martedì, 17 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

In calo i mancati pagamenti. Protesti dimezzati
Pubblicato il 15-03-2018


aziende-sostenitoriPer Unioncamere, nel 2017 i protesti sono stati dimezzati rispetto al 2015. Si tratterebbe del risultato emerso dai dati raccolti dalle Camere di Commercio ed elaborati da InfoCamere per conto di Unioncamere.

Rispetto ai primi nove mesi del 2015, nel 2017 i mancati pagamenti si sono ridotti del 47% in termini di numero e del 63% in termini di valore, unendo nella discesa sia l’andamento delle cambiali, dimezzate in termini di numero e del 71% in termini di valore, che quello degli assegni, in frenata del 36% nei valori assoluti e dimezzati in termini monetari. Fra gennaio e settembre 2017 le occasioni in cui un cittadino o un’impresa si sono visti costretti a ricorrere ad un pubblico ufficiale per notificare la mancata accettazione di una cambiale o di un assegno hanno toccato quota 385.107, per un valore complessivo di quasi 630 milioni di euro. L’80% dei “pagherò” è rappresentato da cambiali (n. 309.146), mentre gli assegni costituiscono il 20% (n. 75.961).

Rispetto ai primi nove mesi 2016, si registrano oltre 52mila protesti levati in meno (-12%) e una riduzione del monte complessivo di quasi 145milioni di euro (-19%). A ridursi un po’ di più è il numero delle cambiali (-13%), mentre gli assegni calano del 7%. In termini economici, il valore delle cambiali protestate diminuisce di oltre 118 milioni di euro, quello degli assegni di quasi 26 milioni.

L’analisi territoriale mostra come la frenata più vistosa degli effetti protestati tra i primi nove mesi del 2017 e lo stesso periodo del 2016 si sia registrata nelle Marche (-33,1%); seguono Trentino-Alto Adige (-25,2%) e Veneto (-18,8%). In termini monetari lo stop più evidente è però quello fatto registrare dalla Valle d’Aosta (-52,8%) che distanzia di otto punti percentuali il dimezzamento dei “pagherò” trentini ed altoatesini (-44,8% rispetto al 2016). Tra le province, se le grandi città come Roma, Milano, Napoli e Salerno guidano la classifica per numero di titoli protestati, in termini di importi levati salgono ai vertici della graduatoria Rovigo, Fermo e Frosinone in cui, in media, i “pagherò” superano il valore di 2mila euro. All’altro capo della classifica i residenti di La Spezia, Belluno (con importi medi di circa 600 euro) e Livorno (700).

I dati sui protesti comunicati da Unioncamere dimostrerebbero che gli italiani sono diventati più solvibili. Sul territorio, nelle grandi città si riscontrano le maggiori resistenze alla solvibilità probabilmente a causa del maggior carovita. Le province che sono salite ai vertici della classifica dei protesti sono presumibilmente quelle che stentano a superare le carenze di liquidità provocate dalla situazione di crisi.

Salvatore Rondello

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