martedì, 23 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

OLTRE ALLE SBARRE
Pubblicato il 16-03-2018


carceriArriva l’ok del Consiglio dei ministri alla riforma dell’ordinamento penitenziario che allargherà la possibilità di accedere alla misure alternative al carcere per i detenuti, ma come sempre arrivano le polemiche. Il cdm, su proposta del ministro della giustizia Andrea Orlando, ha infatti approvato, in secondo esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione della legge sulla riforma della giustizia penale (legge 23 giugno 2017, n. 103), introduce disposizioni volte a riformare l’ordinamento penitenziario. Il testo ora dovrà tornare alle camere, ma dalla Lega e da Fratelli d’Italia si annuncia battaglia. Anche se gli ‘attacchi’ di Matteo Salvini e Giorgia Meloni che lo definiscono ‘salva-ladri’ sono infondati: in realtà il decreto attuativo dà la possibilità di accedere alle misure alternative al carcere anche a chi ha un residuo di pena fino a quattro anni, ma sempre tramite la valutazione del magistrato di sorveglianza. E in ogni caso non estende questa possibilità ai detenuti al 41bis per reati di mafia e quelli per reati di terrorismo.
“Vergogna, un governo bocciato dagli italiani approva l’ennesimo salva ladri – commenta Salvini – appena al governo cancelleremo questa follia nel nome della certezza della pena: chi sbaglia paga!”. “Fuori i delinquenti di galera: è lo slogan della sinistra che sta tentando in tutti i modi di approvare un nuovo decreto ‘libera-criminali’ – osserva invece Meloni – l’ultima follia di un Governo scaduto, mandato a casa a gran voce dagli italiani e che, a pochi giorni dall’insediamento del nuovo Parlamento, ha la faccia tosta di occuparsi di provvedimenti così sensibili”.
“Gli italiani – aggiunge Meloni – hanno mandato a casa il Pd e chiedono certezza della pena, più sicurezza, maggiori tutele per le vittime di reati e per gli agenti di polizia penitenziaria”.
Accuse respinte da Andrea Orlando: “Questo non è un provvedimento salva-ladri, uno svuota-carceri: da domani non ci sarà nessun ladro in più in giro”, ha detto il ministro. “Qualcuno tenterà di cavalcare queste paure. Ma da domani non uscirà nessuno dal carcere, da domani un giudice potrà valutare il comportamento del detenuto e ammetterlo a misure che gli consentono di restituire qualcosa di quello che ha tolto alla società”. Il testo della riforma dell’ordinamento penitenziario “dovrà tornare in Commissione, perché non abbiamo recepito alcune indicazioni contenute in un parere del Senato e quindi ci sarà un ulteriore passaggio”, ha fatto sapere il ministro, secondo il quale presumibilmente il provvedimento “passerà per la Commissione speciale, ma sarà il ministro per i Rapporti con il Parlamento a deciderlo”.
La riforma dell’ordinamento penitenziario, ha spiegato il ministro Orlando, “serve ad abbattere la recidiva. Attualmente vengono spesi ogni anno quasi 3 miliardi di euro per l’esecuzione penale, eppure abbiamo il tasso di recidiva più alto d’Europa”. Dalle statistiche, infatti, di cui il ministero della Giustizia ha tenuto conto nell’elaborazione della riforma, emerge che per chi espia la pena in carcere vi è recidiva nel 60,4% dei casi, mentre per coloro che hanno fruito di misure alternative alla detenzione il tasso di recidiva è del 19%, ridotto all’1% per quelli che sono stati inseriti nel circuito produttivo.
Il decreto è suddiviso in 6 parti, corrispondenti ad altrettanti capi, dedicate alla riforma dell’assistenza sanitaria, alla semplificazione dei procedimenti, all’eliminazione di automatismi e preclusioni nel trattamento penitenziario, alle misure alternative, al volontariato e alla vita penitenziaria. Il testo ha ottenuto il parere favorevole della Conferenza unificata e tiene conto dei pareri espressi dalle competenti Commissioni parlamentari.
Nonostante i vari proclami che vengono fatti in queste ore, la riforma è attesa da anni, da molte associazioni e dai professionisti del settore in primis. Ad esempio il 13 marzo, i penalisti hanno proclamato uno sciopero astenendosi dalle udienze per protestare contro la mancata approvazione della riforma. I radicali hanno accusato il Governo di aver mentito sulle reali intenzioni di portare a termine la riforma. Mentre Antigone ha fatto numerosi appelli perché venisse riformato il sistema carcerario. Il presidente dell’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale, Patrizio Gonnella, ha affermato che il via libera dal cdm “è sicuramente una buona notizia, ma c’è ancora da fare pressione e da non allentare la tensione poiché, in questa fase post-elettorale, i tempi potrebbero dilatarsi e la delega decadere. C’è infatti tempo fino ad inizio luglio per approvarla”.
Si aspetta quindi l’ultimo passaggio parlamentare, ma si teme che il prossimo Governo potrebbe mandare all’aria tutti gli sforzi fatti fino ad ora.

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