martedì, 13 novembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Scrive Andrea Zirilli:
 Il Governo di minoranza?
Pubblicato il 07-03-2018


Tra le ipotesi che circolano in queste ore si parla anche di un Governo di minoranza. Tale ipotesi sussiste quando un solo partito/coalizione riesce a governare anche se ha solo la maggioranza relativa. Questa è la situazione sia del M5S, sia del Centro destra. Questa la teoria, ma la realtà ci dice altro. Nel nostro sistema parlamentare il Governo di minoranza è tecnicamente impossibile, perché tutte e due le Camere devono dare la fiducia. Nel voto di fiducia i sì devono prevalere sui no e al Senato, gli astenuti nel voto si sommano ai No. Al Senato non basta che i Senatori favorevoli superino i contrari, ma occorre che superino la somma dei Senatori che esprimono voto contrario e di quelli che dichiarano la propria astensione. Al Senato, infatti, i Senatori che si dichiarano astenuti sono considerati presenti, a differenza della Camera dove sono considerati presenti solo i Deputati che esprimono voto favorevole o contrario. Ciò comporta che, per non prendere parte alla votazione, i Senatori devono uscire dall’Aula.

In altri termini, posti tutti questi vincoli, in Italia per riuscire a dar vita a un Governo di minoranza si è obbligati ad un accordo preventivo con altre forze politiche che accettino, pur non facendo parte del futuro Governo, quanto meno di non far partecipare al voto i propri Senatori.
Stante queste considerazioni vedo due possibilità davanti: la prima è un Governo o di Centro destra o M5S, ipotizzabile solo se al posto di Salvini o Di Maio si provasse a convergere su una personalità che possa incontrare la fiducia del Pd. La seconda possibilità è che visto che al Senato gli astenuti si sommano ai No, al momento della fiducia a Di Maio o Salvini, i partiti contrari, escano dall’aula (e alla Camera invece optino per l’astensione). Ma vedo così una legislatura di transizione in quanto il Governo sarà in salute fino a quando si presenterà al Senato. Ci sarebbe una terza ipotesi (disastrosa): votare di nuovo con la stessa legge elettorale.

Andrea Zirilli
 Roma

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento