mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Osce: crescita debole per l’Italia, avanti con le riforme
Pubblicato il 20-03-2018


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Al G20 di Buenos Aires in Argentina, iniziato ieri e che si concluderà oggi, l’Ocse ha presentato un rapporto. Nel capitolo che riguarda l’Italia si legge: “Negli ultimi dieci anni, la povertà in Italia è aumentata soprattutto fra i giovani, riflettendo l’inefficacia dei programmi anti-povertà. Progressi sul fronte delle riforme dipendono dalla capacità di restituire fiducia migliorando l’efficienza della pubblica amministrazione e la lotta alla corruzione. Le riforme strutturali adottate dall’Italia stanno iniziando a dare frutti ma, nonostante alcuni miglioramenti recenti, la crescita economica resta debole e la disoccupazione elevata, soprattutto fra i giovani. I Governi dovrebbero implementare le riforme strutturali finalizzate ad assicurare una crescita più forte, più inclusiva e più sostenibile, mentre i più grandi limiti dell’Italia restano la povertà, la disoccupazione e la corruzione”.

Il rapporto preparato per il vertice a Buenos Aires dei ministri finanziari e dei governatori delle Banche centrali del G20, denominato  ‘Going for Growth 2018’,  esamina in dettaglio le  priorità delle riforme necessarie per ciascun Paese e come queste potrebbero condurre ad una crescita di lungo termine, k che vada oltre la fase espansiva che stiamo vivendo, aumentando la competitività e la produttività, creando posti di lavoro e una economia più inclusiva e sostenibile.

Per il futuro dell’Italia, i mali preoccupanti sono la povertà e la corruzione.
Questa è la diagnosi dell’Organizzazione che ha sede a Parigi riguardo la situazione italiana. Partendo dalla costatazione che la  crescita resta debole e la disoccupazione elevata, specie fra i giovani ed i disoccupati di lungo termine, l’OCSE rivela che la sfida si gioca ancora su produttività e investimenti, sulla creazione di posti di lavoro e sulle competenze, ma anche sulla povertà infantile, che ha un’influenza negativa sulla vita degli adulti.

Il rapporto rivela: “Negli ultimi dieci anni, la  povertà è aumentata soprattutto tra i giovani, riflettendo l’inefficacia dei programmi anti-povertà posti in essere dal governo”. Poi indica: “Maggiori  investimenti in infrastrutture  miglioreranno la produttività e quindi limiteranno il divario negativo del PIL pro capite rispetto ai paesi più avanzati dell’OCSE”.

Con riferimento alle riforme, l’Ocse ha specificato: “I progressi delle riforme dipendono anche dalla capacità di ripristinare la fiducia attraverso il miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione e la lotta alla corruzione”.

La relazione dell’Ocse ha uno spirito costruttivo ed è stata opportunamente presentata ai ministri delle Finanze ed ai banchieri centrali delle 20 principali economie al mondo che stanno lavorando per mettere a punto il comunicato finale del G20. Il compito non è da poco visto che il summit,  in corso a Buenos Aires (Argentina) per il secondo e ultimo giorno, si verifica dopo la decisione controversa degli Usa di introdurre tariffe su acciaio e alluminio (fatta eccezione per quelli di Canada e Messico).

Pierre Moscovici, commissario europeo per gli affari economici e monetari, e Olaf Scholz, ministro tedesco delle Finanze, hanno espresso un cauto ottimismo sul fatto che un accordo su un linguaggio comune possa essere trovato. Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, ha avvertito: “le guerre commerciali alla fine producono solo perdenti”.

In una intervista a Bloomberg TV, Moscovici ha detto di essere abbastanza fiducioso che non si ripeterà il melodramma di Baden-Baden, la città tedesca dove il G20 si riunì il 17 e 18 marzo del 2017. In quell’occasione, su volere degli Usa, era scomparso il linguaggio categorico con cui l’anno precedente le principali economie al mondo si impegnavano a ‘resistere a tutte le forme di protezionismo’.

Parlando dalla capitale argentina, Moscovici ha aggiunto: “Preferiamo un atteggiamento in cui saremo più entusiasti per il multilateralismo e il libero commercio. Evitare il multilateralismo in una istituzione multilaterale non ha senso. Nessuno vuole entrare in una guerra commerciale; tutti stanno cercando un modo per colmare le differenze e trovare terreno comune, specialmente sul fronte commerciale”.

Dal canto suo Scholz ha spiegato alla stampa: “Dobbiamo garantire che il protezionismo non diventi la forza dominante nel mondo e che continuiamo a promuovere i mercati aperti. La prosperità di tutti dipende da questo”.

Toni simili sono giunti da Weidmann, che è anche membro del consiglio direttivo della Bce, affermando: “L’opinione dominante è che i conflitti devono essere risolti nell’ambito delle regole esistenti del sistema commerciale attuale. Il timore è che gli Usa non vogliano impegnarsi a evitare il protezionismo. La speranza è che prevalgano le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio”.

Moscovici ha anche ammesso: “Ci troviamo in un momento delicato, dal momento che la Ue si prepara a ritorsioni contro gli Usa se non verrà esonerata dai dazi controversi: nel mirino ci sono tariffe contro prodotti americani importati nel Vecchio Continente come i jeans Levi Strauss, le motociclette Harley-Davidson e il whiskey. La Ue è pronta per uno scenario simile ma crediamo che sia meglio evitare un aumento delle tensioni”.

Purtroppo, gli Stati Uniti di Trump si stanno adoperando ineluttabilmente per una politica protezionista. La miopia dell’amministrazione Trump più che proteggere gli Stati Uniti, finirà per danneggiare lo sviluppo.

L’Italia, inevitabilmente, dovrà proseguire il percorso iniziato. Cambiare rotta nella direzione voluta da oscuri movimenti ‘sovranisti’ sarebbe una scelta involutiva e nefasta per il Paese.

Salvatore Rondello

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