domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Le tre tappe dei socialisti
Pubblicato il 17-03-2018


Alcuni compagni sono perplessi, preoccupati, anche delusi per l’esito della segreteria allargata ai segretari regionali. Vorrebbero capire meglio le prime indicazioni che ne sono scaturite. Avrebbero bisogno di qualche novità anche all’interno del partito che per ora non sono state prodotte. Vediamo di contribuire a chiarire e di fornire qualche idee per l’immediato futuro. Il risultato elettorale della lista Insieme é stato desolante. Assai peggiore di quanto non avessero previsto i peggiori sondaggi. Ma tutto il gruppo dirigente é responsabile di quella scelta, che aveva un’unica alternativa concreta e cioè quella di presentare una lista solo col simbolo del Psi. Nessuno é in grado di garantire che la scialuppa di bandiera, nel mare in tempesta prodotto da un tsunami senza precedenti, avrebbe evitato lo stesso naufragio.

Tale responsabilità avrebbe dunque dovuto essere condivisa con l’intero gruppo dirigente e alle dimissioni di Nencini potevano, forse dovevano, seguire quelle dell’intera segreteria, da dare dinnanzi alla direzione o al consiglio nazionale. Si é preferito limitare il tutto a dimissioni del solo segretario subito respinte (la logica della corresponsabilità era ineccepibile) dalla segreteria e dai segretari regionali. Procediamo così. Il segretario riconfermato (d’altronde solo un congresso può eleggere un nuovo segretario) dovrà ora presentarsi al Consiglio nazionale esponendo le tappe di un percorso che ci porterà, alla fine, a decidere il nostro futuro in un congresso nazionale. Avanzo alcune idee, legate a un cammino che si compone di tre tappe.

La prima é quella che attiene alla trasformazione della nostra compagnia. Non ripeto ancora le caratteristiche del carattere tridimensionale della nostra comunità socialista, fatta di storia-editoria, di amministratori locali e di politica. Le prime due dimensioni possono vivere senza la terza? Non credo. Cosi come la terza sarebbe vuota senza le prime due. Ma le prime due dimensioni non é detto che debbano vivere solo in questo Psi e non in un contenitore più vasto. Possono vivere in questo Pd? Non credo. L’iconografia del Pd, quella continuamente esaltata non solo attraverso i quadri delle sue sezioni, ma anche nel racconto delle sue origini, che esalta la storia comunista italiana e solo in parte quella democristiana, non ci appartiene. Io che sono stato craxiano non posso ammettere che avesse ragione Berlinguer. Se non ci unisce la memoria e l’edificio politico é distrutto, dove mai dovremmo entrare. In una casa, d’altri, che non c’é più?

Dunque la prima tappa é un allargamento dei nostri confini di partito a tutti coloro che si definiscono socialisti italiani, che intendono collegarsi alla nostra storia oggi cosi manomessa, quando non ignorata. Apertura a tutti coloro che ci hanno lasciato, a coloro che non sono iscritti, anche a coloro che sono i più critici con la conduzione del nostro piccolo partito e che si trovano la prossima settimana a Livorno e a tutti coloro che hanno promosso circoli, movimenti, sezioni autonome. Il Psi deve essere la casa di tutti costoro. Ma può diventare la casa anche di chi, da socialista italiano, ha scelto di militare in altri partiti, sul modello della forma partito che quel gigante di Marco Pannella aveva voluto dare al suo. Penso che radicali come Turco, Bernardini e D’Elia, socialisti italiani ed europei come Pittella e Nannicini potrebbero tranquillamente essere anche con noi. E non mi fermerei solo a loro. Un partito-comunità aperto e non burocratico composto da tutti i socialisti italiani. Utopia? Vedremo.

La seconda tappa é costituita dall’allargamento del nostro perimetro. Della lista Insieme recupererei la convergenza programmatica con gli ambientalisti nella consapevolezza che liberalsocialismo ed ecosocialismo debbano necessariamente oggi incontrarsi per rendere più moderna e attraente la stessa versione del socialismo del Duemila. Una federazione tra socialisti, verdi e radicali (vedremo se oltre ai pannelliani sarà possibile, oggi non lo è, includervi anche Emma Bonino e i suoi europeisti) è possibile sol che lo vogliamo. Servirebbe per costruire un polo più ampio dell’area coperta dal solo Psi e per dialogare col Pd da posizioni di minor sudditanza. La terza tappa riguarda un big bang dell’insieme della sinistra e del centro-sinistra, necessario oggi dopo la sua sconfitta più umiliante dell’intero dopoguerra. Ad un azzeramento ed una ripartenza non sono ammesse assenze e defezioni. Non é più il momento di difendere piccoli monolocali se l’intero edificio é crollato. Bisogna ricostruirlo con altre fondamenta tutti assieme. Senza vecchi rancori, senza vecchi steccati.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Mauro, sai bene quanto ti stimo. Anche se suppongo che tu accarezzi l’opzione due per la tua storia, per il rapporto che hai sempre avuto con i Radicali, non hai tralasciato di menzionare correttamente l’opzione più coraggiosa, ripartire da zero per tutta la Sinistra Riformista e non. La mia posizione! Mi fa molto piacere che tu l’abbia considerata fattibile. Nessuno si tiri indietro in primis il P.d. E’ una grande scommessa che dobbiamo mettere in campo per essere credibili nel Paese.

    Un caro saluto accompagnato dai miei sentimenti di Stima !

  2. Stamattina mi è capitato di leggere che il Segretario di un partito “minore” si sarebbe dimesso perché mancava loro una storia da raccontare, e questa notizia mi ha fatto pensare che una forza politica “storica”, pur piccola che sia diventata, dovrebbe tener stretto il proprio passato, e che difficilmente tale passato può essere condiviso con altre formazioni (le quali ne avranno uno proprio, se sono un po’ attempate, cioè non fresche di nascita).

    Non vedo pertanto come i socialisti possano fondersi con altri formazioni, in un tutt’uno, quale mi sembra essere il proposito di qualcuno, e lo dico non per orgoglio di appartenenza, immodestia o presunzione, ma per una semplice presa d’atto dei fatti, e anche per riguardo delle reciproche diversità, che ritrovo pure nelle discussioni e diatribe interne, quando penso a come reagimmo noi all’epoca di Tangentopoli, in momenti sicuramente particolarmente difficili.

    Orbene, da come ricordo quella stagione, discutemmo tra noi anche energicamente, fino a separarci e a prendere direzioni diverse, ma con rispetto delle rispettive scelte, e con toni che rammento abbastanza diversi rispetto a quelli che sento oggigiorno pronunciare in casa d’altri, a seguito dei recenti risultati elettorali; forse i giovani, semmai entreranno nelle fila socialiste, potranno superare le perplessità che qui mi sono permesso di significare, ma sarà un’altra storia.

    Paolo B. 18.03.2018

  3. All’interno di un silenzio assordante, il Direttore responsabilmente, isolatamente, continuamente produce pensiero, oltretutto particolarmente “pensato”.
    Nel metodo, va apprezzato per la forza morale di sollevare speranze.
    Nel merito, va apprezzato per la qualità intellettuale di avanzare proposte altamente ragionevoli.
    In sintesi, è doveroso stare con lui!

  4. Direttore, io sto con il Segretario Nencini, e credo che meriti la riconferma. Se è andata male non è certo colpa sua. Però vorrei anche vedere Lei, Direttore, in un ruolo dirigenziale, più politico insomma.
    Cordialmente, Mario.

  5. Appunto. Basta monolocali. Con questa logica siamo andati avanti 25 anni. Allora ero un giovanotto, ora sono vecchio. Un quarto di secolo! Dovremo ripartire da zero, ma di Turati in giro ne vedo pochi.

  6. Metafora per metafora, io preferirei un monolocale di proprietà, pur in un edificio un po’ malandato e pericolante, piuttosto che essere ospitato in una stanza presa in affitto, e semmai in coabitazione, all’interno di altrui appartamento, collocato sempre nello stesso stabile, a meno di pensare che sia giunto il momento di trasferirsi altrove, cioè in abitazione posta fuori da tale edificio, come casa singola pur piccola che sia, o in forma di condominio (ma diverso dal precedente) .

    Paolo B. 20.03.2018

  7. Finalmente si sta apprendo un confronto sul nostro giornale “e viva L’Avanti!” spero si possa trasferire quanto prima nel Partito.
    Caro Paolo Bolognini e altri, siete fuori tempo !
    Se non riusciamo a capire che i tempi, i modi di fare politica sono totalmente cambiati, possiamo tranquillamente continuare in solitaria o in subalternità il nostro camino, commentando poi i risultati. “DISFATTA TOTALE” perché questo sarà.
    Non credo che qualche Socialista se non visionario, possa sostenere che noi con la nostra forza 0,… possiamo incidere sull’indirizzo del Governo del Paese, qualunque esso sia.
    Se così è, come io penso, dobbiamo domandarci se c’è un altro modo per essere utili al Paese e allora perché, molto responsabilmente, non valutare la possibilità di contribuire a far nascere un nuovo Soggetto Politico che non necessariamente deve essere un Partito strutturato come tale, ma una aggregazione attorno ad un programma fatto di punti essenziali: “Scuola, Formazione, Lavoro, Ambiente, Sanità, Assistenza, Diritti” dove tutta la Sinistra Riformista e di Governo si possa riconoscere in questi Valori e lasciare alle singole Forze Politiche, la libertà di continuare la loro autonoma esistenza attraverso Fondazioni, per continuare a coltivare i propri Ideali e mantenere vivi i sentimenti e la propria Storia.
    Se riteniamo che la Destra e i 5 Stelle sono deleteri per il Governo del Paese, il dovere dei Progressisti è quello di sottrarre gli Italiani da un drammatico destino.
    Bisogna essere Uniti, Credibili e trovarci pronti al prossimo appuntamento !

  8. Non è un gran male se qualcuno si trova ad essere “fuori tempo”, l’importante è che non lo sia una formazione politica, e la condizione per evitarlo, ed essere “attuali”, credo sia quella di elaborare e produrre risposte e soluzioni ai problemi del nostro tempo, cioè dell’oggi, specie se detta formazione si ritiene in dovere di “sottrarre gli Italiani da un drammatico destino”, punta cioè ad essere forza di governo, nel senso di partecipare alla guida del Paese (in alternativa ai “deleteri).

    Non credo, in buona sostanza, che la via preferibile sia quella di aggregarsi intorno ad un programma riguardante “Scuola, Formazione, Lavoro, Ambiente, Sanità, Assistenza, Diritti”, ma che occorra innanzitutto avere idee proprie, su questi ed eventuali altri temi, idee che entrano nel merito della materia e che possono viaggiare anche da sole di fronte all’elettorato, oppure trovare semmai “compagni di strada” coi quali confrontarle (ma quando sono già state concepite).

    Paolo B. 22.03.2018

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