martedì, 17 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

ARMISTIZIO
Pubblicato il 12-03-2018


Francesco Nicodemo (s), delega alla cultura, e Chiara Braga, delega all'Ambiente, durante l'Assemblea nazionale del Pd a Milano, 15 dicembre 2013. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Nessuna resa dei conti, in questo lunedì tutto è rimandato all’Assemblea che si terrà tra un mese. “Sento innanzitutto il bisogno di riconoscere la scelta che il segretario ha compiuto dopo il voto, con le sue dimissioni, e voglio ringraziarlo per questo atto forte e difficile ma soprattutto per il lavoro e l’impegno enorme di questi anni”, afferma Maurizio Martina nella relazione alla Direzione nazionale del Partito Democratico, ma il segretario dimissionario non c’è e questa è l’occasione per l’entrata in scena del ministro Martina che sa che ora il suo ruolo sarà importante e delicatissimo: il suo intento è quindi quello di guidare il partito nei prossimi passaggi “con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze”. Il primo appuntamento è l’Assemblea nazionale di aprile, quando, secondo Martina, anziché avviare il congresso e le primarie il Pd dovrebbe dar vita a una Commissione di progetto per una fase costituente e riorganizzativa e verrà eletto anche il segretario reggente.
“La prossima Assemblea Nazionale – ha detto Martina – dovrebbe avere la forza di aprire una fase costituente del partito democratico in grado di potarci nei tempi giusti al congresso. Perché il nostro progetto ha bisogno ora più che mai di nuove idee e non solo di conte sulle persone. Ha bisogno di una partecipazione consapevole superiore a quella che possiamo offrire una sola domenica ai gazebo”.
“Abbiamo bisogno di una lettura politica e culturale all’altezza del tempo – ha proseguito – che stiamo vivendo. Di una profonda riorganizzazione, in grado di investire davvero sui territori e sulla partecipazione diretta della nostra comunità alle principali scelte politiche da compiere. Questo lavoro potrebbe iniziare proprio con la prossima Assemblea dando vita a una Commissione di progetto incaricata di elaborare unitariamente ipotesi concrete per il percorso”.
La lunga attesa di questa direzione però ha portato finalmente a una decisione, la cui linea è stata dettata proprio dal Vicesegretario: restare all’opposizione, nessuna alleanza con i pentastellati o con i leghisti di Salvini. “Alle forze che hanno vinto diciamo una cosa sola: ora non avete più alibi. Ora il tempo della propaganda è finito. Lo dico in particolare a Lega e Cinque Stelle: i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. Cari Di Maio e Salvini prendetevi le vostre responsabilità”.
Sulla stessa linea il ministro Delrio: “Abbiamo ricevuto una cartolina netta, chiara, dagli elettori. Noi staremo dove ci hanno messo gli elettori: all’opposizione”. Una opposizione “seria, responsabile, costruttiva”, dice Graziano Delrio, nel suo intervento in direzione PD. “Quando il Paese si renderà conto che le promesse saranno irrealizzabili, gli elettori chiederanno conto”, afferma. Delrio però non dimentica di ricordare che il Pd non è finito: “Siamo ancora il secondo partito italiano, staremo uniti”. Delrio ha aperto il suo intervento ringraziando Renzi per tutto quello che ha fatto e per la scelta che ha compiuto con le dimissioni. “Maurizio Martina – aggiunge Delrio – tu ora hai mandato pieno. Grazie per la sua analisi franca e seria. Per ripartire abbiamo bisogno di analisi rigorose come questa. Dobbiamo dire ad elettori ed eletti che il PD c’è ancora”. “Non bisogna vergognarsi di aver detto la verità. Noi abbiamo cercato di dire la verità” in campagna elettorale, sottolinea: “Abbiamo bisogno di bussole che ci facciano capire i conflitti che ci sono, devono essere leggibili”.
La direzione si articolerà con un dibattito: inizialmente si era pensato di evitarlo, ma la minoranza del Pd ha chiesto, e ottenuto, di tenerlo. La soluzione per tutti è quella di rimanere all’opposizione nel prossimo Governo.
Michele Emiliano, non ha risparmiato però il suo astio e ha attaccato il Presidente Matteo Orfini: “Orfini è un artista nel cambiare le regole a seconda delle opportunità di vittoria che ha la sua parte, siccome la sua parte ora ha possibilità di vittoria più contenute rispetto alle precedenti primarie, probabilmente ora vuole cambiare le regole, ma io penso sia impossibile, nel Pd, fare a meno delle primarie, anche perché il nuovo segretario deve avere la stessa legittimazione del segretario uscente: sarebbe un segretario di serie B se eletto in modo diverso”. Inoltre il governatore della Puglia non esclude una sua candidatura per fare il segretario.
Adesso tocca trovare un progetto e “dare fiducia a Maurizio e costruire subito la collegialità necessaria per affrontare questa fase. Il Partito democratico c’è, ora dimostriamo che questa sconfitta non è un destino”. Per Gianni Cuperlo si deve andare oltre gli errori di Veltroni-Bersani-Renzi, ovvero quello schematismo in cui “si è affermato il primato della guida, associando il concetto di comando a quello di modernità”.

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