domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Andrea Zirilli:
Il lavoro dopo Marco Biagi
Pubblicato il 19-03-2018


Bisogna rompere la falsa equazione tra “flessibilità” del lavoro e diminuzione dei diritti dei lavoratori. Già Marco Biagi (di cui ricorre oggi l’anniversario dell’assassinio), nel 2001 nel Libro Bianco sul mercato del lavoro, tendeva a differenziare in maniera molto chiara la flessibilità dalla precarietà, sostenendo che “un mercato del lavoro flessibile, deve anche migliorare la qualità, oltre che la quantità dei posti di lavoro, rendere più fluido l’incontro tra obiettivi e desideri delle imprese e dei lavoratori e consentire ai singoli individui di cogliere le opportunità lavorative più proficue, evitando che essi rimangano intrappolati in situazioni a rischio di forte esclusione sociale”.
I diritti dei lavoratori, diceva Marco Biagi, si conquistano prima di tutto nel mercato. Ma se le regole del mercato tolgono opportunità, invece di crearne, se soffocano tutte le iniziative di imprenditori lungimiranti invece di stimolarle, se costringono all’esilio le forze migliori, allora a pagarne il prezzo più alto sono proprio i lavoratori.
Il mercato del lavoro dal 1997 è stato ampiamente riformato, ma strada facendo sono stati persi elementi che dovevano completare quella riforma. Questo è il momento di pensare ad un’altra fase, non ad un ennesima riforma del lavoro che ingessi il mercato, cambiando di nuovo le regole del gioco.
Bisogna lavorare in modo tale che s’impedisca che alla flessibilità del lavoro si aggiunga la precarietà sociale, quindi si lavori affinchè il lavoratore possa essere tutelato nel mercato del lavoro.
Quindi per questa nuova fase bisogna intervenire soprattutto sul passaggio da un posto di lavoro a un altro, facilitando questo processo con Agenzie per il lavoro più efficienti e politiche attive legate alla formazione. Bisogna lavorare su strumenti che facilitano l’integrazione tra scuola e lavoro e su stimoli attivi alla formazione continua. Infine bisogna sviluppare modalità di protezione e di tutela dei nuovi lavori. Solo così si può ipotizzare un futuro nel lavoro.

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