,9%), Cagliari (59,3%), Palermo (54,6%) e Bari (52,3%). Perdite gravose e pari ad almeno il 40% anche nelle città capoluogo di regione Catanzaro (49,2%), Firenze (47,1%), Trieste (46,8%), Roma (44,1%) e Perugia (41,4%). Di contro, appena il 6,5% dei comuni italiani dotati di servizio di distribuzione dell’acqua potabile presenta perdite idriche totali uguali o inferiori al 10%. Le regioni più virtuose sono la Valle d’Aosta, con il 31,1% dei comuni interessati da perdite basse e la Provincia autonoma di Trento (23,8%). Macerata è l’unico comune capoluogo di provincia in cui si rilevano perdite inferiori al 10%, avendo raggiunto nel 2015 un valore dell’indicatore pari all’8,6%. Dispersioni contenute anche nei comuni di Mantova (11,6%), Pordenone (11,7%), Monza (12,0%), Foggia (12,9%), Udine (13,7%), Lanusei (13,9%) e Pavia (14,8%), che non superano il 15% di perdite.

L’Istat non ha mancato di ricordare gli evidenti segni, ancora ben visibili, lasciati dalla eccezionale crisi idrica del 2017. “Un’eccezionale carenza di risorse idriche disponibili, soprattutto in alcune zone del Paese” a causa della quale “nei quattro principali bacini idrografici italiani (Po, Adige, Arno e Tevere) le portate medie annue hanno registrato una riduzione media complessiva del 39,6%” rispetto alla media del trentennio 1981-2010; il maggior deficit di precipitazioni “nella seconda metà dell’anno con uno stato sempre ‘estremamente secco’”.

Tra le conseguenze della siccità l’Istat ha la irregolarità del servizio idrico “una famiglia su 10 (10,1%)” nel 2017 secondo i dati. “Nel 2016 – prosegue l’Istituto nazionale di statistica – la spesa media mensile delle famiglie per l’acquisto di acqua minerale è pari a 10,75 euro e registra un incremento per il secondo anno consecutivo (+4,7% rispetto al 2015). Parallelamente la spesa media mensile per la fornitura di acqua connessa all’abitazione è di poco superiore, pari a 13,59 euro, l’1,5% in più rispetto al 2015”.

Nel 2015 “il volume di acqua complessivamente prelevato per uso potabile sul territorio italiano ammonta a 9,49 miliardi di metri cubi. Il 76,3% di questo volume (poco più di sette miliardi di metri cubi) è stato misurato” con strumenti, mentre “il restante 23,7% è stato stimato dai gestori delle fonti”. Tra i 28 Paesi dell’Unione europea, conclude l’Istat, “l’Italia ha il maggiore prelievo annuo di acqua per uso potabile pro capite, 156 metri cubi per abitante”.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento