martedì, 17 luglio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Perché la sinistra ha perso da Bagnoli a Ponticelli
Il Mattino
Luigi Covatta
Pubblicato il 09-03-2018


Ma davvero l’Italia ha votato con la mano sul portafoglio, premiando al Nord chi prometteva la “flat tax” ed al Sud chi offriva il reddito di cittadinanza? E davvero è significativa la tenuta della sinistra nei quartieri alti (a Chiaia e a Posillipo a Napoli, ma anche all’interno della cerchia dei Navigli a Milano)? In fondo non c’è molto di nuovo. Già quarant’anni fa a Roma Argan e Petroselli venivano eletti col voto dei Parioli, mentre le borgate erano saldamente in mano al Movimento sociale. E quando nel 1983 il leader della sinistra socialista Riccardo Lombardi si candidò nel collegio più popolare di Milano non venne eletto.

L’interpretazione del voto del 4 marzo dovrebbe tenersi lontana da certi esercizi di sociologia spicciola, e scavare invece nella cultura politica degli italiani: i quali, magari partendo dalla pulsione antipolitica alimentata dalle più diverse fonti nell’ultimo quarto di secolo, sono ormai giunti all’iperpoliticismo, saltando a piè pari la fase della politica vera e propria. Questa esige di misurare la compatibilità dei propri progetti con la realtà e di implementarli di conseguenza. L’iperpoliticismo invece misura solo i rapporti di forza, e si riduce all’alternativa fra “noi” e “loro”: dove “loro” sono i potenti di turno, nel caso quella sinistra che negli ultimi vent’anni ha governato quasi ininterrottamente le regioni del Mezzogiorno continentale senza apprezzabili risultati.

Ovviamente si può escludere che gli elettori di Barra e Ponticelli abbiano letto tutti Carl Schmitt. Ma si può escludere anche che abbiano letto il programma dei Cinque stelle e siano andati a votare per mettersi in tasca 800 euro al mese esentasse. Hanno piuttosto espresso la frustrazione di chi avrebbe una gran voglia di partecipare ma si vede preclusi tutti i canali di partecipazione. Quelli organizzativi, innanzitutto: sfido chiunque a partecipare alla vita del Pd a Napoli, per esempio. Senza dimenticare che quando il Pd venne fondato Grillo avanzò la propria candidatura alle primarie, ma le burocrazie di partito la respinsero (insieme con quella di Pannella): e magari sarebbe stata l’occasione per seppellire un comico con una risata.

Ma sono occlusi anche i canali culturali: i codici linguistici di chi governa (e magari avvia anche riforme utili) non combaciano con quelli di chi è governato (e magari di quelle riforme è beneficiario). Servirebbe quella che adesso si chiama una “narrazione”, e che più semplicemente potrebbe essere definita una visione politica senza scomodare le infauste ideologie del ‘900 (e senza scomodare neanche i dinosauri postcomunisti che adesso si aggirano col loro 3% nel Jurassic Park della vita pubblica). La sinistra, insomma, ha perso il popolo non perché non lo ha ascoltato, ma perché non gli ha detto niente: quando non lo ha addirittura irriso, insistendo sull’incompetenza degli avversari e sul curriculum di Di Maio, mentre il governo dei “competenti” lasciava l’Italia divisa in due per cinque centimetri di neve senza torcere neanche un capello all’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato: e come se nel 1994 Berlusconi non avesse riempito le aule parlamentari di funzionari di Publitalia e Bossi non si fosse vantato di aver fatto eleggere gli attacchini, mentre associava Gianfranco Miglio a flatulenze universali.

Incompetenti, del resto, erano anche i deputati che il 18 aprile 1948 “emergevano dalle parrocchie e dai salottini della piccola borghesia di provincia, dai circoli ricreativi e dai consigli d’amministrazione delle casse rurali”: i quali, secondo Enzo Forcella, provocarono nella “maggior parte degli italiani colti dell’epoca” una “reazione di sorpresa e di incredulità”. Gli italiani colti di oggi, invece, dovrebbero preoccuparsi di ben altro: della deriva antiparlamentare che i Cinque stelle hanno avviato proponendo il vincolo di mandato, per esempio; o dell’opacità delle procedure con cui sono stati scelti i candidati; o infine del legame che vincola gli eletti alla Casaleggio Associati. Dovrebbero, ma non lo hanno finora fatto. Forse perché a suo tempo hanno coltivato a loro volta la mala pianta dell’iperpoliticismo che costringeva a schierarsi “o di qua o di là”, e da cui è nato il bipolarismo muscolare della seconda Repubblica: ed ora che i poli sono tre rimangono solo i muscoli.

Luigi Covatta

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento