lunedì, 16 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Luca Pellegri
Una giornata Socialista a Livorno
Pubblicato il 27-03-2018


Sabato 24 Marzo, a Livorno, si è tenuta un assemblea di Socialisti, autoconvocata e aperta per un confronto ad ampio raggio sulle prospettive culturali, ideali e politiche del movimento Socialista nella realtà odierna ed alla luce della recente disfatta elettorale del campo della Sinistra alla elezioni Politiche.

Oltre 200 Compagne e Compagni provenienti da tutta Italia, tra iscritti al PSI, esponenti di associazioni e Fondazioni di ispirazione Socialista, si sono ritrovati attraverso il passaparola sui Social-Network, per discutere insieme sul presente e sul possibile futuro del pensiero e dell’azione nella nostra Società del movimento Socialista. Un dibattito molto partecipato, oltre 40 interventi, introdotti da Massimo Bianchi (ex vice Sindaco di Livorno) e da Dario Allamano del “Gruppo di Volpedo”. Nonostante l’elevato numero di interventi, sono sembrate emergere delle direttrici comuni, non scontate e soprattutto non ripiegate nella pericolosa china della nostalgia e del reducismo.

A fronte di una sincera capacità autocritica è emersa una necessità di ripensamento culturale, organizzativo e politico di tutte le forze che occupano il sempre più ristretto spicchio a Sinistra degli Emicicli Parlamentari. Forte si avverte la necessità di aprire la forma Partito ad istanze di cui sono portatori territori, il mondo del Terzo settore, della cooperazione, delle nuove forme di lavoro precarizzato e, spesso, sottopagato. Grande importanza si è data ad una nuova conoscenza delle realtà periferiche, del vissuto quotidiano, al fine di comprendere e dare risposte concrete verso una Società sempre più atomizzata, dispersa e non ancora in grado di costituire una massa critica di rappresentanza di legittime istanze.

In parte quindi una specie di ritorno alle origini, non percepito in chiave nostalgica, bensì come efficace strumento per avvicinare alla vita pubblica chi ne è escluso, dando loro parola, voto, strumenti per incidere nella vita politica del Paese.

Nei confronti del PSI, a differenza di chi ne paventava i rischi, le posizioni critiche sono parse legittime, costruttive e, fondamentalmente, identiche a quelle rivolte a tutte le forze dal PD a LEU e cioè di avere smarrito il legame di stretta interdipendenza tra Partiti classici e Cittadini.

“Aprire porte e finestre”, “mescolarsi”, “abbattere gli steccati” all’interno del mondo della Sinistra: queste sono le parole d’ordine risuonate, e, chiaramente, essendo state espresse da un’assemblea Socialista, interrogano e spronano soprattutto il nostro PSI a prendere una iniziativa che vada in direzione di una nuova prospettiva, politica certamente, ma anche culturale e formativa di una nuova generazione di Socialisti.

Ha chiuso i lavori Aldo Potenza. Turi Lombardo ha invece sottoposto all’approvazione dell’assemblea la votazione di due Documenti, uno più di indirizzo generale, l’altro più operativo che, contenendo dei discutibili e fraintendibili riferimenti ad un nuovo soggetto politico di ispirazione socialista, è stato “congelato” per le numerose e comprensibili obiezioni mosse dalla platea. I presenti che hanno partecipato al voto sul primo documento lo hanno approvato, con una astensione

Luca Pellegri

Commissione Nazionale Garanzia PSI

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Commenti all'articolo
  1. Caro Luca, hai riportato correttamente lo svolgimento dell’assemblea di Livorno ma come hai potuto anche tu leggere su il Tirreno di oggi 27/03 il nostro segretario ha detto chiaramente che non si dimette se non per entrare in un nuovo soggetto. Questo di per se non mi interessa su dove vuole andare ma ti invito a riflettere ed a far riflettere tutti i compagni su una questione che stò seguendo da diverso tempo: in quasi tutte le interviste pre e post elettorali, Riccardo non parla mai di orizzonti socialisti, di ideologia socialista o men che meno di essere socialista. Anche in quella odierna parla di un nuovo soggetto riformista, parla di questo fantomatico raggruppamento di una sinistra riformista e libertaria. Pur essendo il segretario del partito, non cita il PSI, non cita il socialismo come se ne vergognasse. Ma se questo è perché non lascia la briglia a qualcun altro? O quanto meno perché non ci consente di attivare un dibattito vero ed un congresso programmatico vero?

    • Faccio volentieri mie le tue riflessioni, anche se prendo con le molle le interviste su un giornale. E’ chiaro che il confronto diretto rende tutto più semplice da comprendere. Ce ne sarà sicuramente occasione, ad esempio, il 7 Aprile a Bologna

  2. Mi associo a marcoraveggi. In effetti, leggendovi spesso, noto come la prospettiva di un socialismo democratico appaia abbandonata se non addirittura rinnegata. Vedo spesso sottolineato un certo anticomunismo, celebrata la giustezza di una scelta che, però, ormai fa parte della storia. Lo stesso Craxi affermava che l’obiettivo di un socialista fosse il superamento del capitalismo. In un tempo in cui le grandi multinazionali accumulano enormi capitali e non si capisce a che pro, la sfida è quella di trovare soluzioni concrete e percorribili per una più equa distribuzione del reddito e, nell’era della globalizzazione, l’internazionalismo è più attuale che mai.
    Occorre trovare queste soluzioni e saperle comunicare ed attuare efficacemente.

  3. Ragionare col senno del poi è certamente più facile, e questo vale anche per il sottoscritto, ma quando leggo qui di autocritica, mi chiedo come non sia stato possibile avvertire già da prima, ossia nei mesi che hanno preceduto il voto, lo stato d’animo del Paese, come dovrebbe fare una forza riformista (a condizione che non si chiuda in una sorta di altera autoreferenzialità).

    Al di là dell’esito delle urne, si ha l’impressione che il riformismo sia andato invece a rimorchio di una cultura politica sostanzialmente ideologica, cioè diversa, impegnata soprattutto a cercar “nemici”, peraltro con la lente d’ingrandimento, quali populismo, nazionalismo, fascismo, razzismo, xenofobia, e tutto ciò che non era “politicamente corretto” e proprio per questo andava censurato a priori, senza il minimo confronto.

    A me sembra che la sinistra possa riprendersi soltanto se saprà essere realmente riformista, cessando di biasimare e mettere sotto accusa le idee altrui, e guardando piuttosto alla soluzione dei problemi, il che può rappresentare una occasione per i socialisti, giusto per mettersi alla testa di tale “rinascita” (che difficilmente potrebbe essere condotta da chi ha tutt’altra storia e mentalità).

    Del resto il passato qualche insegnamento può darcelo, allorché negli anni Ottanta il liberal socialismo avrebbe voluto guidare l’unità socialista, e poi andò in tutt’altro modo coi risultati cui stiamo assistendo, e alla luce di ciò i socialisti non dovrebbero avere alcuna riserva, o vergogna, verso un “ritorno alle origini” anche “in chiave nostalgica”, anche perché l’opinione pubblica si sta sempre più accorgendo del valore di quella loro politica.

    Una politica che più d’uno sta oggi riscoprendo, come dicevo, e che costituisce qualcosa di reale e conosciuto, e collaudato, rispetto ad un “fantomatico raggruppamento di una sinistra riformista e libertaria”, secondo le parole del primo commento, ovvero un soggetto politico tutto da costruire, e dai contorni molto sfumati, e che si basa su concetti e pronunciamenti molto generici (che necessitano quantomeno di contenuti).

    Le prossime elezioni amministrative potrebbero diventare un banco di prova per un “nuovo corso”, ovvero un nuovo progetto politico, a cominciare dal nodo alleanze, le quali non potranno più essere confinate dentro al perimetro fin qui utilizzato a livello nazionale, a mio giudizio almeno, e io non so, non appartenendo al PSI, se un nuovo corso comporti un cambio ai vertici del partito (ma viene comunque spontaneo pensare al Midas del 1976).

    Paolo B. 02.04.2018

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