giovedì, 24 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Il sale in tavola e le abitudini sbagliate
Pubblicato il 13-03-2018


sale

Il 12 marzo 2018 ha preso il via la “Settimana per la riduzione del sale” che si prefigge l’intento di informare i consumatori sui rischi innescati dall’eccessivo consumo di sodio, e al tempo stesso di indicare come ridurne il consumo giornaliero. Tutto ciò per il semplice motivo che sin dall’infanzia ne introduciamo troppo senza riuscire più a fare dietrofront…

Se un tempo la locuzione latina recitava “cum grano salis” – ora come ora parrebbe che ne abbiamo sin troppo, magari non in testa bensì nel piatto. In effetti le cose stanno così, ossia che tutti – adulti e piccini – ne consumiamo a iosa, e ciò come la scienza dimostra finisce per causare malanni al nostro organismo, oltre che a far decollare i costi per cure e terapie, che si rendono necessarie per la ragione appena evidenziata! Ed è per sensibilizzare ma anche per elargire delle indicazioni che dal 12 marzo ha preso il via la “Settimana per la riduzione del sale” ideata dalla “WASH” World Action on Salt & Health associazione con partner in cento nazioni del globo, istituita nel lontano 2005 per migliorare la salute attraverso la progressiva riduzione di sale.

I dati della “WASH” vanno a braccetto con quelli forniti dalla sanità del nostro Paese attraverso puntuali campagne di informazione, le quali non sembrano dare gran risultati visto che pochi riducono il sale come abitudine. Malauguratamente, anche nel Belpaese il consumo di sodio si allinea al trend internazionale, nonostante per tradizione siamo una terra che dà parecchia importanza alla buona tavola e ai prodotti alimentari d’eccellenza. Del resto, sin dalla tenera età prende le mosse il rapporto scorretto e subdolo con il sale, nel senso che lo si adopera senza remore. Quante volte ci è capitato di aggiungerlo a una portata che lì per lì ci sembrava insipida, o poco invitante? Ecco, quel gesto in apparenza innocuo di insaporire un manicaretto bello e pronto non va bene. L’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) ha dato delle linee guida precise sul consumo pro capite al giorno che è di 5 grammi e non oltre, mentre in qualche caso si raggiunge pure il doppio! Si comprenderà che così si fa lo sgambetto al limite sentinella posto dall’OMS, e talvolta solo in un pasto! Perciò moderazione quando si tratta di salare questa o quella pietanza, magari utilizzando qualche “furbo” strattagemma come poi vedremo.

Sia chiara una cosa, con questo non si deve pensare che il sale debba essere eliminato, ci mancherebbe – tuttavia fruito in modo calibrato in osservanza a quanto indicato dalle indicazioni sanitarie. Alcune patologie croniche come il diabete o l’ipertensione possono essere controllate non solo dai farmaci, ma unitamente ad un adeguato tenore alimentare, che prevede, tra l’altro, l’uso di pochi grassi, un consumo di carne senza eccessi, una congrua quantità di acqua per idratare il corpo e guarda un po’ anche pochissimo sodio! C’è però più di qualcuno che si lamenta – asserendo che mangiare “quasi” insipido significa rendere la pappa “insopportabile”. In alternativa si possono adoperare alcuni escamotage – ad esempio le spezie, l’aglio, l’uso di erbe aromatiche, un po’ di peperoncino o di aceto – naturalmente se piace. Dei piccoli accorgimenti per far sì che la leccornia di turno sia appagante. Salare il giusto è essenziale per regalarci salubrità in prospettiva, inoltre un’azione illuminata verso la collettività che in tal modo ringrazia. I danari spesi per “sistemare” i guai cagionati degli eccessi “salini” a tavola possono essere impiegati per soluzioni volte a migliorare la qualità della vita, o per implementare le prestazioni del servizio sanitario nazionale. Insomma, meno sale e più salute verrebbe da dire – uno slogan in sé semplice ma di effetto, che si spera possa conseguire dei risultati concreti.

Stefano Buso

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