giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

TEMPO DI RICOSTRUIRE
Pubblicato il 06-03-2018


folla

Chiuse le operazioni di voto e di conteggio è il tempo di capire cosa è successo. Il centro sinistra ancora tramortito dalla valanga elettorale deve fare i conti con se stesso. La cosa più sbagliata sarebbe far finta di nulla. Il dimissioni a effetto posticipato di Renzi non hanno contribuito a stemperare le tensioni. Anzi. Sono viste come un modo di restare per guidare la transizione. E la temperatura  interna sale con il leader del Pd che è andato all’attacco chiudendo a ‘intese con gli estremisti’, facendo riferimento sia alla Lega che al Movimento Cinque stelle. E oggi ha ribadito la linea: “Le elezioni sono finite, il Pd ha perso, occorre voltare pagina. Per questo lascio la guida del partito. Non capisco le polemiche interne di queste ore. Ancora litigare? Ancora attaccare me? Nei prossimi anni il Pd dovrà stare all’opposizione degli estremisti” e del M5s. “Per me il Pd deve stare dove l’hanno messo i cittadini: all’opposizione. Se qualcuno del nostro partito la pensa diversamente, lo dica in direzione lunedì prossimo o nei gruppi parlamentari”. Direzione alla quale sembra che il segretario del Pd non prenda parte.

Intanto il segretario del Psi Riccardo Nencini, non nasconde la propria delusione per i risultati ottenuti dalla Lista Insieme: “Abbiamo provato a fermare la slavina con le sole mani. Non ce l’abbiamo fatta. La lista Insieme è stata al di sotto di ogni aspettativa dentro il risultato più negativo di sempre per la sinistra italiana. Ci sono due cose da fare nell’immediato: ricostruire un fronte riformista capace di sostenere la sfida di questi tempi e schierarsi all’opposizione di governi composti da forze politiche con programmi alternativi a quelli del centro-sinistra. Il PSI avvierà nelle prossime ore una riflessione al suo interno per valutare le decisioni da prendere”.

Ma la novità è la probabile discesa in campo di Carlo Calenda, ministro uscente dello Sviluppo economico all’indomani dall’apertura delle ostilità tra i favorevoli a un accordo con M5s e i contrari, capitanati dallo stesso segretario. La decisione di Calenda è stata comunicata via twitter, alle otto e mezza di stamani, quando ha scritto che “non bisogna fare un altro partito ma lavorare per risollevare quello che c’à”. “Domani – ha aggiunto – mi vado ad iscrivere al Pd”. Un annuncio che è stato immediatamente salutato con favore da molti big del partito, alcuni dei quali ieri sera hanno espresso, apertamente o meno, le proprie perplessità per la scelta di non dimettersi immediatamente comunicata da Renzi.

Tra i retweet dell’annuncio di Renzi, spiccano quelli del portavoce Matteo Richetti, del vicesegretario Maurizio Martina, di Anna Finocchiaro, di Luigi Zanda (autore di una nota molto critica ieri nei confronti di Renzi) ma soprattutto del premier Paolo Gentiloni, che tra ieri e oggi ha avuto un giro di conversazioni e scambi di valutazioni con i principali leader politici e di governo europei, a partire da Angela Merkel e Emmanuel Macron.

“La sconfitta alle elezioni politiche di domenica – ha detto Martina – è inequivocabile e impone un’analisi profonda. Gli elettori ci hanno dato un segnale inequivocabile e dopo cinque anni di governo, oggi, tocca ad altri l’onore e l’onore di guidare l’Italia. Bisogna che la nostra discussione sia all’altezza del problema e non degeneri in sterili polemiche inconcludenti”.

A Calenda sono giunte anche le congratulazione telefoniche dello stesso Renzi, che però su Facebook ha ribadito con maggiore forza quanto detto ieri al Nazareno: “Nei prossimi anni – ha scritto – il PD dovrà stare all’opposizione degli estremisti. Cinque Stelle e Destre ci hanno insultato per anni e rappresentano l’opposto dei nostri valori. Sono anti europeisti, anti politici, hanno usato un linguaggio di odio. Ci hanno detto che siamo corrotti, mafiosi, collusi e che abbiamo le mani sporche di sangue per l’immigrazione: non credo che abbiano cambiato idea all’improvviso. Facciano loro il Governo se ci riescono, noi stiamo fuori. Per me – ha aggiunto – il Pd deve stare dove l’hanno messo i cittadini: all’opposizione. Se qualcuno del nostro partito la pensa diversamente, lo dica in direzione lunedì prossimo o nei gruppi parlamentari”.

Sulla impossibilità di fare un governo con i 5 Stelle sgombra il tavolo allontanando ogni anche il ministro Dario Franceschini: “Non ho mai pensato sia possibile fare un governo con M5s e tantomeno con la destra. Sufficientemente chiaro? Non trovo nemmeno traccia nel Pd di qualcuno che abbia in mente di farlo, quindi sono inutili polemiche o velenosi depistaggi mediatici”. “Abbiamo perso le elezioni e quindi l’unica strada giusta e possibile è andare all’opposizione. Nel Pd siamo e saremo tutti d’accordo su questo”. MA poi aggiunge: “Ma dovremo ragionare di errori compiuti e delle strade per rifondare Pd e nostro campo”. Più netto il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino che si dice “disposto a dare una mano”. Poi su Renzi aggiunge: “Sono d’accordo sulle dimissioni di Renzi da segretario avendo io chiesto l’azzeramento dei vertici perché quando si prende una batosta del genere, la più pesante del partito dal dopoguerra, un pezzo di responsabilità ce l’hanno tutti i vertici a cominciare dal sottoscritto”.

Sul fronte delle prospettive per la formazione del governo, l’attenzione è puntata sulle future mosse del Capo dello Stato e sulla reale possibilità di un dialogo tra M5s e il Pd, per ora apertamente osteggiato da Renzi. Beppe Grillo, interpellato sulla questione, ha detto che tutto è in mano al “capo politico” Luigi Di Maio, che stasera festeggerà la vittoria pentastellata nella sua Pomigliano d’Arco, mentre da via Bellerio Matteo Salvini ribadisce la propria indisponibilità a un governo coi grillini. Sul fronte dei delusi, è scettica Emma Bonino sulla possibilità di un governo assieme a M5s, e la presidente Laura Boldrini esprime su Facebook tutta l’amarezza per il risultato di LeU, sul quale sollecita una “discussione approfondita”. Tanto che Pier Luigi Bersani commentando su twitter l’esito del voto si sbilancia: “Facciamo un discorso onesto. In pochi mesi, nemmeno noi di Liberi e Uguali abbiamo trovato la soluzione. Ma almeno abbiamo visto per tempo il problema! Se nel mondo progressista si smette finalmente di negare il problema, una sinistra plurale potrà riprendere il suo cammino”.

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