mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

La linea del Piave del centro sinistra
Pubblicato il 06-03-2018


Prima domanda del cittadino comune: ed ora? I dati di fatto incontestabili: primo partito il M5stelle,trionfante specie al sud ma non in grado di governare da solo. Mi fa l’effetto dello spumante agitato in campagna elettorale.

Legittimo chiedersi oltre al botto ed alla schiuma abbondante,se messo alla prova di governo ( può anche andarci ma non gli conviene cercando di dimostrare che altri glielo hanno impedito), è soggetto a sgonfiarsi appena è costretto a scegliere e quindi a dividersi dopo aver cumulato tutto e il contrario di tutto. L’altro movimento vittorioso è certo quello di Salvini, determinante a far prevalere il centrodestra ma altresì prevalendo su FI, sicché come convenuto in fase preelettorale, avanza la sua leadership permanendo l’incognita di chi gli consentirà di disporre di una maggioranza di governo e a quali condizioni. Inutile dire che si aprirà la campagna acquisti attraverso le crisi di coscienza che ingrosserà il gruppo misto.

Queste intime e profonde contraddizioni rilanciano una funzione di ago della bilancia da parte del PD da una parte e di FI dall’altra se non si vuole andare dritti ad elezioni anticipate. Il cumulo tra M5stelle e Lega appare tra i più improbabili anche perché concorrenti sullo stesso elettorato e con un leader come Salvini che ha in tasca la successione a Berlusconi e ad una parte cospicua del suo elettorato specie se con elezioni anticipate. La palla lo si voglia o no torna al ruolo determinante del PD.

Le dimissioni di Renzi preludono ad una sua nuova legittimazione attraverso le primarie ma lo riconosca o no i suoi orizzonti strategici, pur intuiti perseguiti e raggiunti in alcuni risultati poi cancellati (dalla governabilità garantita dal ballottaggio previsto nell’Italicum e dalla fine del bicameralismo paritario nel pacchetto delle riforme costituzionali) sono condizionati da uno spirito di rivalsa verso tutti e tutto che non può sortire effetti democratici ma una spinta ulteriore all’uomo forte come antidoto ad una democrazia debole e non governante. Se sui due punti cruciali già richiamati e quale futuro per l’Europa, il PD, con Renzi o con altri, farà il suo dovere se sceglierà la strada propositiva per un sostegno partendo dall’astensione, non dando la sensazione di perseguire il tanto peggio tanto meglio, sicchè le contraddizioni altrui vengano alla luce ed il suo ruolo apparirà realmente orientato prioritariamente al bene della Nazione e non del suo particolare. Il termometro di questo cambio di approccio apparirà evidente se alle prossime europee si celebreranno anche le elezioni per un’Assemblea costituente con l’apporto di tutti sottraendo la materia preziosa dell’adeguamento della casa comune degli italiani alla commistione paralizzante per oltre trent’anni con gli equilibri di governo spesso prevalenti e comunque percepiti come inciucio dall’elettorato.

Roca

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