venerdì, 21 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La Fed verso l’aumento dei tassi
Pubblicato il 22-03-2018


federal reserve

La Federal Reserve ha confermato l’aumento dei tassi come già annunciato da diverso tempo. Il Comitato di politica monetaria della banca centrale Usa, presieduto per la prima volta da Jerome Powell, senza alcuna sorpresa, ha deciso  un rialzo di 25 punti del target dei tassi federali, che passano così dall’1,50 al 1,75%. Nel comunicato del Fomc si legge: “Alla luce delle condizioni raggiunte e attese sul mercato del lavoro e sull’inflazione. In ogni caso, l’atteggiamento della politica monetaria resta accomodante”.

Il Comitato ha votato all’unanimità a favore del rialzo che era già ‘scontato’ dai mercati. Il Fomc ha anche segnalato: “Le indicazioni raccolte indicano come il mercato del lavoro abbia continuato a rafforzarsi mentre l’attività economica è cresciuta a un livello moderato, anche perché la spesa delle famiglie e gli investimenti si sono attenuati dal dato forte del quarto trimestre 2017. Sul fronte inflazione, il livello resta comunque al di sotto del 2 per cento”.

Quello deciso ieri dal Fomc della Federal reserve potrebbe essere il primo di tre rialzi dei tassi federali per il 2018, che potrebbe essere seguito da altrettanti interventi al rialzo il prossimo anno. E’ quanto emerge dalle tabelle diffuse al termine del Comitato di politica monetaria della banca centrale Usa, che indicano anche la possibilità di altri due incrementi nel 2020 così da riportare i tassi in un range tra il 3,25 e il 3,50%, un livello mai più toccato da gennaio 2008.

La Fed ha segnalato, infatti, due ulteriori aumenti nel 2018, confermando la precedente stima. Per il 2019 e il 2020 è invece prevista un’accelerazione: tre rialzi il prossimo anno invece dei due preventivati. La Fed al termine della riunione ha così giustificato le intenzioni future: “’Le prospettive economiche si sono rafforzate  negli ultimi mesi. I rischi di breve termine sono bilanciati”.

La Fed ha rivisto anche al rialzo le stime di crescita per l’economia americana per il 2018 al 2,7% dal 2,5% di dicembre. La Fed ha affermato: “Le prospettive economiche si sono rafforzate. La disoccupazione calerà al 3,8% dal 3,9% stimato in dicembre.

All’indomani della riunione della Fed, la prima presieduta da Jerome Powell, che ha deciso un rialzo dei tassi di 25 punti base, le Borse europee sono partite in rosso. Le prospettive rosee per l’economia statunitense dipinte dal board della Banca centrale Usa, dovrebbero giustificare le previsioni dei prossimi aumenti dei tassi per il 2018 e per il 2019. Alla luce del protezionismo varato dall’Amministrazione Trump, potrebbe sorgere qualche dubbio sull’attendibilità delle previsioni.

Anche la Banca centrale cinese ha rivisto al rialzo i tassi a breve termine, in risposta alla Fed. La mossa della Banca centrale cinese, è la prima adottata sotto la guida dell’ex numero due Yi Gang e segue di poche ore la stretta decisa dalla Federal Reserve, lasciando aperte le attese di due nuovi interventi nel 2018. La Banca centrale ha quindi iniettato 10 miliardi di yuan (1,58 miliardi di dollari) nel sistema finanziario. Per il 2018 sono attesi modesti incrementi per permettere la prosecuzione del deleveraging in casa propria, senza perdere di vista completamente le mosse americane.

Secondo le informazioni fornite dal ‘New York Times’, Donald Trump sta per annunciare nuove tariffe e sanzioni contro la Cina per un valore di almeno 50 miliardi di dollari (60 miliardi secondo il Wall Street Journal). Il giornale statunitense ha spiegato che la mossa è stata motivata con la necessità di punire Pechino per il furto di segreti tecnologici e commerciali. Le misure colpiranno l’import cinese in cento categorie commerciali, dalle calzature all’elettronica, e imporranno restrizioni agli investimenti cinesi negli Usa. L’annuncio è arrivato alla vigilia dell’entrata in vigore dei dazi su acciaio e alluminio.

Anche la Hong Kong Monetary Authority, che sorveglia l’aggancio del dollaro di Hong Kong al dollaro Usa ha aumentato il tasso base di un quarto di punto innalzandolo al 2 per cento. Il tema del commercio sarà al centro anche della due giorni del Consiglio europeo che inizia oggi. In questo contesto, in cui sono attesi oggi anche numerosi dati macro, le Borse non trovano spinte per un rialzo e gli investitori preferiscono vendere. Gli acquisti premiano ancora i titoli oil, con il petrolio poco mosso ma sempre sui massimi dopo i dati sulle scorte Usa (il Brent consegna maggio è stabile a 69,43 dollari al barile mentre il Wti pari scadenza sale dello 0,11% a 65,02 dollari al barile). Sul fronte dei cambi, le previsioni della Fed non hanno permesso al dollaro di mantenere i livelli della vigilia e la moneta unica è risalita a 1,237 (da 1,2258 di ieri sera). Intanto l’euro/yen è pari a 130,7 (da 130,40) e il dollaro/yen a 105,7 (106,37).

La Banca centrale cinese ha minimizzato, in un comunicato, la valenza politica della mossa, definendola naturalmente in linea con la mossa della Fed. Ma i mercati hanno reagito negativamente, alla chiusura lo Shanghai composite ha accusato una perdita dello 0,5% a 3,263.48 mentre le blue chip dell’indice CSI300 hanno perso l’1% a 4,020.35. Un ruolo non irrilevante in questa performance, ovviamente, lo si deve attribuire all’arrivo di nuovi dazi annunciati per oggi da Washington proprio contro la Cina.

Nell’area euro si conferma una dinamica di crescita forte e generalizzata, che dovrebbe aumentare nel breve periodo a un ritmo in qualche misura più rapido rispetto alle attese. Lo afferma la Banca centrale europea nel suo bollettino economico, ribadendo però che resta necessario un ampio grado di stimolo monetario affinché le spinte inflazionistiche di fondo continuino ad accumularsi e sostengano la dinamica dell’inflazione complessiva nel medio periodo. Le prospettive di crescita, si legge, hanno confermato la fiducia del Consiglio direttivo nel fatto che l’inflazione convergerà verso l’obiettivo di un tasso inferiore ma prossimo al 2 per cento nel medio termine. Contemporaneamente, le misure dell’inflazione di fondo sono rimaste contenute e devono ancora mostrare segnali convincenti di una sostenuta tendenza al rialzo. La giornata macroeconomica prevede gli indici pmi di Giappone, Francia, Germania, Eurozona, Usa, l’Ifo tedesco e le vendite al dettaglio in Gran Bretagna. Dagli Stati Uniti sono attesi i seguenti dati: le richieste di sussidi alla disoccupazione, i prezzi delle case e  l’indice anticipatore. La Bce ha pubblicato il bollettino economico, la Bank of England deciderà sui tassi.

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea, concludendo i lavori odierni, ha affermato: “Rimane necessario un ampio grado di stimolo monetario per un’accelerazione dell’inflazione, e continuerà a seguire gli andamenti del tasso di cambio e delle condizioni finanziarie”. Nel bollettino dell’Istituto centrale, viene ribadito quanto segue: “La Bce intende condurre acquisti netti, all’attuale ritmo mensile di 30 miliardi di euro, sino alla fine di settembre 2018, o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi coerente con il proprio obiettivo di inflazione”.
Francoforte rileva inoltre una crescita dell’Eurozona solida e tassi d’inflazione che dovrebbero oscillare intorno all’1,5 per cento per il resto dell’anno.

Purtroppo, gli effetti del protezionismo pendono pericolosamente, come la spada di Damocle, sullo scenario dell’economia mondiale e molte previsioni potrebbero non verificarsi.

Salvatore Rondello

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