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Opinioni e commenti
 

Magnus, l’inquieto e instancabile viandante del fumetto
Pubblicato il 28-03-2018


000 FOTO DI MAGNUSMagnus (Roberto Raviola, Bologna, 31 maggio 1939 – Imola, 5 febbraio 1996) è stato uno dei più eclettici e famosi disegnatori italiani del Dopoguerra. La sua fama ha superato i confini nazionali e le sue opere hanno conquistato lettori in tutto il mondo. E’ stato l’eterno scontento, l’inquieto esploratore di quel labirinto narrativo che è il fumetto. Un instancabile viandante sempre alla ricerca di nuove storie da raccontare e di nuovi modi per farlo.

Grazie al suo tratto inconfondibile e alle sue capacità narrative può essere considerato uno degli innovatori del fumetto italiano, uno dei pochi autori che partendo dalla sintesi grafica del fumetto popolare è arrivato a una produzione matura, colta e raffinata, quasi aristocratica, capace di trasmettere grandi emozioni ai lettori, e non è obbligatorio che debbano essere sempre piacevoli.

00 COPERTINA SAGGIO SU MAGNUSLa produzione di Magnus è stata talmente vasta che, dopo aver già scritto del suo Texone, in questa piccola biografia ci limiteremo a citarne le opere migliori, mediando tra il giudizio della critica e le nostre preferenze.

Dopo il liceo artistico e la laurea in scenografia all’Accademia di Belle Arti, nel 1961, Magnus insegna disegno, realizza scenografie teatrali, si occupa di grafica pubblicitaria, illustra racconti per ragazzi e trova anche il tempo per dedicarsi alla militanza di sinistra. Usa due alias: Robert Patterson e Bob la Volpe, con il quale si è citato, anche se in inglese, nel primo numero di Satanik.

Al termine di un affresco sui muri di un’osteria sceglie, infine, lo pseudonimo di Magnus . Il nome è l’abbreviazione del moto goliardico “magnus pictor fecit” (questo lavoro è stato realizzato da un grande pittore).

Alla fine del 1963 è a Milano dove, all’Editoriale Corno, conosce Luciano Secchi, alias Esselle, soggettista e sceneggiatore con già all’attivo vari personaggi, fra cui Maschera Nera, che è proprio alla ricerca di un nuovo disegnatore, anzi del disegnatore per eccellenza, quello capace di rappresentare il nuovo stile di raccontare che sta elaborando.

Così, con l’uscita di Kriminal e Satanik (agosto e dicembre 1964), nasce la coppia d’oro del fumetto italiano: Magnus&Bunker, cioè Roberto Raviola e Luciano Secchi, che, sulla scia di Diabolik (inventato nel 1962 dalle sorelle Angela e Luciana Giussani), lancia il genere del fumetto nero.

Un nuovo modo di raccontare, perché fin da subito il magnifico duo marca il proprio territorio narrativo. Diciamo che Diabolik sta al mystery inglese come Kriminal sta all’hardboiled statunitense, alla scuola dei duri. In Diabolik c’è una realtà fittizia, che riporta alle efferatezze letterarie di Fantomas, criminale dai mille trucchi e mille travestimenti creato nel 1911 da Pierre Souvestre e Marcel Allain. Avete presente quel piglio aristocratico di “C’è un cadavere in biblioteca, Milord. Ma tutto sarà a posto per l’ora del tè”? Ecco in Kriminal, prima, e in Satanik, dopo, non c’è. Max Bunker ha uno stile asciutto, per niente consolatorio, nel suo universo narrativo non c’è spazio per speranza e redenzione ma solo per violenza e brutalità che vengono rappresentate senza sotterfugi e come specchio della normalità in cui vive il lettore. Un mondo sgradevole, brutto, sporco e cattivo, corrotto e privo di scrupoli, dove il più accettabile, alla fine, sembra proprio Kriminal.

01 KRIMINALInoltre, Bunker aggiunge una buona dose di nitroglicerina narrativa a una formula già esplosiva: le donne, non più quelle che svengono a ogni piè sospinto ma vive, reali: madri, figlie, amanti, ricche, di buona famiglia e quasi sempre sfrontatamente mignotte e a caccia di sesso. Con Kriminal, Bunker dice il suo personale basta alle storie per bambini, e ai personaggi consolatori, e apre un nuova stagione per il fumetto italiano con trame e personaggi dichiaratamente per adulti e colpendo allo stomaco il perbenismo dell’epoca.

I disegni di Magnus, da parte loro, innescano il detonatore perché due sono le caratteristiche che gli danno una fama immediata e duratura: lo splendido bilanciamento del nero e un grande piacere nel disegnare belle donne in biancheria intima o nude, dando una incontenibile carica erotica anche alle ombre.

Kriminal è Anthony Logan, un ex acrobata da circo il cui padre è stato rovinato e costretto al suicidio da soci imbroglioni. Anche la madre e la sorella fanno una brutta fine e lui finisce in riformatorio. Il Re del delitto inizia la sua carriera vendicandosi dei torti subiti. Particolare è il suo costume di scena: un’aderente tuta gialla con stampato in nero il disegno di uno scheletro, e un teschio a coprirne il volto.

02 SATANIKSatanik è Marny Bannister, famosa scienziata con il viso sfigurato da una brutta voglia. Quindi tre volte peccatrice: donna, brutta e intelligente. Grazie a una formula alchemica, quasi un dottor Jekyll e mister Hyde in gonnella, diventa Satanik, una rossa esplosiva che decide di avere tutto e subito: sesso, soldi, successo. E che non si ferma davanti a niente. Ricordiamo sempre con piacere l’episodio in cui la pozione viene sostituita da un laser: in caricatura vi appaiono anche quelle che sembrano le rivali storiche della Corno, cioè le due sorelle Giussani creatrici di Diabolik.

Per Kriminal e Satanik è subito boom non solo nelle edicole, un accidente di boom che fa saltare in aria tutta l’Italia benpensante e perbenista che coglie l’occasione per addossare ai due personaggi (autori ed editore compresi) le colpe di tutti i casini dell’epoca, dall’aumento della criminalità all’incitamento alla prostituzione, come se la professione più antica del mondo avesse bisogno di promoter. Per non parlare poi delle turbative alla moralità dei giovani adolescenti che scappano a frotte dall’azione cattolica per acquistare e leggere di nascosto quei “fotoromanzacci” neri. Interventi di critici e moralisti che non conoscevano neanche l’oggetto del contendere, Satanik da rossa fatale diventa “Un uomo che ama circondarsi di donne belle e perverse”, e la differenza fra i generi narrativi.

Sono anni calienti, la magistratura fa sentire i suoi strali, la censura non ne parliamo, e i due personaggi sono costretti ad adeguarsi. Obbligati a una sorta di castrazione editoriale perdono via, via la dirompente carica iniziale. Abbandonati anche da Magnus, dopo un lungo trascinarsi terminano le loro avventure nel novembre 1974. Ma occupano ancora oggi un posto speciale nel cuore e nella mente dei loro tanti lettori e perché no?, anche nella storia del costume.

In breve tempo il magnifico duo produce Dennis Cobb Agente SS 018, nel 1965 e Gesebel, piratessa spaziale, nel 1966. Due anni dopo cambiano genere e realizzano Maxmagnus per la rivista Eureka. Un mix tra il comico, il grottesco, la caricatura e la satira politica e di costume che raggiunge il suo apice nel 1969 con un altro grande successo: Alan Ford, che racconta le avventure del Gruppo TNT, una banda di morti di fame nel ruolo di agenti segreti.

03 ALAN FORD

Nel dicembre 1973 Magnus abbandona Bunker e inizia a disegnare per le varie case editrici di Renzo Barbieri, leader dei fumetti per adulti. Pubblica una serie di storie a sfondo erotico, su testi non suoi: “Mezzanotte di morte”, “Dieci cavalieri e un mago”, “Quella sera al collegio femminile” , “Il teschio vivente” e “Vendetta Macumba”.

Magnus approfitta dell’occasione per vendicarsi dei censori e dei bacchettoni che negli anni Sessanta lo hanno tanto perseguitato, disegnando il primo pene del fumetto italiano. Lo fa nella storia “Mezzanotte di morte” con nudi integrali maschili e femminili durante rapporti sessuali espliciti, prima con un trio omosessuale, due neri e un bianco, e poi con due più prosaici amanti di sesso opposto. Immagini tanto scabrose che non sempre le tavole saranno ristampate nelle successive edizioni.

Nel luglio 1975 esordisce “Lo Sconosciuto”, protagonista Unknow (aggiungendo una enne, significa sconosciuto in inglese), un mercenario stanco e segnato dalle vicissitudini della vita ma ancora capace di lottare come un leone. In queste storie, di cui realizza anche i testi, Magnus ha raggiunto uno stile maturo e rigoroso e i racconti hanno un ritmo essenziale, mozzafiato, da action movie trasferito su carta, un modo di raccontare ancora oggi rivoluzionario per il fumetto italiano.

05 LO SCONOSCIUTOCon “Lo Sconosciuto” Magnus dà il meglio sé, tanto che viene considerata la sua opera seriale migliore. In copertina e nella vignetta finale della prima storia, “Poche ore all’alba”, c’è un esagramma dell’I Ching che significa Il viandante, quasi a testimoniare la sua perenne ansia di ricerca di nuove storie e di nuovi modi per raccontarle. Nel numero tre, “Morte a Roma”, varca un altro confine e disegna una donna stuprata da due uomini.

La serie chiude dopo sei albi, con la presunta morte di Unknow, e riprenderà anni dopo, anche se in diverso formato e in maniera discontinua. L’ultima storia, “Nel frattempo”, è apparsa nel marzo 1996 su Comix, proprio pochi giorni dopo la morte di Magnus.

07 LA COMPAGNIA DELLA FORCANell’aprile del 1977 debutta “La Compagnia della Forca”, realizzata con Giovanni Romanini, suo collaboratore sin dagli anni Sessanta. Storie con un segno caricaturale e una carica umoristica che ricordano Alan Ford, ambientate in un medioevo fantasy che fa da sfondo alle (dis)avventure di una compagnia di mercenari.

Ispirandosi a “Storia in riva all’acqua”, romanzo cinese del XV secolo di Luo Guanzhong e Shi Nai’an, nel 1978 inizia il ciclo de “I Briganti”, storia di un popolo che si ribella alla tirannia. Mantiene la struttura del racconto medievale ma lo ambienta in un futuro con tecnologia e viaggi spaziali. Ne realizza diversi capitoli, ma la serie resterà incompiuta. Agli ambienti della Cina del XII secolo, Magnus aggiunge citazioni del Novecento, dalla fantascienza del Flash Gordon di Alex Raymond a Robin Hood e a Mao. Il risultato è un fumetto d’avventura molto colto e raffinato con un contenuto politico di sinistra attuale ancora oggi.

08 I BRIGANTI

Nel 1981 è l’ora di “Necron”, un fumetto estremo, provocatorio e ancora una volta rivoluzionario, scritto da Ilaria Volpe. Racconti neri, gotici e necrofili quanto basta per dare brividi d’acciaio ai lettori. Riprendendo il mito di Frankenstein e citandosi da Satanik, crea Frieda Boher, scienziata che utilizza pezzi di cadaveri per costruire il mostro superdotato che dà il nome alla serie. La scienziata ha bisogno di un toy boy siffatto perché incapace di avere rapporti sessuali con i vivi. Troviamo un nuovo Magnus, con un tratto pulito e lineare, tarato su misura questa serie porno/splatter.

Raggiunge il successo mondiale nel 1983 con “Le 110 Pillole”, tratto da “Chin P’ing Mei” (Fiore di prugno nell’ampolla d’oro), romanzo erotico cinese del XVI secolo, dove dà sfoggio della sua raffinata capacità di interpretare l’erotismo del lontano Oriente.

Il saggio “110 Pillole Storyboard”, 2000, edizioni ReM, numero 2 della collana “Signore e signori ecco a voi”, a cura di Graziano Origa, racconta come è nato questo grande capolavoro di Magnus.

Nell’ottobre 1987 appare il primo episodio di “Le femmine incantate “, da “I racconti fantastici di Liao” di P’u Sung-LIng, 1766. Sette storie brevi che esaltano diversi aspetti della femminilità, dall’erotismo all’horror, e dove sfondi, paesaggi e personaggi sembrano quasi cesellati, tanto curati da rasentare la perfezione.

Con “Le femmine incantate” la tecnica di Magnus è a un livello straordinario. Non è quello degli esordi, non è più quello scatenato nel e per il sesso, è un narratore che ha raggiunto il vertice della sua arte. Purtroppo la pubblicazione in formato ridotto non consente di apprezzarne tutti i dettagli e solo l’edizione in volume di grande formato, cm. 30×40, pubblicata da Granata Press nel 1990, gli renderà giustizia.

Perde la sua battaglia con un tumore al fegato il 5 febbraio 1996 e viene trovato morto sul pavimento del bagno della Locanda del Gallo a Castel del Rio. Poco prima di morire termina “La valle del terrore”, storia per il Texone dove, come suo solito, si era ritratto tra i personaggi e dove, nell’ultima vignetta, si congeda dai lettori.

Tex cavalca dando le spalle ai lettori e saluta con un cenno della mano, mentre Kit Carson si volta e agita il cappello. Dalla sinistra della vignetta, nella parte bassa, in primo piano ma quasi confuso sullo sfondo, gli risponde, a sua volta agitando il cappello, un Magnus in caricatura, bassottino, nasone, pelato, e con il suo sguardo penetrante sempre alla ricerca di nuove storie da raccontare.

12 TEXONE

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