mercoledì, 25 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

70 anni di storia editoriale. Quando mister Tex incontrò il dr Magnus
Pubblicato il 22-03-2018


TEX MAGNUS 01Per convenzione, la data di nascita dei fumetti è il 5 maggio 1895, ma non è poi così certa. Giusto o sbagliato che sia, diciamo che in questa data appare sul “New York World” di Joseph Pulitzer il primo personaggio di grande successo: Yellow Kid, di Richard Felton Outcault.

In oltre cento anni, quindi, sono state inventate decine di migliaia di personaggi a fumetti, ma sono rarissimi quelli ancora oggi in attività senza mai avere subito interruzioni. In un elenco sicuramente parziale, ci vengono in mente Topolino/Mickey Mouse (1928 nei cartoni animati, 1930 nei quotidiani e 1940 negli albi), Superman/Nembo Kid (1938), Batman (1939) e, forse, Wonder Woman (1941).

In questa striminzita lista va aggiunto anche Tex Willer perché 70 anni di vita editoriale sono un caso di longevità quasi unico. In sette decenni, le sue gesta sono state raccontate da una miriade di sceneggiatori e di disegnatori. Tutto questo lavoro ha prodotto, come è giusto che sia, una gran quantità di storie di buon livello, altre sufficienti, alcune proprio da buttare via, e poche che brillano come diamanti incastonati nella corona di uno degli imperatori regnanti del fumetto mondiale.

Una delle gemme più brillanti della leggenda di Tex è “La valle del terrore”, scritta da Claudio Nizzi e disegnata da un Magnus in grande spolvero. La storia è stata pubblicata, al termine di quasi otto anni di snervante attesa da parte del fandom, (per tacer dell’editore) nel numero 9 della collana Speciale Tex (i cosiddetti Texoni), pubblicato nel giugno 1996, quattro mesi dopo la sua morte.

Nel settembre dello stesso anno esce anche il volume “Al servizio dell’eroe – Il Tex di Magnus”, a cura di Andrea Plazzi e Edoardo Rosati, Editrice Punto Zero, che racconta il dietro le quinte di tutto il lavoro profuso da Magnus per dare il meglio di sé pur nel rispetto del canone ufficiale dei personaggi.

Speciale Tex è una serie particolare con albi di grande formato, cm. 21 x 30, con 244 pagine disegnate più 16 di testo. Dal 1988 presenta alcuni tra i più prestigiosi autori italiani e internazionali che hanno accettato di cimentarsi con le storie del ranger.

“La valle del terrore” è il testamento artistico di Magnus, assieme a “Le Femmine Incantate”. Il coronamento di una carriera prestigiosa iniziata con Kriminal e Satanik, due protagonisti della stagione dei cosiddetti fumetti neri, apparsi nel 1964.

Nel 1991 Magnus lascia Bologna per trasferirsi nella Locanda del Gallo, un albergo di Castel del Rio, paesino nell’alta valle del Santerno in Romagna. Raramente abbandona il suo rifugio negli Appennini. Un’eccezione sono le visite a Milano per discutere del Texone con la redazione Bonelli. In quelle rare occasioni, Magnus non manca mai di fare un salto a “La Borsa del fumetto”, la prima libreria italiana specializzata sul tema, per scambiare quattro chiacchiere con Nessim Vaturi, proprietario e suo grande amico.

Ed è durante uno di quei radi e rapidi passaggi milanesi che chi scrive, che all’epoca curava l’ufficio stampa de “La Borsa del Fumetto” e alcune pubblicazioni dedicate al mondo dei comic, lo ha intervistato .

TEX MAGNUS 00Quella che segue è una intervista “quasi” impossibile, nel senso che la versione che proponiamo (realizzata dal sottoscritto) non è la mera ristampa di quella apparsa sul numero 20 della “Libreria dell’immagine” del 15 febbraio 1992, assieme a un disegno realizzato per l’occasione, ma è un re-editing, giocato anche sul filo della memoria.

Come hai reagito quanto ti hanno proposto di disegnare un Texone?
Con un po’ di panico perché mi sono sentito addosso quasi una condanna a morte. Però lo faccio volentieri perché i fumetti (secondo me immeritatamente) mi hanno dato molto e c’è una grande massa di lettori entusiasta alla quale io dedico questo mio lavoro. E lo faccio veramente per loro, non per l’editore o per Tex, ma proprio per la gente che magari mi ferma per strada e si complimenta.

Ti trovi bene a disegnare Tex nell’Appennino o preferiresti essere nel Gran Canyon?
Qui nell’Appennino, senz’altro, anche se però il Gran Canyon … Io ho delle foto dei luoghi di Tex che nei fumetti non si sono mai visti. Penso a una foto di una segheria dell’epoca con alberi così giganteschi che dieci uomini non riuscirebbero ad abbracciarne uno e mi immagino i personaggi che diventerebbero come delle miniature. Allora ben venga l’ispirazione dell’Appennino dove burroni, precipizi e situazioni selvagge ne trovo a iosa, e più a misura dei personaggi del fumetto.

TEX MAGNUS 02Come hanno reagito le persone del luogo quando hanno saputo che ti sei ritirato nel paese per disegnare Tex?
Quando è trapelata la notizia, sono scesi in motocicletta dall’alto del monte per conoscere quello che disegna Tex, che non sono io, naturalmente, e mi dicono “Se lei disegna Tex Willer, basta! Sono orgoglioso di conoscerla!” In pratica sono stato adottato, diffidato ad andarmene e tenuto a raccontare di Tex Willer e Kit Carson quasi fossi … Hai presente il Davy Crockett che in Pecos Bill le sparava sempre grosse? Così io, che vicino al fuoco affermo che ho conosciuto il signor Willer di cui racconto storie incredibili. E faccio tutti contenti.

Come ha vissuto, invece, la redazione Bonelli l’esperienza di un Tex gigante realizzato da un autore come Magnus?
Non se n’è neanche accorta. Sono oberati di lavoro e io sono come un cercatore di tartufi che arriva ogni tanto e la mia presenza è stata irrilevante. In futuro potrà essere diverso perché mi sono liberato da impegni precedenti e sarò quasi esclusivamente impegnato con Tex. Comunque, devo confessare di essere stato preso da questa storia e non riesco a immaginarmi oltre se non dopo averla finita, se non dopo che sono uscito correttamente da questa impresa che è diventata una sfida mica da poco.

Quindi non stai pensando, per esempio, a nuove storie di ambientazione orientaleggiante? O ti sei preso una pausa di riflessione?
Senz’altro una pausa di riflessione da questo genere di storie, perché realizzare “Le femmine incantate” mi ha fatto morire dalla fatica. Un po’ perché sono storie complesse, un po’ perché hanno un formato particolare e di difficile pubblicazione. Inoltre, hanno avuto meno successo de “Le 110 Pillole”, o altre cose, per cui, se devo faticare e non avere il minimo riscontro, anzi diverse obiezioni, tanto vale lasciar perdere.

TEX MAGNUS 08C’è stato un periodo in cui eri considerato un disegnatore estremamente rapido. Quanto tempo impieghi per le matite di una tavola di Tex?
Ci vuole molto tempo per le matite di Tex. Le esigenze del disegno realistico non mi consentono di usare certi segni di sintesi che sarebbero troppo duri. E’ tutta una cosa più morbida dove si tiene conto della luce tanto che ho dovuto studiare Galep e rifarmi alla sua lezione. Sempre inchiostrare tenendo conto della provenienza della luce in modo che il segno grosso sia nell’ombra e il sottilissimo nella giusta luce. Galep ha delle sottigliezze impressionanti sicché un pennarello 0.1, che è il più sottile, è grosso per Tex. Se pensiamo alle cartucce nella cartucciera, al manico della Colt e ad altri dettagli simili, il disegnatore deve avere polso d’acciaio e occhio d’aquila perché se varia un tratteggio anche di poco rischia di fare uno stivalone, un cappellone, una rivoltellona e altre cose del genere.

Hai trovato difficoltà o sfide particolari?
Nella sceneggiatura ci sono 38 pagine, che mi accingo ad affrontare, dove un fatto ne segue un altro e dove l’orologio scandisce il tempo dalle dodici sino alla mezzanotte, e io non ho ancora idea di come sarà la luce dall’inizio alla fine della sequenza. Per questo le inchiostrerò seguendone lo stesso ritmo.

A proposito di Galep, lui disegna i cavalli con rara maestria. Tu come te la cavi?
I cavalli me li disegna Giovanni Romanini (suo collaboratore sin dalla fine degli anni Sessanta, nda). Lui ha proprio una dote personale e li fa recitare benissimo. Io gli descrivo la situazione, le proporzioni e l’atteggiamento, e lui riporta sulla carta le mie indicazioni, a volte correggendole in meglio.

E’ stato faticoso adattare il tuo stile al west di Tex?
Mi rendo conto che il mio segno è limitato in quanto poco adatto allo stile eroistico che ci vorrebbe per Tex. Faccio molta fatica a stare in un minimo di decenza stilistica, anche se ho lavorato molto piano sino a oggi, perché avevo paura di fare un lavoro troppo approssimativo. Invece, camminando come con gli zoccoli su una roccia scivolosa, passo dopo passo, ritengo di aver inquadrato tutta la storia nella sua giusta dimensione. E devo dire che ci saranno anche delle belle luci perché sono andato a riscoprire il West delle incisioni dell’Ottocento, ombre comprese.

Come ti sei documentato?
Un fan, che già mi voleva bene dai tempi di Alan Ford e che quando ha saputo di Tex ha esultato, mi ha regalato in fotocopie ingrandite un catalogo dell’epoca dove veniva offerta merce di tutti i tipi: orologi, scarpe, posate, pompe da giardino, attrezzi agricoli, pistole Colt 45, la mitragliatrice Gatling, praticamente tutto quello che poteva essere comprato per corrispondenza. Su questo catalogo ho trovato anche immagini di certe fabbricone con cento ciminiere e fumo incredibile, dato che allora non c’era il problema dell’inquinamento e la potenza industriale la si misurava in base alle ciminiere, che sembravano tanti vulcani in attività. Per non parlare poi dei vagoni ferroviari con i sedili ricamati e le lampade a gas. Tutte cose che da noi non si sono mai viste, neanche nei film.

Pur non potendo rivelare niente della trama, puoi dirci se c’è un ruolo importante per un personaggio femminile?
Ce ne sono due. C’è una femme fatale, terribile, molto cattiva, bella e di esotica stirpe, e anche una buona ragazza onesta.

TEX MAGNUS 10Quanto ti condizionano i tuoi lavori precedenti?
Certo di non farmi influenzare, altrimenti sarebbe un disastro. Non posso pensare, per esempio, a cose come l’Alan Ford dei vecchi tempi perché altrimenti mi scappano i nasoni in Tex e io un Tex/Bob Rock (uno di personaggi della serie, nda) l’ho già disegnato e Sergio Bonelli non l’ha neanche voluto vedere. Oltretutto ha preso una faccia cattiva, da ladro di cavalli delle storie dei paperi disegnate da Carl Barks.

Hai rispettato la tradizione bonelliana del Tex tutto di un pezzo?
Io avrei voluto disegnarlo in mezzo a un mucchio di signore che lo invitavano a cento feste, ma non posso forzare le situazioni oltre una certa misura. Oltretutto dovrebbe cambiare abbigliamento e io l’avevo persino già disegnato in abito gessato, cioè in completo nero con le righe verticali …

E quando lo ha visto Sergio Bonelli gli è venuto un colpo?
No: mi è corso dietro con l’ascia di guerra!

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Antonio Salvatore Sassu

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