mercoledì, 18 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

I Cinque Stelle e il costo del reddito di cittadinanza
Pubblicato il 19-03-2018


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Il reddito di cittadinanza costerebbe oltre 100 miliardi di euro. La proposta che ha consentito al Movimento 5 stelle di diventare il primo partito in Italia è una misura mirata, che  dovrebbe interessare circa 9 milioni di persone, secondo le stime contenute nel documento con cui illustrano la misura. Nel documento del movimento penta stellato si legge: “La selezione è stata fatta includendo tutti coloro che non hanno reddito o hanno redditi molto bassi”.

Dalle vaghe ed imprecise indicazioni fornite, tra cui i requisiti dei beneficiari e gli importi erogabili, si potrebbe immaginare, di conseguenza, che  la proposta dei grillini si dovrebbe collocare a metà tra il salario minimo garantito e il reddito minimo garantito.

In realtà, sarebbe qualcosa di diverso, dal nome con cui è stata battezzata la misura stessa, reddito di cittadinanza, che invece indicherebbe un’erogazione universale, cioè per tutti i cittadini di un paese, ricchi e poveri, occupati e disoccupati. Il costo dell’intervento proposto dai grillini sarebbe, secondo le loro stime, pari a 16 miliardi di euro, che andrebbero divisi tra una platea di circa 9 milioni di persone (meno di 1.700 euro a persona).

Ma, gli ultimi dati disponibili dell’Istat indicano che  le persone povere, in Italia, sono più di quelle stimate dal Movimento 5 stelle. Le persone che risultano in povertà assoluta sono 4,7 milioni, a cui vanno sommati altri 8,5 milioni di individui che vivono in povertà relativa, per un totale di 13,2 milioni.

Risultati simili si ottengono dall’indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie, da cui emerge che il 23% delle famiglie italiane, nel 2016, è a rischio povertà. Considerando che i nuclei familiari nello stesso anno sono 25,4 milioni, e in media i componenti sono 2,4 milioni, si può arrivare al totale di 14 milioni di persone. La copertura di 16 miliardi, necessari per i 9 milioni stimati dai grillini, salirebbe così a circa 25 miliardi di euro. Arrivando all’intervento universale, cioè all’intervento che reddito di cittadinanza, invece, dovrebbe andare a tutta la popolazione, quindi circa 60 milioni di persone. Moltiplicando la spesa prevista per la platea individuata dal Movimento 5 stelle a tutti gli italiani la spesa supererebbe i 100 miliardi di euro.

Più che il reddito di cittadinanza pari ad una mortificante elemosina che non risolve il problema della dignità umana, la via da seguire dovrebbe essere quella del reddito da lavoro, o meglio, la piena occupazione di keynesiana memoria.

Inoltre, l’impatto sociale del cosiddetto reddito di cittadinanza, potrebbe essere uno stimolo alla pratica del lavoro nero con le immaginabili ripercussioni negative anche sul piano previdenziale. Poi, il Movimento penta stellato non ha mai detto come e dove trovare le coperture di bilancio per pagare il reddito di cittadinanza.

Preoccupazioni che si pongono anche le agenzie di rating. Recentemente, nel suo rapporto, Fitch ha evidenziato che l’esito delle elezioni, in Italia, ha reso difficile la formazione di un governo stabile, ha aumentato la probabilità di un allentamento fiscale e ha ulteriormente indebolito le prospettive di riforme economiche strutturali. Secondo Fitch: “L’alto livello di frammentazione politica emerso dalle urne limita la capacità del prossimo governo di tenere fede alle promesse elettorali”. Promesse che un’altra agenzia di rating, Moody’s, a febbraio, aveva giudicato insostenibili.

Alla luce della vittoria del partito euroscettico e anti-establishment, cioè del Movimento 5 Stelle, che ha portato a casa il 32,7% dei voti seguito dalla Lega (17,4%) che ha fatto meglio di Forza Italia (14%), Fitch sostiene che è aumentata l’influenza di politiche populiste, a prescindere che sia esercitata da dentro o da fuori di un governo. L’agenzia di rating ha sottolineato che sia il M5S sia la Lega hanno recentemente allentato la loro retorica anti-euro. Comunque, i negoziati per formare una coalizione saranno difficili e potenzialmente prolungati e non è chiaro fino a dove i potenziali partner si spingeranno nel fare convergere le loro piattaforme politiche, rendendo incerta la composizione del prossimo governo. Fitch si è posta due domande. Quanto il movimento di Luigi di Maio sarà disposto a fare compromessi visto che tradizionalmente non è stato disposto a fare parte di coalizioni? Il Partito Democratico sarà disposto a formare un governo con il centro-destra o con il M5S considerato che il partito portato alle elezioni dall’ormai non più segretario Matteo Renzi, reduce di una sconfitta con il 18,7% delle preferenze, ha detto che il suo destino è essere all’opposizione?

Sembrerebbe che gli interessi di bottega prevalgano agli interessi del Paese. Le vittorie elettorali di M5Stelle e della Lega sono state ottenute con una propaganda demagogica e stanno trascinando il Paese verso una pericolosa destabilizzazione.

E’ necessario, al più presto, costruire per il Paese una nuova alternativa fatta di contenuti responsabili, la cui guida dovrebbe essere affidata a persone credibili ed oneste, politicamente ed intellettualmente. Ampi spazi potrebbero aprirsi per il Psi, ma bisognerebbe saperli cogliere iniziando un percorso di maggiore autonomia.

Salvatore Rondello

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