venerdì, 20 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Scandalo Sarkozy dopo l’annuncio del figlio di Gheddafi
Pubblicato il 20-03-2018


sarkozyIronia della sorte vuole che il giorno dopo l’annuncio di Saif al Islam Gheddafi, figlio dell’ex dittatore libico, di volersi ufficialmente candidare alle prossime elezioni presidenziali libiche, arrivano i conti da saldare per l’ex presidente francese, Nicolàs Sarkozy, per finanziamento illecito alla sua campagna elettorale del 2007.
Le accuse per Sarkozy sono gravi e ora l’ex presidente è sotto interrogatorio nei locali della polizia a Nanterre. Il fermo può durare fino a 48 ore, al termine delle quali Sarkozy potrebbe essere presentato ai magistrati.
Si tratta dei fondi ricevuti dall’ex leader libico Moammar Gheddafi, dapprima generoso finanziatore del candidato all’Eliseo, quindi poi vittima della guerra che lo stesso Sarkozy ha scatenato per deporlo, affinché la verità sui fondi neri provenienti da Tripoli non fosse divulgata.
“Il fermo di Sarkozy avvalora la tesi secondo cui egli abbia insistito a suo tempo allo scopo di eliminare Gheddafi e le tracce dei finanziamenti. Però all’ora Sarkozy trascinò con se’ in primo luogo gli Stati Uniti e l’Inghilterra poi l’Italia, Napolitano e il Pd, ed infine lo stesso Berlusconi che nell’aprile 2011 diede il via libera ai bombardamenti”. È quanto dichiara il deputato di Civica Popolare, Fabrizio Cicchitto.
In effetti i rapporti tra Gheddafi e Sarkozy furono idilliaci, fino al 2011, quando il regime egiziano e quello tunisino caddero sotto le cosiddette “primavere arabe”. Sarkozy, che di colpo perse influenza su Tunisi e Il Cairo, pensò di guadagnarne una nuova a Tripoli (a spese dell’Italia) e propose a Londra e a Washington di estendere le “primavere arabe”anche alla Libia. Sostenuto dalla Total e British Petroleum Parigi e Londra erano ansiose di cacciare l’ENI e rimettere le mani sul prezioso greggio libico. In prima linea Sarkozy che all’improvviso tacciò il Colonnello di essere un ‘dittatore’ e con la guerra poteva liberarsi di uno scomodo testimone e di un debito che non aveva nessuna voglia di onorare.
L’inchiesta è stata aperta nel 2013, sulla base di rivelazioni pubblicate dal sito di giornalismo investigativo Mediapart nell’aprile 2012, nel pieno della campagna presidenziale in cui però François Hollande prevalse su Sarkozy. Da documenti risalenti a dicembre 2006 e firmati dal responsabile dell’intelligence libica Moussa Koussa emergeva un pagamento di 50 milioni di euro a sostegno della candidatura di Sarkozy. “Le Monde” rivela che alcuni dirigenti libici dell’epoca di Gheddafi avrebbero anche apportato nuovi elementi “che confermerebbero i sospetti dei finanziamenti illeciti”.
Nel novembre del 2016, l’intermediario Ziad Takiedinne ha affermato di aver trasportato 5 milioni di euro liquidi da Tripoli a Parigi tra i 2006 e il 2007 per consegnarli direttamente a Sarkozy, allora ministro dell’Interno. Recentemente gli agenti dell’Ufficio centrale della lotta alla corruzione e alle infrazioni finanziarie e fiscali hanno consegnato un rapporto ai magistrati in cui si spiega come il denaro sia circolato nell’equipe di Sarkozy durante la campagna. Il quotidiano rivela poi che da diverse settimane gli inquirenti dispongono di alcuni documenti presi durante una perquisizione nel domicilio svizzero di Alexandre Djouhri, uno degli intermediari nel caso.
Una nota confidenziale del governo di Tripoli, che confermava il pagamento, era del resto già stata pubblicata a marzo del 2012, mentre il figlio di Gheddafi, Saif al-Islam, aveva già rivelato nel 2011 che suo padre aveva finanziato, con 50 milioni, la campagna del candidato gollista. “Sarkozy – disse in quell’occasione – deve innanziutto restituire i soldi che ha preso dalla Libia per finanziare la sua campagna. Lo abbiamo aiutato, abbiamo i dettagli della vicenda e siamo pronti a rivelarli”. Proprio in queste ore poi Saif Islam Gheddafi, il secondogenito del defunto leader libico Muhammar Gheddafi, si trova in un luogo sicuro in Libia e presto parlerà al popolo in un discorso televisivo. Nella giornata di ieri, 19 marzo, Ayman Bouras, responsabile del programma di riforme politiche di Saif al Islam Gheddafi, ha annunciato la candidatura del figlio del defunto colonnello alle elezioni presidenziali libiche, che dovrebbero tenersi entro la fine dell’anno. L’esponente libico ha spiegato che il figlio di Gheddafi vuole “salvare il paese” dalla situazione di “caos” in cui è sprofondato dopo il conflitto del 2011. Bouras ha sottolineato che Saif al Islam è pronto a collaborare con “chiunque voglia il bene della Libia” a livello locale, regionale e internazionale, aggiungendo che il suo programma di riforme comprende una “visione integrata a livello politico, di sicurezza e sociale”. Tuttavia su Saif al Islam pende un mandato di cattura spiccato dal procuratore della Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità per il suo ruolo nella repressione della rivolta del 2011.

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