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Opinioni e commenti
 

Il Fmi avverte: il protezionismo blocca la crescita
Pubblicato il 07-03-2018


FMI-christine-lagardeLa numero uno del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha lanciato un allarme sul rischio della guerra commerciale iniziata dal presidente degli Stati Uniti. Donald Trump, intenzionato a mettere dazi sull’acciaio e sull’alluminio, bloccherebbe la crescita globale. La presidente del FMI, intervenendo a radio RTL, ha detto: “Se il commercio internazionale viene messo in discussione da questi tipi di misure, sarà un canale di trasmissione per un calo della crescita, un calo degli scambi e sarà temibile. In una guerra commerciale alimentata da aumenti reciproci delle tariffe doganali, nessuno vince”.

La scorsa settimana, Donald Trump si è vantato su Twitter che le guerre commerciali sono ‘facili da vincere’ dopo che il suo annuncio iniziale delle tariffe del 10% sulle importazioni di alluminio e del 25% sull’acciaio introdotto negli Stati Uniti aveva provocato una protesta globale.

Gli alleati degli Stati Uniti hanno minacciato ritorsioni con possibili dazi sulle merci statunitensi che entrano nei loro mercati. L’UE dovrebbe dettagliare le sue misure di ritorsione oggi.

Christine Lagarde ha aggiunto: “Siamo preoccupati che queste misure non siano innescate, stiamo sollecitando le parti a raggiungere accordi, tenere negoziati, consultazioni”.

Nel frattempo, la crescita economica dell’area euro è stata ritoccata al ribasso, al 2,3 per cento sull’insieme del 2017 secondo una nuova stima diffusa da Eurostat. Nella indicazione iniziale l’ente di statistica comunitario aveva quantificato l’espansione al 2,5 per cento. Per quanto riguarda l’ultimo trimestre dello scorso anno il Pil ha segnato un più 0,6 per cento rispetto ai tre mesi precedenti e un più 2,7 per cento su base annua.

La commissaria UE, Malmstroem, sul protezionismo Usa ha detto: “Chiediamo a Washington di ripensarci. Ma se così non fosse abbiamo preparato una serie di interventi. Il primo intervento sarebbe quello di adire al Wto, l’organizzazione mondiale del commercio. L’Ue poi sarebbe pronta a mettere in campo una serie di provvedimenti per fronteggiare l’eventuale reindirizzamento di acciaio, che sarebbe stato destinato al mercato Usa, verso l’Ue, puntando comunque a evitare una chiusura su scala globale del settore. Infine, discutiamo diversi prodotti Usa su cui potremmo imporre misure per ridurre l’impatto molto negativo dei dazi in questione. Tra i possibili prodotti Usa oggetto di rappresaglie vi sono beni industriali ma anche Whiskey o dolciumi”.

L’amministratore delegato di FCA, Sergio Marchionne, dal salone dell’auto di Ginevra, ha detto: “È necessario evitare una guerra commerciale tra Usa e Ue, perché in uno scontro sui dazi alla fine vincerebbero gli Stati Uniti. Calmatevi tutti fate andare avanti il processo, fateli parlare: qualcosa si risolve. Minacciare dazi con dazi non risolve assolutamente niente. Se io dovessi fare la guerra dei dazi fino alla fine vince l’America, basta guardare il bilancio economico: importa più di quanto esporta”. Per Marchionne non preoccupano nemmeno le dimissioni del capo consigliere economico di Donald Trump, Gary Chon. Il numero uno di FCA ha spiegato: “La posizione di Trump sui dazi non poteva cambiare dopo due giorni. Cohn se ne è andato in maniera molto delicata, gli ha dato tempo fino alla fine del mese”.

In realtà le dimissioni di Conh sono un nuovo scossone alla Casa Bianca. Gary Cohn, il principale consigliere economico di Donald Trump, ha annunciato le sue dimissioni dopo la controversa decisione del presidente Usa di imporre dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio. Dimissioni che hanno spinto recentemente le Borse asiatiche in rosso. Alla base dell’addio proprio lo scontro sui dazi. L’ex numero due di Goldman Sachs si è unito alla lista impressionante degli stretti collaboratori di Trump che hanno abbandonato la nave. La scorsa settimana si è dimessa Hope Hicks, fedelissima che ha lasciato l’incarico di capo della comunicazione della Casa Bianca. Prima ancora avevano abbandonato, per esempio, il capo dello staff Reince Priebus e il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn.

Sulle dimissioni di Cohn, Trump ha scritto su Twitter: “Prenderò presto una decisione sulla nomina del nuovo capo consigliere economico. Molte persone vogliono l’incarico, sceglierò in modo saggio!”. Intanto oggi è atteso che l’Ue esponga i suoi piani per rispondere ai dazi su acciaio e alluminio minacciati da Trump. In parte già anticipato, ci si attende che Bruxelles possa prendere di mira prodotti Usa come jeans, moto e whiskey. Già venerdì scorso, il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, aveva minacciato di colpire brand come Harley Davidson e Levi’s, e appunto il whiskey con dazi sulle importazioni. L’annuncio ha spinto Trump a una nuova minaccia, quella di tassare le auto provenienti dall’Ue, alimentando ulteriori timori dello scoppio di una guerra commerciale. A Bruxelles non è attesa una decisione ufficiale, visto che Trump deve ancora firmare il provvedimento sui dazi, ma il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto all’Europa di essere pronta ad agire in modo rapido se lo farà.

Non è stata la prima volta che Gary Cohn, 57 anni, si è mostrato apertamente in disaccordo con Trump. Ad agosto del 2017 ha criticato il presidente Usa per la sua reazione a seguito delle violenze razziste di Charlottesville, in Virginia, ma in quel caso non era arrivato alle dimissioni. In un laconico comunicato di commiato, l’ex capo dell’influente Consiglio Economico Nazionale ha dichiarato: “È stato un onore servire il mio Paese e attuare delle politiche pro crescita favorevoli agli americani, in particolare con il voto di una riforma fiscale storica”. Trump invece ha commentato così: “Gary ha fatto un lavoro straordinario per attuare il nostro programma, aiutando ad arrivare a una riforma fiscale storica e a liberare ancora una volta l’economia americana”. Concedendo l’onore delle armi, Trump, però, non ha menzionato i disaccordi di fondo.

Il nodo dello scontro è stato proprio la mossa protezionistica di Trump sui dazi. Cohn, sostenitore del libero scambio, difendeva il commercio libero, equo e reciproco. Al Forum economico di Davos a gennaio aveva dichiarato: “Ci piacerebbe che la Commissione europea mettesse fine ai suoi dazi su molti prodotti che vorremmo importare dagli Stati Uniti”. Purtroppo ha perso la battaglia interna contro voci decisamente più protezioniste della sua all’interno dell’amministrazione Trump. Il New York Times, già la scorsa settimana, ha riportato le motivazioni quando il presidente aveva anticipato la sua intenzione di imporre dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio”. Cohn aveva minacciato le dimissioni, sottolineando che si trattava di misure pericolose per l’economia. Su Cohn hanno prevalso voci decisamente più protezioniste, come quella del consigliere per il commercio Peter Navarro e del segretario per il Commercio Wilbur Ross.

Il nome di Navarro, 68 anni, sta circolando fra i possibili successori: economista, è l’autore di decine di libri fra cui ‘Death by China: how America lost its manufacturing base’, cioè ‘Morte per mano della Cina: come l’America ha perso la sua base industriale’, in cui critica la guerra economica condotta da Pechino e le sue ambizioni di dominare l’Asia; da quando ha assunto l’incarico si è scagliato anche contro la Germania, accusata di usare un euro ‘ampiamente svalutato’ per sfruttare i suoi principali partner commerciali fra cui gli Usa, e senza sorpresa è anche favorevole ai dazi imposti a tutti i Paesi importatori senza distinzioni.

Il piano sui dazi, fra l’altro, non è stato ben accolto dai repubblicani, che tradizionalmente sono di solito a favore del libero scambio. In prima fila il presidente della Camera, il repubblicano Paul Ryan, che ha invitato Trump ad avere un piano ‘più furbo’ che fosse più ‘chirurgico e più mirato’, segnalando che le misure protezionistiche potrebbero avere le ‘conseguenze non volute’ di una guerra commerciale. Trump, tuttavia, si è mostrato irremovibile, ribadendo la sua posizione nel corso di un incontro martedì alla Casa Bianca con il premier svedese Stefan Löfven. In quella occasione si è scagliato contro l’Ue e gli europei affermando: “Rendono praticamente impossibile per noi di fare affari con loro; l’Ue non ci ha trattati bene. È una situazione commerciale molto ingiusta”.

Trump, sempre più circondato da ‘falchi’, non lascia spazi a dialoghi costruttivi per l’umanità, senza rendersi conto degli effetti negativi in cui nessuno sarà il vincitore, ma tutti perderanno qualcosa.

Salvatore Rondello

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Commenti all'articolo
  1. Negli Stati Uniti e in Europa l’annuncio del presidente Donald Trump di voler introdurre tasse e dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio dall’estero ha creato nuovi contrasti con l’Europa ma anche all’interno del suo stesso governo. “Se i dazi saranno varati dovremo prendere misure per proteggere posti di lavoro europei. – ha avvisato il commissario europeo al Commercio Cecilia Malmström – Spero davvero che non succeda, perché le guerre commerciali non hanno vincitori ma solo vinti”. Secondo il Washington Post il segretario di Stato Rex Tillerson e il capo del Pentagono James Mattis hanno avvertito Trump che la stretta sui dazi “mette a rischio” i rapporti con gli alleati più stretti degli Stati Uniti. “Sul versante dell’export verso gli Stati Uniti – scrive il Corriere della Sera – l’Italia figura al terzo posto dei Paesi danneggiati, alle spalle di Germania e Olanda e prima di Svezia, Spagna, Francia e Regno Unito. Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario: “In una guerra commerciale nessuno vince. E ci sarà un calo della crescita”. Oltre a Tillerson e Mattis anche il principale consigliere economico di Trump Gary Cohn aveva sconsigliato al presidente Usa di portare avanti la sua campagna sui dazi. Convinto sostenitore del libero scambio, Cohn ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni in risposta al protezionismo di Trump. Le prime divergenze tra i due, racconta il quotidiano cattolico Avvenire, “sono emerse dopo le violente manifestazioni dei suprematisti bianchi a Charlottesville, in Virginia, la scorsa estate. Trump sostenne che sia la sinistra che la destra erano responsabili dell’azione di un filo-nazista che investì un gruppo di liberal, uccidendo una donna e ferendo altri 19 manifestanti. Cohn, che è ebreo, si disse profondamente sconvolto e disgustato e aggiunse che «i cittadini che prendono posizione per l’uguaglianza e la libertà non possono mai essere messi sullo stesso piano di neonazisti e KKK,,. Già allora avrebbe cominciato a pensare alle dimissioni dall’incarico di consigliere del presidente”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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