giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Perché non si può abolire la Legge Fornero
Pubblicato il 27-03-2018


Il presidente dell'Inps Tito Boeri

Il presidente dell’Inps Tito Boeri

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ripete da mesi che è impossibile cancellare la legge Fornero. In piena campagna elettorale, quando Lega e M5S parlavano di cambiare il sistema pensionistico, Boeri aveva detto: “Sulle pensioni ancora oggi dalla politica arrivano promesse da marinaio, insostenibili”.
Proprio ieri la Bce ha lanciato un allarme: “no a passi indietro sulle riforme pensionistiche  nella zona euro o si metterebbe a repentaglio la sostenibilità dei conti pubblici”. In un articolo contenuto nell’ultimo Bollettino economico, la Banca centrale europea ha ribadito il monito ai Paesi della moneta unica affinché attuino con efficacia le riforme del sistema previdenziale adottate negli ultimi anni.
Ma non solo. Secondo gli esperti ci vuole prudenza nel mettere mano alla Fornero, facendo un passo indietro, non basta. La situazione attuale, fa pensare che sia addirittura necessaria una riforma bis.
Giuliano Cazzola, economista ed esperto di previdenza, ha detto: “Nelle previsioni della Ue vi sono dei notevoli scostamenti rispetto a quelle della Ragioneria dello Stato. Per farla breve, nel picco dell’incidenza della spesa sul Pil vi sono ben due punti di differenza in più (il 18% anziché il 16%). La valutazione più severa deriva in primo luogo dal peggioramento dei trend demografici: l’attesa di vita si allunga più del previsto mentre le nascite continuano il loro ciclo al ribasso, così la quota degli over 65 arriverà ad oltre un terzo della popolazione. Ciò dovrebbe far comprendere a tutti come sarebbe sbagliato abolire o manomettere l’aggancio automatico dell’età e dell’anzianità all’incremento dell’aspettativa di vita. Ma l’elemento più importante alla base dello scostamento nelle previsioni risiede nella differente valutazione dei tassi di crescita in quanto la Ue, come del resto anche il Fmi nel suo recente working paper, ritiene che le nostre stime siano troppo generose. Questo è l’aspetto opinabile delle previsioni della Ue: sta a noi dimostrare di saper affrontare la sfida di una crescita sostenuta. Certo, a fronte di tali scenari solo degli irresponsabili potrebbero dare corso a promesse elettorali sulle pensioni, totalmente insostenibili. Quanto a una seconda riforma, posso solo dire che il cantiere delle pensioni è per definizione sempre aperto perché l’equilibrio del sistema, sarebbe più corretto parlare di un disequilibrio accettabile, dipende da tanti fattori economici, demografici ed occupazionali, che possono rapidamente mutare, mandando al macero interi volumi di previsioni. Personalmente penso che, se si presentasse la necessità, basterebbe ripristinare la riforma del 2011 al netto delle correzioni dirette o indirette che vi sono state apportate nella trascorsa legislatura in particolare abolendo le norme sui cosiddetti quarantunisti e la cosiddetta 14esima, evitando accuratamente di aggiungere nuove categorie di lavoro disagiato con le relative deroghe, ripristinando il limite dei 62 anni per andare in quiescenza anticipata senza penalizzazioni economiche. Non si dimentichi poi che tutto il pacchetto dell’Ape è di carattere sperimentale fino alla fine del 2019. Ma la prima cosa da fare è impedire che vadano avanti i progetti di abolizione della riforma Fornero”.
Più voci esperte sostengono l’impossibilità tecnica di modificare la legge Fornero tenuto conto della situazione attuale.
Sarà un bel problema da risolvere per il nuovo esecutivo che non potrà mantenere le promesse elettorali.

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