mercoledì, 18 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Rino Capezzuoli
Ai Compagni locali
Pubblicato il 26-03-2018


La domanda è ora cosa facciamo? Cosa fa la sinistra italiana, europea e mondiale? Inutile dividersi tra chi ha avuto ragione e chi torto. Vi invio allegato un articolo che condivido quasi completamente trovato su internet ma che a mio parere non tiene conto dei tempi che non ci sono e non sono sufficienti. (la mia risposta sta nel mio ultimo libro “La politica è una necessità” dove indico alcune cosa che possono essere facilmente realizzate da tutti nei territori. partiamo dal concetto di evitare il solito: “Io si tu no” trasformiamolo in “io Si tu anche” Questo dovrà valere per “tutto lo schieramento” di sinistra a partire da potere al popolo fino alla Lista Lorenzin. Questo è il primo passo da cui ripartire Anche qui da noi nel chianti. È evidente che non è facile ma a mio parere è l’unico modo per risalire la china insieme ad alcuni concetti organizzativi ben chiari a cominciare dagli organi collegiali di direzione a tutti i livelli, non starò a ricordare l’etica morale e politica che do per scontata. Una volta messi in insieme i nuclei di base e territoriali cominciare a rielaborare il progetto politico economico tenendo presente che deve sempre essere la politica e la cultura a guidare i processi di governo e non l’economia.
Ci sono tre aspetti da affrontare con urgenza: il razzismo che come dimostrano i risultati elettorali si è insediato anche nel chianti cioè la lega nord e sono tutti voti di sinistra cioè di sottosviluppo culturale e di mancanza di politica sui territori. Altro problema: Quale prospettiva di sviluppo per il chianti oltre all’olio ed al vino? Un maquillage delle nostre zone industriali fatto di servizi e di energie rinnovabili. Chi se la sente ci contatti via e.mail e si metta al lavoro senza aspettarsi nulla in cambio.

(Non chiedere cosa puoi avere dalla società in cui vivi ma cosa puoi dare ad essa)

Rino Capezzuoli

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Commenti all'articolo
  1. Le vicende delle singole zone, del “chianti” o altre che siano, devono naturalmente trovare risposta in ambito locale, da parte di chi vi abita e risiede e ne ha pertanto contezza e cognizione di causa, pur se non manca mai una qualche connessione con le problematiche di scala nazionale, e con l’azione politica che viene condotta a quest’ultimo livello.

    Connessione che in qualche caso può essere peraltro piuttosto forte, e del resto anche l’Autore di queste righe accenna alle questioni etniche, che di certo non riguardano soltanto un singolo territorio ed hanno in genere ragioni abbastanza complesse, non semplificabili a mio avviso nella parola “razzismo” e neppure ascrivibili, indistintamente, a “sottosviluppo culturale”

    Ritornando all’azione politica esprimibile a livello nazionale, io credo che quella dei socialisti dovrebbe essere di stampo liberal-riformista, e non vedo pertanto cosa possa esservi in comune con una sinistra che ha sistematicamente puntato a vedere ed indicare un “nemico”, fino agli odierni “populismo, fascismo, razzismo, xenofobia, ecc…”, tralasciando spesso, in modo autoreferenziale, di ascoltare lo stato d’animo del Paese.

    Penso altresì che in questo momento i socialisti potrebbero “prendere in mano la questione”, presentandosi come autentica e moderna socialdemocrazia, e avanzando proposte concrete e coerenti con tale cultura politica, e non vedo come si possa imboccare questa via con “compagni di strada” che non hanno di certo una cultura e “anima” socialdemocratica, al di là di come possono definirsi.

    Oggi le socialdemocrazie sono notoriamente in crisi, ma in futuro potrebbero riacquistare terreno e ridiventare soggetto politico che può aspirare di nuovo alla guida del nostro Paese, o di altri della vecchia Europa, ma alla condizione, a mio modo di vedere, che non cedano a tentazioni massimaliste, che mi sembra talora di veder riaffiorare e che non mi paiono adatte ad affrontare le problematiche del mondo d’oggi.

    Paolo B. 27.03.2018

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