giovedì, 13 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Napoli piange Luigi Necco, giornalista fuoriclasse del Calcio
Pubblicato il 13-03-2018


luigi-neccoSagace e arguto, aveva saputo descrivere e commentare il mondo del Calcio in modo eccelso, tanto da essere diventato volto storico di 90° minuto. Luigi Necco, è scomparso oggi a Napoli dove ha raccontato la sua passione per il calcio e creato slogan e formule che ancora riecheggiano come «Milano chiama, Napoli risponde». O la famosissima battuta sul gol irregolare dell’Argentina durante i mondiali ad opera dell’amatissimo ex calciatore del Napoli, Diego Armando Maradona: «La mano de Dios o la cabeza de Maradona». Ma Necco è stato anche uno degli ultimi giornalisti ad essere stato ‘gambizzato’ dalla Camorra che criticò. Nell’ottobre del 1980, Antonio Sibilia, presidente dell’Avellino, si reca accompagnato dall’allora calciatore brasiliano Juary a una delle tante udienze del processo che vede imputato Raffaele Cutolo, capo incontrastato della Nuova Camorra Organizzata. Durante una pausa saluta il boss con tre baci sulla guancia e gli consegna, tramite Juary, una medaglia d’oro con dedica («A Raffaele Cutolo dall’Avellino calcio»). Giustificherà il suo omaggio con queste parole:
«Cutolo è un supertifoso dell’Avellino; il dono della medaglia non è una mia iniziativa, è una decisione adottata dal consiglio di amministrazione». L’intera vicenda suscita l’interesse giornalistico di Necco, che ne parlerà a 90º minuto. Il 29 novembre 1981 il giornalista viene gambizzato in un ristorante di Avellino per mano di tre uomini inviati da Vincenzo Casillo, detto ‘O Nirone, luogotenente di Cutolo fuori dal carcere. Ma il giornalista e cronista del Napoli era anche un appassionato di archeologia. Si è dedicato alla ricerca del tesoro che Heinrich Schliemann aveva trovato a Troia nel 1873 e che ufficialmente i tedeschi davano per distrutto nei tremendi bombardamenti dello Zoo di Berlino del 1945, riuscendo, grazie alla sua caparbietà e a lunghe ricerche, a scovare i ladri e il nascondiglio del tesoro, che è stato finalmente esposto il 16 aprile 1996 nel Museo Puškin delle belle arti di Mosca.

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