domenica, 15 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

L’ACCORDO
Pubblicato il 21-03-2018


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Centro destra e Lega hanno trovato la quadra per le presidenze delle Camere. Senato a Forza Italia, Camera ai Pentastellati mentre alla Lega va la candidatura della presidenza del Friuli e Salvini si lascia  libero per Palazzo Chigi.  A deciderlo i tre leader del centrodestra, Berlusconi, Salvini e Meloni, nel corso del vertice a palazzo Grazioli in vista della partita per la presidenza delle Camere che si apre venerdì. Insomma sarà un esponente del partito di Silvio Berlusconi il nome che la coalizione proporrà agli altri partiti. “Confidiamo che una tale proposta così rispettosa del voto degli italiani – dichiarano i leader – possa essere accolta positivamente da tutte le forze in campo. A tal fine, anche per concordare i nomi dei presidenti e dei vicepresidenti di Camera e Senato, i leader del centrodestra invitano i rappresentanti delle altre forze politiche ad un incontro congiunto nella giornata di domani”.

Un “comune percorso” che assegni la presidenza della Camera a M5S e quella del Senato al centrodestra e garantisca un’equa rappresentanza di tutti gli altri gruppi nelle vicepresidenze. Al termine di due ore e mezza di vertice a Palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni mettono nero su bianco quella che a loro avviso dovrà essere la road map per venire a capo del rebus delle presidenze della Camere. La questione presidenti sarà oggetto dell’incontro di domani dei gruppi parlamentari di Camera e Senato dei 5 Stelle. L’assemblea, si apprende da fonti interne al movimento, si terrà alle 13.

L’opzione è per un metodo quanto più condiviso possibile, che riconosce da una parte la legittimità delle richieste dei grillini per Montecitorio, in qualità di “primo gruppo parlamentare”, ma che dall’altra si riserva il diritto di indicare il nome della seconda carica dello Stato, senza sottostare a veti di sorta da parte delle altre forze. Se è vero che il comunicato congiunto ufficiale del centrodestra diffuso a fine riunione non fa menzione di possibili veti esterni, è stato il “prevertice” che si è tenuto attorno a mezzogiorno tra lo stato maggiore di Forza Italia (al quale oltre a Berlusconi erano presenti Renato Brunetta, Paolo Romani, Nicolò Ghedini e Gianni Letta) l’occasione per far filtrare la volontà del Cavaliere e dei suoi di tenere il punto sul nome del capogruppo uscente Paolo Romani sulla presidenza del Senato, a dispetto delle perplessità espresse nei giorni scorsi sul fronte pentastellato.

Berlusconi, dopo aver congedato i suoi più stretti collaboratori al termine di un briefing durato circa un’ora ha accolto Salvini e Meloni, accompagnati rispettivamente da Giancarlo Giorgetti e Ignazio La Russa. Una conferma indiretta ma “pesante” del fatto che la Lega ha pienamente avallato lo schema secondo cui lo scranno più alto di Palazzo Madama spetta a Forza Italia, è arrivata inoltre dal post che il leader della Lega ha pubblicato su Facebook poco dopo la fine del vertice, nel quale si annunciava di fatto il via libera del Cavaliere alla candidatura del suo capogruppo uscente alla Camera Massimiliano Fedriga a governatore del Friuli Venezia-Giulia, dove Forza Italia aveva inizialmente insistito per la candidatura di Renzo Tondo. Inoltre, se ufficialmente la questione delle presidenza delle Camere è stata svincolata da quella del futuro governo, è certo che nell’atteggiamento della Lega di oggi ha pesato anche la determinazione di Salvini di giocare fino in fondo la partita per Palazzo Chigi. Salvini che, tra l’altro, alla fine della riunione in via del Plebiscito si è recato in visita dall’ambasciatore statunitense Lewis Eisenberg.

Secondo la strada proposta dai tre leader del centrodestra, a suggellare l’intesa sui vertici dei due rami del Parlamento dovrà ora essere un “incontro congiunto” con tutte le altre forze politiche, che dovrà necessariamente avere luogo domani, dati i tempi ristretti che separano le parti in causa dall’apertura del sipario sulla XVIII legislatura.

Pessimista il fondatore della Lega Umberto Bossi: “Salvini non riesce a trovare un accordo con i Cinquestelle, sono due uguali. Lui e Di Maio hanno le mani bucate, si diceva una volta”. “Son due che non hanno capito che i soldi prima si fanno e poi si possono spendere – ha detto il senatur – ma Salvini ha guardato qual era la categoria più numerosa: i pensionati. E facendo la battaglia contro la legge Fornero a favore dei pensionati ha beccato un sacco di voti”. “Il governo? Ci sarà un governo del presidente”.

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