venerdì, 27 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Nencini, tavoli di Csx aperti a liste civiche
Pubblicato il 20-03-2018


riccardo-nencini“Con questo voto si chiude la lunghissima transizione italiana. Due pilatri politici attorno ai quali si è costruito il secolo socialdemocratico, sono crollati anche in Italia. La tradizione popolare e socialista occupa ovunque in Europa la parte minoritaria. I socialisti italiani dopo 25 anni di cammino accidentato, possono riprendere una loro iniziativa dentro una sinistra riformista profondamente cambiata ma che non sia ne la sinistra di Corbyn ne quella di Macron”.

Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini facendo il punto all’indomani delle elezioni politiche del 4 marzo. “Nei periodi in cui si aprono scenari completamente diversi, le comunità devono mantenere la loro coesione. Se rinunciano a questa virtù non partecipano a costruire il cambiamento. Mi rivolgo a quei compagni che hanno scelto di aderire a LeU o al Pd per essere subito dopo scaricati. Esprimo un desiderio: tornino a casa ma senza vestire i panni dei maestrini”.

E per il futuro?
Bisogna tracciare due percorsi. Quando pensiamo a noi dobbiamo pensare a una forma organizzativa più snella, più attenta alla comunicazione e più legata ai propri rappresentanti territoriali. Inoltre bisogna rafforzare la tendenza a rinnovarsi. Tra poche settimane presenteremo un progetto di lavoro. La Lista Insieme rimane in vita. Terzo punto: ovunque si vada al voto per le prossime amministrative di maggio, proporre la costituzione di tavoli del centro sinistra aperti a liste civiche e dove si scelgano per la cariche di sindaco i candidati migliori e non obbligatoriamente quelli del partito più grosso.

E per quanto riguarda la sinistra riformista nel suo complesso?
Voglio indicare due punti da riprendere dalla campagna elettorale. Uno è quello della politica sui migranti a partire dall’obbligo di lavoro socialmente utile per tutti coloro che noi ospitiamo.

E il secondo?
Rilanciare i settecentomila posti di lavoro in due anni con la tutela dell’ambiente, dei beni artistici e culturali che costano 14 miliardi e sono interamente finanziabili. Queste sono le priorità. Ma la cosa che va fatta rapidamente è confermate il no a un certo tipo di governo: la cultura riformista non può appoggiare governi grillini ne governi presieduti dal leader della lega. E non mi associo alle voci che si levano dal Pd circa la possibilità di creare un governo con Di Maio. C’è un pericoloso antiparlamentarismo tra i 5Stelle. Non vedo nessuna buona ragione per sostenerlo.

Neanche nel caso di un appello del Presidente della Repubblica alla responsabilità?
Se dovesse avere queste due caratteristiche continueremo a dire di no. Ma la cosa più rapida da fare è convocare gli stati generali della sinistra in Italia. Ma non penso solo ai partiti. Penso a uno scenario tipo quello francese degli anni ‘70. Dove si sono messe assieme le forze politiche le rappresentanze sociali le categorie. Una situazione in sui si mette a sedere insieme un pezzo della società italiana con l’obiettivo di preparare uno scenario diverso per le elezioni europee del prossimo anno.

Per la sinistra di tutta Europa lo scenario non è facile.
Negli anni Ottanta il socialismo italiano diventa una sorta di avanguardia per quello che sarà il socialismo di fine secolo. Finite queste esperienze, quella del socialismo italiano, quella di Schröder e di Blair, oggi siamo in un deserto. È tramontato il secolo socialdemocratico e queste due esperienze sono state superate dalla globalizzazione della rivoluzione tecnologica. Insomma bisogna ridefinire il canone della sinistra.

In che mondo e partendo da dove?
Penso che lo si debba fare pensando da una parte alle forze produttive italiane. Ergo una riforma fiscale che riguardi le famiglie, la piccola e media impresa, che sono i due assi portanti della società italiana, è obbligatoria. Da una parte alleggerimento del carico fiscale per le imprese e dall’altra minor prelievo fiscale sul reddito da lavoro. Secondo: un piano che renda stabile la staffetta generazionale e che quindi punti sul mondo giovanile. Terzo: tutto il tema sulla sicurezza. Quarto punto è l’Europa con, da una parte, la revisione del trattato di Maastricht fino a prevedere l’Europa a due velocità. L’obiettivo dovrebbe essere l’Europa federale. Ma è un obiettivo decisamente più lungo. Nel breve periodo sarebbe sufficiente parlare di questi due fronti. Due velocità e revisione del trattato di Maastricht.

Sulla possibilità che questa sia una legislatura costituente cosa ne pensi?
Sarebbe auspicabile. Ma non mi pare una situazione facile.

Oggi è anniversario dell’assassinio di Marco Biagi. Qualcosa da recuperate del suo pensiero?
Possiamo definirlo un visionario. Anticipò alcune riforme del mercato del lavoro. Marco ha rappresentato la conferma di quello che deve essere il riformismo. Servono proposte che siano in linea con i tempi e ogni tempo ha degli ingredienti diversi.

Daniele Unfer

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Commenti all'articolo
  1. Una domanda: perché Corbyn no?
    Faccio un esempio: Cos’ha che non va la sua proposta di ‘alleggerimento quantitativo per il popolo’? Cioè la creazione, da parte della Banca Centrale, di denaro da immettere direttamente nell’economia reale attraverso investimenti in infrastrutture pubbliche, per creare lavoro e reddito per i cittadini?

  2. Sull’immigrazione:
    L’immigrazione è uno dei temi su cui la sinistra è più lontana dal comune sentire e, spesso, anche dal buon senso. Non credo basti parlare di ‘lavoro socialmente utile per tutti coloro che noi ospitiamo’ per accorciare questa distanza.
    Secondo me dobbiamo intanto respingere l’idea dell’immigrazione come diritto fondamentale dell’individuo, che prescinde dai diritti di chi ospita.
    Perché, se è vero che esiste un dovere sancito dalla nostra costituzione di aiuto a chi ha intrapreso percorsi di immigrazione e di fuga dalla guerra e dalla persecuzione, l’idea dell’accoglienza ‘’a prescindere’ è assolutamente irresponsabile.
    Dobbiamo respingere inoltre la visione romantica, alla Boldrini, degli immigrati avanguardie della globalizzazione, portatori di uno stile di vita che dovrà essere di tutti noi.
    Come anche la visione della Bonino sull’immigrazione come fenomeno non solo inevitabile, ma auspicabile e necessario a contrastare il declino demografico del nostro paese.
    Una sinistra che si rispetti non può rassegnarsi a tale declino. Deve piuttosto pensare a politiche per il lavoro e per il welfare capaci di contrastarlo.

    Penso quindi che se non vogliamo continuare ad alimentare guerre tra poveri e produrre ulteriori devastazioni del mercato del lavoro, dobbiamo affiancare a doverose politiche di integrazione per chi già è presente e lavora regolarmente nel nostro paese, un rigido controllo dei flussi collegato a serie politiche di cooperazione internazionale per portare lavoro e sviluppo nei paesi di provenienza.

  3. buon giorno
    ora mi chiedo perchè rimanere in insieme se proprio insieme non mi ha permesso (neanche turandomi il naso) di votare la mia preferenza. Possibile che si debba sempre stare al traino di qualcuno? forse in solitaria si raggiungerebbe una percentuale superiore. Le candidature andrebbero controllate. Ci sono un mucchio di belle persone che si dichiarano socialisti ecco, candidate quelli, magari scelti per peculiarità e tradizione socialista

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