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Opinioni e commenti
 

Previdenza. Versamenti volontari: entro il 31 marzo il pagamento all’inps
Pubblicato il 29-03-2018


Previdenza

VERSAMENTI VOLONTARI: ENTRO IL 31 MARZO IL PAGAMENTO ALL’INPS

Scade sabato 31 marzo, il termine ultimo utile per corrispondere all’Inps i contributi volontari relativi al terzo trimestre dell’anno corrente (Ottobre – Dicembre 2017). Al riguardo è appena il caso di precisare che nel 2017 per coprire un anno di contribuzione volontaria occorre una spesa minima di 2.903 euro. E se si è stati autorizzati dopo il 31 dicembre del 1995 si deve addirittura spendere 522 euro in più. Entro la fine del corrente mese – come già indicato in apertura – scade quindi il termine per il pagamento riferito al trimestre ottobre – dicembre, l’ultimo dei quattro appuntamenti previsti per l’anno appena passato (il primo del 2018 è infatti fissato al 30 giugno prossimo). L’aumento registrato nel 2017, in confronto al 2014 (ultimo incremento intervenuto per effetto dell’inflazione zero rilevata dall’Istat nel 2015 e 2016), è dovuto alla consueta lievitazione delle retribuzioni di riferimento, aggiornate all’1,1% per via dell’inflazione. La «volontaria» – si ricorda – coinvolge numerosi ex lavoratori (soprattutto donne) che hanno scelto di continuare l’assicurazione provvedendo in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione. Da un’occhiata sommaria alle tabelle, i cui parametri vigenti nel 2017 sono indicati in un’apposita, specifica circolare Inps, si nota facilmente come costa sempre di più «farsi» una prestazione pensionistica da soli, per chi si è ritirato prima del tempo dall’attività lavorativa. Non solo, ma in passato – giova sottolinearlo – la sola autorizzazione al versamento ha costituito un ottimo scudo per difendersi dalle novità progressivamente introdotte in materia di requisiti pensionistici. Anche se, dopo la riforma Monti-Fornero, ora non è più così.

Valori 2017. Le somme da corrispondere differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro) l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87%, se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 32,87% (33% per le quote eccedenti i 46.123 euro annui) per le autorizzazioni successive.

Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2017, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro, il contributo non può essere inferiore a 64,98 euro per i soggetti autorizzati sino al 31 dicembre 1995 e a 55,95 euro per le autorizzazioni successive.

Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi:

1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso);

2) online, sul sito internet www.inps.it;

3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito;

Una protezione vulnerabile. La possibilità di versare volontariamente in occasione delle precedenti riforme ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da 15 a 20 anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prefigurata la conservazione dei «vecchi» 15 anni in favore dei soggetti autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 31 dicembre 1992. Per non parlare dei famosi «blocchi» temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 e il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione,

Adesso la musica è cambiata. Soltanto un ristretto numero di contribuenti volontari è infatti rientrato nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. Ciò non toglie che la richiesta di autorizzazione alla prosecuzione volontaria, inoltrata alla cessazione o sospensione del servizio lavorativo, sia inutile. Non costa nulla e non è soprattutto impegnativa (nel senso che non si è affatto obbligati a continuare a versare fino alla quiescenza).

Assegno pensione Inps

APRILE CAMBIA DATA

La pensione di aprile tarderà ad arrivare. Complice la Pasqua e Pasquetta, che cadono nel primo e nel secondo giorno del mese, il pagamento dell’assegno da parte dell’Inps slitterà a martedì 3 aprile. E questo riguarda sia gli accrediti alle Poste che presso gli istituti bancari. Il nuovo calendario delle pensioni è stato deciso con la legge di bilancio 2018. “Al fine di razionalizzare e uniformare le procedure e i tempi di pagamento delle prestazioni previdenziali corrisposte dall’Inps, i trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento, erogati agli invalidi civili, nonché le rendite vitalizie dell’Inail – si legge sul sito dell’Inps – sono posti in pagamento il primo giorno di ciascun mese o il giorno successivo se il primo è festivo o non bancabile, con un unico mandato di pagamento, ove non esistano cause ostative”.

Bonus asilo nido

ENTRO IL 31 MARZO LA DOMANDA ALL’INPS

C’è tempo fino al 31 marzo per richiedere il bonus asili nido dell’ultimo quadrimestre 2017. Chi non è riuscito a farlo nei termini ordinari, ossia entro la fine dell’anno scorso (sono tanti, secondo l’Inps), può rimediarvi utilizzando l’apposita procedura che è stata attivata dall’Inps sul proprio sito internet.

Il bonus, si ricorda, vale 1.000 euro annui e spetta in due ipotesi:

1) a sostegno del pagamento delle rette per la frequenza di asili nido pubblici e privati autorizzati (cd “contributo asilo nido”);

2) a sostegno dell’introduzione di forme di supporto presso l’abitazione a favore di bambini affetti da gravi patologie croniche.

In ogni caso il contributo è erogato in 11 mensilità, per cui vale 90,91 euro a mese. L’importo rappresenta anche il massimo mensile erogabile dall’Inps soltanto dietro presentazione della ricevuta di spesa.

A chiusura della procedura di presentazione delle domande del 2017, avvenuta il 31 dicembre scorso, l’Inps ha ricevuto numerose richieste di riesame da parte di genitori che non hanno indicato in domanda tutti o parte dei mesi di frequenza compresi tra settembre e dicembre 2017, mesi per i quali non sono entrati in possesso in tempo utile della documentazione di spesa. Tenuto conto dell’elevato numero di richieste, l’Inps ha predisposto una funzionalità ad hoc che consente d’integrare la domanda originaria e permette di allegare la documentazione di spesa relativa ai mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre 2017, anche da parte di richiedenti che abbiano omesso di indicare le relative mensilità in domanda.

Per inserire le mensilità “aggiuntive” occorre operare dall’area riservata, online, accedendo al menù “Allegati Domande”. Dopo aver selezionato la domanda da integrare e la tipologia di documento da inserire (per esempio: fattura), risulteranno visibili, oltre ai mesi già richiesti in domanda, i mesi non inseriti (evidenziati in rosso), cioè i mesi settembre, ottobre, novembre e dicembre, con conseguente possibilità di allegare la documentazione di spesa.

Il termine per effettuare le operazioni è fissato improrogabilmente al 31 marzo.

Cgil

CONGRESSO IL 22 – 25 GENNAIO 2019 A BARI

Il XVIII Congresso della Cgil si svolgerà a Bari dal 22 al 25 gennaio 2019. La decisione è stata recentemente assunta dal Comitato direttivo del sindacato che ha eletto la commissione politica, composta da 52 membri più i componenti la segreteria nazionale, e votato la delibera che dà il via al percorso congressuale. Fissato anche il calendario delle assemblee, che partiranno il 5 aprile, e dei congressi territoriali, regionali e delle categorie nazionali (ultimo quello dei pensionati dello Spi dal 9 all’11 gennaio 2019).

Il mandato del segretario generale Susanna Camusso (il secondo ed ultimo per statuto confederale) scade il 3 novembre 2018. Il congresso a Bari, che si terrà presso la fiera del Levante, eleggerà la nuova assemblea generale del sindacato che poi eleggerà il nuovo segretario generale.

Fisco

5 ANNI PER BATTERE CASSA

Il fisco ha cinque anni per battere cassa e riscuotere i debiti. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza numero 1997. La suprema Corte si è espressa in particolare su un caso di debiti con Equitalia: una cartella di pagamento “per imposta di registro e accessori per l’anno 1996”. In quel caso non c’è stato, scrivono gli Ermellini, “nessun accertamento giudiziale definitivo tra la notifica della cartella di pagamento e la relativa iscrizione al ruolo avvenuta in data 23 novembre 1999, per i crediti del 1996, e l’avviso di mora notificato il 18 marzo 2009 e oggetto del presente ricorso”. L’effetto è, aggiunge la Suprema Corte, accogliendo il ricorso del debitore, che “deve ritenersi prescritto il diritto, azionato ben oltre il termine di prescrizione quinquennale per esso previsto”.

Carlo Pareto

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