lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

8 marzo. Le donne che hanno fatto la Costituzione
Pubblicato il 08-03-2018


donne e costituzione

“Possiamo dirlo con forza nel settantesimo della Costituzione: le donne sono state artefici della Repubblica. E sono oggi artefici del suo divenire. La nostra comunità nazionale, il nostro modello sociale, le nostre stesse istituzioni non sarebbero quello che sono senza il contributo creativo, fondativo, delle donne italiane”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia per la giornata internazionale della donna al Quirinale quest’anno dedicata al tema “Donne e Costituzione”. Tanti gli interventi: la professoressa Linda Laura Sabbadini, la Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. L’attrice Valeria Solarino ha quindi letto alcuni brani significativi di interventi delle onorevoli Angela Guidi Cingolani e Teresa Mattei e della senatrice Angela Merlin, in rappresentanza delle prime 21 donne elette alla Costituente.

Un intervento ampio quello di Matterella che ha ricordato la orribile piaga delle molestie sessuali di cui le cronache sono ancora troppo piene. “Le molestie, le violenze fisiche e morali che talvolta irrompono nei rapporti professionali e di lavoro o tra le mura domestiche, ferendo le coscienze, prevaricando libertà e speranze, costituiscono una realtà inaccettabile, e purtroppo tuttora presente”, ha detto ancora Mattarella che ha ricordato i tanti progressi legislativi degli ultimi decenni. Ma non basta. Il progresso prima di tutto deve essere culturale.

“La pari opportunità tra uomini e donne – ha detto ancora Mattarella – sono uno degli antidoti alle chiusure oligarchi che è alle disuguaglianze economiche” nel momento in cui “persistono barriere da superare, squilibri da colmare”. “Dunque “soltanto la piena partecipazione delle donne poteva rendere davvero credibile, e possibile, l’ideale di pari opportunità tra tutti i cittadini”.

“L’Italia di oggi – nella stessa pubblica amministrazione, nei ruoli dirigenti – ha detto ancora – presenta un’immagine decisamente diversa da quella di pochi decenni or sono. Ma persistono lacune, svantaggiando le donne e svantaggiando il Paese”. “Oggi le donne sono più consapevoli. Più presenti e responsabili nella politica, nella cultura, nell’impresa, nella scuola, in tutti gli altri luoghi di lavoro”.

Anche nella politica italiana l’ingresso delle donne è stato lento e in ritardo rispetto ad latri paesi europei. Ma ora nel Parlamento la presenza delle donne aumenta costantemente, anche se non rapidamente, la loro quota come componenti del governo resta bassa. Nessuna donna, è noto, ha mai ricoperto l’incarico di presidente del Consiglio ma neanche è mai stata titolare del ministero dell’Economia, o delle Infrastrutture. Alla maggior parte delle ministre della storia repubblicana (la prima fu Tina Anselmi, che nel terzo governo Andreotti guidò il dicastero del Lavoro) sono stati affidati prevalentemente incarichi nei settori sociali, dalla Sanità all’Istruzione. Uno studio dell’Ufficio valutazione impatto del Senato intitolato ‘Parita’ vo cercando’, ricorda che nei 64 governi che si sono succeduti nelle scorse diciassette legislature le donne ministro sono state solo 78, più due interim.

Un dato non entusiasmante se si pensa che in 70 anni i ministri sono stati oltre 1.500 e che quasi la metà degli incarichi affidati alle donne (38) sono stati per ministeri senza portafoglio. I governi composti esclusivamente da uomini sono stati 13 e solo con il quarto governo Fanfani (era il 1983) la presenza delle donne in Consiglio dei ministri è diventata costante. Gli esecutivi più ‘rosa’ sono stati quelli il Prodi II, il Berlusconi IV e quelli retti da Enrico Letta e da Matteo Renzi, che riuscì a formare un governo equamente composto da uomini e donne. Delle 8 ministre presenti all’avvio, però, 3 – dopo le loro dimissioni – furono sostituite da uomini. Più massiccia la presenza femminile in Parlamento, ma solo dal 2006. Nella quindicesima legislatura le deputate superarono per la prima volta quota 100 (erano 112 per l’esattezza), nella XVI salirono a 140 e nell’ultima 206. In Senato erano 45 nella XV, 62 nella successiva e 93 nell’ultima.

Intanto la Camera commercio Roma, ricorda che in città ci sono oltre 100mila imprese rosa. Esattamente a 100.424, e costituiscono il 20,4% del totale delle imprese romane. A livello nazionale, le aziende “rosa” della capitale rappresentano il 7,5% del totale femminile.

E il ministro della Difesa, Roberta Pinotti ricorda che “a più di diciassette anni dal primo reclutamento, la presenza delle donne nelle forze armate ha apportato nello strumento militare il cambiamento culturale e organizzativo che l’intera società richiedeva”. “Le esperienze finora accumulate sono molto positive – ha sottolineato Pinotti -. Sono quasi 15 mila le donne nelle forze armate e oltre 250 i militari italiani donna impiegate nei teatri operativi e il ruolo delle donne, in alcuni casi, e’ determinante per il raggiungimento degli scopi della missione”.

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