mercoledì, 19 dicembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Protezionismo Usa. Trump contro tutti
Pubblicato il 05-03-2018


trump bandiera

Donald Trump con determinazione continua ad estendere il protezionismo Usa innescando reazioni a catena. Da una analisi della Coldiretti, la guerra commerciale con gli Stati Uniti mette a rischio 40,5 miliardi di esportazioni Made in Italy che hanno raggiunto nel 2017 il record storico grazie ad un aumento del 9,8% rispetto all’anno precedente. L’analisi della Coldiretti, fatta sulla base dei dati Istat, fa riferimento all’ipotesi di dazi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. A gennaio 2018 c’è stata una brusca inversione di tendenza con un calo dell’1,4% delle esportazioni italiane in Usa. La Coldiretti, in un comunicato, ha sottolineato e precisato: “Gli Stati Uniti sono di gran lunga il principale mercato di riferimento per il Made in Italy fuori dall’Unione Europea con un impatto rilevante anche per l’agroalimentare. La nuova strategia USA “America First” sembra avere fino ad ora i primi effetti in una politica monetaria aggressiva che rischia di costare caro all’Italia anche in campo alimentare considerato che le esportazioni di cibo e bevande sono aumentare del 6% nel 2017 per un totale di circa 4 miliardi di euro, il massimo di sempre. Gli Usa si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna. Il vino risulta essere il prodotto più gettonato dagli statunitensi, davanti a olio, formaggi e pasta”.

Anche Arinox, l’importantissimo polo industriale del gruppo Arvedi a Riva Trigoso, specializzato nella produzione di laminati di precisione in acciaio inox, rischia di essere gravemente penalizzata dai dazi proposti dal presidente Usa Donald Trump. L’impianto industriale che assieme a Fincantieri è tra i più importanti del polo industriale di Sestri Levante, del Tigullio, della Liguria e dell’Italia, ha lanciato un allarme.

Massimiliano Sacco, AD di Arinox, ha dichiarato al Secolo XIX: “Tra una fallica gara su Twitter a chi ha ‘il bottone nucleare più grosso’ con il ‘Caro Leader’ nordcoreano Kim Jong-Un e l’altra, Donald Trump ne sta combinando parecchie. Misure e provvedimenti politici che fanno discutere, ma anche commerciali, e fra questi vi è anche motivo di preoccupazione per il Tigullio. I dazi su acciaio ed alluminio proposti da Trump avranno forti ripercussioni non solo per l’Italia e l’Europa nel suo complesso, ma anche per noi e per il Tigullio.

Nel suo delirio protezionistico (già, perché tali misure forse Trump non si è ancora accorto che sono assolutamente in linea con le politiche economiche sovietiche d’altri tempi o della Cina comunista), il Presidente USA ha annunciato nuovi dazi rispettivamente del 25 e 10% sulle importazioni di acciaio ed alluminio negli Stati Uniti. Arinox stessa, per cui l’esportazione in America è una importante fetta di mercato, ha inviato una lettera, attraverso uno studio legale in loco, che fa ora parte del dossier con i pareri delle aziende allo studio del ministero del commercio statunitense”.

Se i dazi su acciaio e alluminio annunciati da Trump saranno introdotti così, senza esclusioni, avranno forti ripercussioni non solo per l’Italia e l’Europa, ma anche per il Tigullio. Nel Tigullio che punta sul turismo, ma intanto cerca di tenersi strette le sue industrie, imprenditori e dirigenti d’azienda sono sintonizzati sui canali statunitensi. Massimiliano Sacco è fra questi. Da tempo, con il gruppo Finarvedi di cui Arinox fa parte, è in attesa di conoscere le mosse degli Stati Uniti previste sulle importazioni, volute dal presidente Donald Trump per proteggere e favorire i mercati interni. Due giorni fa, la doccia fredda è arrivata. Dazi del 25 per cento sulle importazioni di acciaio e del 10 per cento sulle importazioni di alluminio. L’amministratore delegato di Arinox ha affermato: “A oggi però non sappiamo se ci sono categorie o nazioni che verranno escluse dal pagamento delle imposte doganali. Ci sono prodotti come l’acciaio al carbonio  che sono già soggette ai dazi, mentre altri, come l’acciaio inox, no. In ogni caso, quelli annunciati da Trump sarebbero in aggiunta alle imposte già esistenti. Da mesi stiamo seguendo la vicenda con molta attenzione”.

Il parere e le richieste di Arinox e di  Finarvedi a proposito dei dazi sono inserite, fra gli altri analoghi, nel dossier di 260 pagine sul tavolo del ministero del commercio statunitense. L’amministratore Sacco ha spiegato: “Ci siamo rivolti a uno studio legale americano, nostro tramite con il ministero del commercio: negli Stati Uniti funziona così. E nel documento che contiene i pareri delle aziende, c’è anche la nostra lettera presentata circa un anno fa. Ci sono due versioni del documento: una pubblica, che tutti possono richiedere e leggere; una privata che contiene dati riservati, da non mostrare per svelarli alla concorrenza. Si attende di conoscere la data in cui entrerebbero in vigore questi dazi, e se vi siano nazioni che da essi potrebbero essere escluse. È chiaro che tali draconiane imposte, esplicitamente volte a scoraggiare le importazioni in USA per favorire la produzione interna (ammesso e non concesso che questo sia l’effetto che avrebbero: anche gran parte degli economisti americani sono al riguardo assai scettici), danneggerebbero gravemente gli introiti di Arinox, e questo può scatenare una reazione a catena che si abbatterebbe sui lavoratori del Tigullio lì impiegati. Altro che nuove assunzioni. Più in generale, poi, il pericolo è anche globale: uno dei rischi è che, scoraggiate da tali dazi, le esportazioni dal sud est asiatico prendano a rimbalzare verso l’Europa. E se l’Europa dovesse cedere ad imporre misure analoghe per affrontare il problema, l’effetto domino protezionistico in totale antitesi a quella globalizzazione del mercato che proprio USA ed Europa hanno cavalcato nei passati decenni potrebbe divenire una spirale incontrollabile”.

I rapporti bilaterali tra Cina e Usa  sono tra i più importanti al mondo e la loro stabilità interessa non soltanto i due Paesi. Lo ha affermato Zhang Yesui, portavoce del Congresso nazionale del popolo. In merito ai dazi che il presidente americano Donald Trump vuole imporre su acciaio ed alluminio. Zhang ha commentato: “Se gli Usa metteranno in atto iniziative contro gli interessi cinesi, allora prenderemo le misure necessarie. La Cina non vuole alcuna guerra commerciale con Usa, ma non ignoreremo le azioni che minacciano i suoi interessi”. Le affermazioni di Zhang sono state fatte dopo che gli Stati Uniti hanno portato i dazi al 25% e al 10%, rispettivamente alle importazioni di acciaio e alluminio, avendo all’apparenza per target proprio Pechino. Il portavoce cinese ha aggiunto: “Cina e Usa hanno sistemi e culture diversi, ma questo non vuol dire necessariamente che debba esserci un conflitto”. Zhang ha messo in guardia da errori di calcolo e di giudizio che potrebbero avere pesanti conseguenze.
Zhang, infine, ha ricordato il dialogo in corso tra le diplomazie dei due Paesi. La scorsa settimana, Liu He, il più stretto advisor economico del presidente Xi Jinping e indicato come prossimo vice premier, si è recato a Washington allo scopo di provare ad allentare le tensioni. Prima di lui, a inizio febbraio, c’è stata la missione del Consigliere di Stato Yang Jiechi, il capo della diplomazia cinese.

Anche su fronte interno, negli USA sono sempre più tesi i rapporti tra Donald Trump e il suo entourage dopo lo scontro sui dazi. A minacciare le dimissioni è stato, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, Gary Cohn, il consigliere economico della Casa Bianca. L’ipotesi è stata ventilata da colleghi e amici dell’ex banchiere di Goldman Sachs. Alla vigilia dell’annuncio del tycoon, Cohn avrebbe detto che lascerà il suo incarico se il presidente firmerò il provvedimento.

Per allentare la tensione interna, il presidente americano Donald Trump ha twittato che i dazi doganali sull’acciaio e sull’alluminio potrebbero essere modificati nel caso in cui l’America riuscisse a ottenere un Nafta nuovo e giusto. (accordo nordamericano di libero scambio tra Stati Uniti, Canada e Messico).

Trump ha scritto: “Abbiamo grandi deficit commerciali sia con il Messico che con il Canada. Il Nafta, che è al momento in fase di rinegoziazione, è un accordo cattivo per gli Usa che prevede massicci spostamenti di aziende e posti di lavoro. Le tariffe sull’acciaio e l’alluminio saranno ritirate solo con un accordo Nafta nuovo e giusto”.

L’attuale presidente degli Stati Uniti non ha ancora capito che il protezionismo è come un’arma a doppio taglio con effetti ‘boomerang’.

Salvatore Rondello

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento