lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Riflessioni post elettorali
Pubblicato il 05-03-2018


I dati di novità rispetto a quelli di tutti i sondaggi sono quattro: la travolgente avanzata del Movimento Cinque stelle che si attesta oltre il 32 per cento, la debacle del Pd che scivola al 18, la contestuale affermazione della Lega, oltre il 17, che ribalta il rapporto di forze con Forza Italia ferma al 14, l’insuccesso di LeU che si ferma poco sopra il tre. Cerchiamo di capire e di ragionare. L’insoddisfazione sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, assieme alla disoccupazione, soprattutto nel Sud ancora troppo alta, non spiegano da sole una tendenza cosi travolgente a favore delle forze più estreme di opposizione. L’insoddisfazione si salda a mio avviso con una forte tendenza anti establishment alimentata da campagne di stampa, sulle televisioni, sui social, continua, incessante, produttiva. E’ una posizione dell’elettorato che si é manifestata con forza negli Stati uniti dove il trionfo di Trump precede e si accomuna con l’orientamento del voto italiano.

I partiti di governo, ma anche Forza Italia e perfino LeU, sono stati concepiti come forme di politica tradizionale, una dimensione del potere rinchiuso in se stesso. Berlusconi non solo non ha portato, come tutti prevedevano, un incremento di consensi al suo partito attraverso le sue continue uscite televisive, ma ha finito per produrre un disincentivo a votarlo a causa della sua immagine logorata, dei suoi difetti di linguaggio, delle sue stravaganti promesse da prestigiatore. Bersani, D’Alema, il povero Grasso, hanno contestato Renzi fornendo però un’immagine ancora più vecchia, anzi arrugginita, della sinistra, un revival di parole e di slogan incapaci di fornire una reale alternativa che non fosse il ritorno a un deja vu ideologico e dogmatico fuori dal tempo. Non si sono accorti che il mondo, l’Europa e soprattutto l’Italia, si dirigeva dalla parte opposta alla loro. E loro insistevano convinti del contrario.

Al presidente Mattarella spetta un compito complicato e delicato. Nessuno può vantare una maggioranza parlamentare. Tuttavia la forza di maggioranza relativa che più si avvicina al necessario quorum è il centro-destra a trazione leghista. Probabile dunque che il primo mandato sia quello a Salvini. Riuscirà il leader leghista a convincere qualche parlamentare dello schieramento avverso a votare il suo governo? Difficile prevederlo. In seconda battuta può essere affidato un incarico al primo partito, al suo candidato Di Maio, per verificare l’esistenza di una convergenza con altri, contro la quale sta sparando fuoco e fiamme Beppe Grillo. La terza ipotesi è l’affidamento di un mandato a un’alta personalità per comporre un governo con una maggioranza trasversale, il governo del presidente, che avrebbe vita breve, forse dovrebbe anche por mano a una nuova legge elettorale e nel giro di un anno rimandare l’Italia al voto.

La crisi del Pd e della sinistra italiana, con le prevedibili dimissioni di Renzi, é senza precedenti. Qualcuno l’ha paragonata a quella della sinistra francese. Però in Francia, dove il risultato dei socialisti é stato ben peggiore di quello del Pd, ma dove esiste un sistema semipresidenziale e una legge elettorale che assicurano stabilità, lo sbocco é stato il riformista Macron non Di Maio. Una sinistra, anzi un centro-sinistra ed é ben peggio, sul 22-25 per cento in Italia non s’era mai vista. La sinistra italiana tra prima e seconda repubblica si é sempre attestata attorno al 40 per cento. Solo due le eccezioni. Il dato del Fronte popolare del 1948, che era del 30,98 per cento, e il risultato dei progressisti occhettiani nella disfatta del 1994 che superò il 34. Se noi pensiamo che il problema sia spostare la sinistra un po’ più a sinistra o un po’ più a destra non ne saltiamo fuori. Restiamo prigionieri di uno schema che non esiste più. Penso che sarebbe bene che il primo atto di tutti i partiti di sinistra fosse il loro azzeramento, poi la definizione di un percorso per fondare un soggetto, non necessariamente un partito, che metta nella sua agenda due temi essenziali: quale Europa e quale leader.

E veniamo alla nostra piccola comunità socialista con un primo sguardo fuori di noi. Emma Bonino ha preferito marciare sola e non ha raggiunto la quota del tre per cento, dunque non ha eletto nessuno. Con noi e i verdi l’avrebbe superata. Una piccola soddisfazione. Il risultato di Insieme, ben al di sotto anche di aspettative non illusorie, ha mostrato che senza risorse, senza visibilità e senza leader, non si possono affrontare le elezioni. La proposta di un azzeramento riguarda anche noi, per la verità già più volte azzerati dall’elettorato e da tempo più soggetto per elezioni locali che per consultazioni nazionali. Lasciamo perdere idee bislacche di rifondazioni e di unità non si sa con chi e perché e distinguiamo bene tra storia, editoria, pubblicistica e politica. Per le prime tre occorre salvaguardare i nostri strumenti (e l’elezione di Nencini ci consente se non altro di poter concorrere al finanziamento) tra i quali l’Avanti, Mondoperaio, la stessa fondazione di Acquaviva, adesso l’archivio digitalizzato dell’Avanti. Per la politica non vedo possibilità di autonome sopravvivenze. Occorre capire che all’appuntamento con la rinascita di una forza riformista europea dovremo contribuire, per quel poco che rappresentiamo, anche noi, magari assieme agli amici verdi e ai radicali pannelliani. E magari subito con un più stretto coordinamento tra di noi. Se azzeramento ci sarà e con esso un nuovo inizio penso che sarebbe stupido erigere per noi i vecchi steccati.

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Commenti all'articolo
  1. caro Mauro, mi sembra che anche il PSI “”Non si sono accorti che il mondo, l’Europa e soprattutto l’Italia, si dirigeva dalla parte opposta alla loro. “” qualcosa non quadra anche per noi.
    Spero che chi non è stato rieletto resti nel partito e dia una mano
    a rimettere in piedi, con altri, qualcosa che funzioni meglio.

  2. Se mi è permesso un breve commento, a me sembra che queste elezioni abbiano sancito la fine delle categorie di un tempo. Destra, Sinistra, Centro, sono concetti ormai superati. A questo punto credo che la soluzione più logica sarebbe la fusione di PD&coci con Forza Italia, per la creazione di un grande partito social-liberale, unico argine al polo “populista” di Salvini, Meloni e, battitore libero, M5S. L’antagonismo non è più fra C-dx e C-sx ma fra europeisti democratici e anti-europeisti illiberali.
    Saluti, Mario.

  3. P.s. Aggiungo che forse da parte nostra sarebbe ora di fare mea culpa e cercare di capire questo M5S. Io che lo credevo un movimento da aborrire, mi chiedo se non sia invece giusto che governino, visto che hanno vinto. A seconda di quello che propongono potrebbero ottenere l’appoggio esterno di Forza Italia e/o del PD. Sarebbe comunque meglio di una coalizione M5s-Lega.

  4. Quando le cose vanno male, in politica come in altri campi, si cerca sempre, o quasi, un capro espiatorio, e successe altrettanto con Craxi al quale si addebitò, se non ricordo male, di non aver saputo compiutamente leggere il cambiamento intervenuto con la caduta del muro di Berlino (quando tutti conosciamo bene il clima di ostilità che venne fomentato e alimentato allora, e strumentalmente, nei suoi confronti).

    In ogni caso, leggere ed interpretare quei fatti di circa trent’anni fa non era tanto facile, anche per l’insieme dei risvolti internazionali, talvolta poco decifrabili, mentre ai tempi nostri era molto più semplice, a mio avviso almeno, comprendere il sentimento di preoccupazione che è andato via via salendo dal Paese (bastava darsi il tempo di ascoltare quanto diceva la “gente” nei luoghi che quotidianamente frequentiamo).

    A sinistra, lo abbiamo imparato bene, ci sono i depositari della verità, quelli del pensiero “politicamente corretto” che bollano come populismo, nazionalismo, razzismo, omofobia, xenofobia, ecc…, tutto ciò che si discosta dai loro punti di vista, ma io credevo, o speravo, che i socialisti – parlo naturalmente della parte collocata nell’attuale sinistra – non fossero così autoreferenziali, al punto da non distinguersi dai primi.

    Mi esprimo in questo modo perché ho avuto l’impressione, e non sono stato l’unico, che si siano accodati ai “politicamente corretti”, nel vedere rigurgiti di fascismo, ecc.., laddove vi era soltanto la voglia di riscoprire valori identitari, o il legittimo desiderio di sicurezza, e a non aver compreso le priorità dell’oggi (vedi il voler lavorare senza un carico fiscale come l’odierno, o il non vedersi costretto a cessare la propria attività per un insieme di “pastoie”).

    Io non so cosa intenda il Direttore per “azzeramento”, ma il “nuovo inizio” dovrebbe a mio avviso coincidere con un cambio di linea politica, ad impronta decisamente riformista, che guardi la situazione nel suo complesso, con occhio pragmatico e non ideologico, e lo stesso vale per le relative soluzioni (il non andare su questa strada mi sembrerebbe sbagliato, e se un errore può essere passabile, il perseverarvi non verrebbe compreso).

    Per fare un esempio, il programma condiviso dal PSI, se non l’ho frainteso, mi è parso piuttosto concentrato sull’ambientalismo, un tema senz’altro importante ma che andrebbe inserito all’interno di un “pacchetto” di proposte, perché se rimane monotematico diviene di fatto ideologico, o può apparire tale, ossia l’opposto di quel riformismo cui i socialisti si sono tradizionalmente ispirati (attento ai bisogni ma anche ai meriti).

    Da ultimo, non riesco a spiegarmi la predilezione, letta a suo tempo anche su queste pagine, per il sistema elettorale maggioritario, del tipo a collegio uninominale, dal momento che un partito “minore” può salvaguardare la propria autonomia, e bandiera, soltanto con eletti nella quota proporzionale, mentre nel collegio uninominale riesce a farlo qualora abbia ivi la maggioranza dei voti, il che è di norma abbastanza improbabile.

    Quando poi ci si presenta in coalizione, nell’uninominale, il candidato proveniente da un partito “minore” si trova a dover rappresentare anche le altre forze politiche alleate, che semmai sono numericamente preponderanti, specie quando ci si associa con un partito “maggiore”, e non vedo pertanto come tale candidato possa esprimere le specificità del partito di provenienza, sia in campagna elettorale sia dopo, in caso di sua elezione.

    Paolo B. 06.03.2018

  5. Caro Direttore, l’importante non mollare, ripartire dal basso e sperando che si cambi la legge elettorale, e presentarci uniti con il nostro simbolo. Dobbiamo rimboccarci le maniche, e lavorare sodo per dare certezze, ai giovani, agli operai, in parole povere stare accanto a loro, coinvolgerli e ascoltare le loro esigenze e renderli partecipi, invitandoli alle riunioni su temi a loro cari. Capire che ricominciare significa mettere da parte le sconfitte i rancori e personalismi, trovare tra i compagni un leader Giovane.

  6. Direttore, possiamo fare tutte le analisi che vogliamo, ognuno di noi ha le sue verità che però non portano da nessuna parte.
    C’è un dato di fatto, si è chiusa una fase storica, disastrosa per la sinistra causata dalla sinistra stessa, iniziata con il crollo del Muro di Berlino. Chi doveva approfittare di quegli eventi, noi Socialisti in primis, ma con noi tutte le forze Liberali, Libertarie del Paese, non hanno saputo cogliere l’occasione per fare quello che adesso tu stesso Direttore e qualcun altro chiede, “anche Bersani dopo i guai creati lo chiede” ma purtroppo è tardi, quelli del bosco non sono rientrati, ma hanno fatto da traino ad altri, caro Bersani.
    La Sinistra dopo la dura sconfitta deve abbandonare il Campo e rassegnarsi? Direi proprio di no!
    Deve auto convincersi che occorre Unità di intenti anche nella diversità di opinioni, purché all’interno di comuni Valori fondamentali che nessuno nella Sinistra ha mai ripudiato.
    Non sarà facile, ma per me è l’unico tentativo utile a far invertire un processo pericoloso in atto.

  7. “Per vedere il futuro della Ue bisogna guardare al voto italiano. Salvini lo ha detto: l’Euro non sopravviverà. Tutto è nelle mani dei cittadini. E l’onda populista è solo all’inizio, perché la Storia è dalla nostra parte”. Così Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump, in una intervista a La Stampa. Che introducendo la figura del controverso comunicatore, negli scorsi giorni in Italia per alcuni incontri, sottolinea: “Bannon ha davanti ai suoi occhi il disegno dell’Internazionale Populista che vuole costruire. Che poi sarebbe un’Internazionale Sovranista, un ossimoro che rischia di portare a un tutti contro tutti (dalla guerra sull’acciaio in giù). Ma che in questa fase storica ha le urne dalla sua parte”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

  8. Gabriele, con le sue parole “non mollare, ripartire dal basso e sperando che si cambi la legge elettorale, e presentarci uniti con il nostro simbolo”, tocca tre aspetti di indubbio rilievo, che meritano di essere ripresi, ancorché in modo molto succinto e sintetico, perlomeno in questa fase.

    E’ sicuramente importante, se non indispensabile, ripartire dal basso, ma per farlo in modo reale bisognerebbe quantomeno chiedersi dove possono essere finiti i voti dei socialisti, e loro simpatizzanti, in questa tornata elettorale, così da vedere se e come sia possibile recuperarli.

    O forse Gabriele intende che occorre rivolgersi ad un “mondo nuovo”, senza cioè tener troppo conto dell’elettorato tradizionale, visto che lo stesso sembra essere per l’appunto andato altrove, stando almeno alle urne del 4 marzo, ma io ci andrei cauto a tagliare i ponti col passato.

    Quanto ad una nuova legge elettorale, ammesso che le forze maggiori abbiano voglia di provarci, bisognerebbe sapere quale modello proporre, e conoscere altresì se nel PSI si è ancora propensi ad una legge maggioritaria, a collegio uninominale, e senza traccia di proporzionale.

    A questo riguardo, ossia la legge elettorale, io ho cercato di esporre il mio pensiero nell’articolo qui pubblicato il 2 febbraio, con titolo “Il dilemma tra maggioritario o proporzionale” , e non era la prima volta, e mi piacerebbe confrontarmi in proposito, anche alla luce del “paracadute” che più d’uno si è visto assegnato nella quota proporzionale.

    Infine, bisognerebbe sapere se il “presentarci uniti” riguarda tutti gli spezzoni della “diaspora” socialista, perché in tal caso, ammesso di riuscire a ricomporre quanto si era separato per ragioni politiche, andrebbe in primo luogo reimpostata la linea politica, almeno a mio modesto avviso.

    Paolo B. 07.03.2018

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