giovedì, 15 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Daniele Leoni:
L’algoritmo e le elezioni
Pubblicato il 07-03-2018


Durante la campagna elettorale le sparano grosse. Gli arruffapopolo, guidati dall’istinto, sfoggiano lo loro capacità oratorie. Nessuno mantiene le promesse elettorali perché sono irrealizzabili. Succede così che i politici vittoriosi, di fronte alla necessità di governare, debbono drasticamente correggere il tiro. Gli elettori che non sono legati col collante dell’ideologia o della clientela, cambiano partito alle elezioni successive.

La nostra democrazia seleziona la classe politica secondo le pulsioni degli elettori. In momenti di crisi queste pulsioni possono essere distruttive. Non dobbiamo mai dimenticare che il fascismo italiano e il nazismo tedesco nacquero col consenso popolare. Consenso alimentato da un patriottismo rabbioso e guerrafondaio.

Nazisti e fascisti furono spazzati via dalla tragedia dei loro errori e da ottanta milioni di morti nella Seconda Guerra Mondiale assieme al collante delle loro ideologie e clientele. E nuove ideologie democratiche si consolidarono assieme a clientele non sempre cristalline.

L’ideologia, oltre ad essere un sistema di pensiero con contenuti pratici razionali, è anche un motore di appartenenza (la chiesa, il partito con i circoli e gli iscritti ecc.). La clientela distribuisce favori e proventi per garantire fedeltà e appartenenza. Funziona come antidoto contro le lusinghe degli abili arruffapopolo dell’ultimo momento.

Matteo Renzi ha chiuso la campagna elettorale dicendo che bisogna fare politica sulla proposta e non sulla protesta, sul coraggio e non sulla paura, sulla speranza e non sulla rabbia. E’ un bell’impianto per un’ideologia adatta al ventunesimo secolo, un messaggio affascinante che mi ha catturato fin dal 2012 quando ho cominciato a seguirlo e a sostenerlo. Matteo Renzi però ha curato soltanto il suo gruppo dirigente e si è ben guardato dal favorire o solo consentire clientele. Avrebbe dovuto organizzare clientele adatte al suo impianto. Organizzare nei circoli incubatori di startup e favorire loro crescita facendole lavorare per la pubblica amministrazione. Avrebbe dovuto incanalare le assunzioni di personale amico verso le nuove imprese secondo lo stile dei partiti della prima repubblica. Ma questo non era più possibile per l’attenzione della magistratura e, secondo Renzi, attività non morale. Gli avversari politici invece avevano mano libera per cavalcare la protesta, la rabbia e la paura facendo, nello stesso tempo, promesse irrealizzabili. Questo senario spiega, ameno in parte, quello che è successo nelle elezioni del 4 marzo 2018. Ma c’è di più.

Nei sei anni che ci separano dal 2012 i social network sono cresciuti almeno di un ordine di grandezza, in particolare Facebook, Google e Youtube. Amazon ha accresciuto, almeno di un ordine di grandezza la sua potenza di fuoco per il commercio online, compreso il suo fatturato. Almeno il 50% del commercio tradizionale e della comunicazione si sono trasferiti verso i nuovi canali. La forza di persuasione di chi ha li ha utilizzati ha avuto un incremento proporzionale. La Lega di Salvini ha saputo approfittarne. La meravigliosa Leopolda di Renzi, fantastica per i contenuti, arrivava solo a quelli come me ma non al disoccupato meridionale ed a una parte importante degli elettori, in buona parte analfabeti di ritorno. I solcial network sono strutturati, invece, per passare i contenuti anche a chi fa solo chat vocali o video. In più utilizzano algoritmi per indirizzare le informazioni alle fasce suscettibili al loro gradimento.

I 5 Stelle, si sono concentrati solo sui bisogni utilizzando la piattaforma informatica Rousseau della Casaleggio, con un blog, quello di Beppe Grillo, con svariati milioni di follower. La Casaleggio è una società di pubblicità e di consulenza commerciale di altissimo livello con un ramo informatico ti tutto rispetto e migliaia di collaboratori. Tutto lascia pensare che le scelte di contenuto dei 5 Stelle, il modo di proporle e la selezione dei profili dei leader intermedi siano state fatte utilizzando un algoritmo. O almeno pezzi sperimentali di algoritmi in divenire. Pezzi di algoritmi per interagire con altri algoritmi di google e facebook e arrivare così a tutto il pubblico sensibile al messaggio, anche quello analfabeta. Tutto questo in una organizzazione politica priva di ideologie dove qualsiasi contestazione (all’agoritmo) veniva stroncata sul nascere.

Così il povero Matteo Renzi, vittima dello stesso moralismo che distrusse Craxi, degli stessi magistrati che misero i bastoni fra le ruote a Berlusconi e alla prima Forza Italia, soccombe oggi per opera del Movimento 5 Stelle. Guarda caso è il gruppo politico a cui fa riferimento la magistratura italiana tramite Il Fatto Quotidiano.

Ora però lo scenario cambia. Il PD, pur indebolito, rimane l’unico contrappeso genuinamente popolare ai 5 Stelle. Che devono governare. Non ho dubbi che troveranno gli alleati per poterlo fare. I vincitori sono creatori e succubi di un algoritmo. Anche Di Maio, neo colletto bianco, sembra telecomandato.

E’ destino? Dopo gli scacchi, la gestione dei fondi e delle banche, il traffico stradale, è arrivato il turno della politica? Cosa succederebbe se questa nuova gestione della politica dimostrasse di essere più efficiente e di ottenere ottimi risultati? Se, per esempio, l’informatizzazione spinta dell’economia pubblica generasse plusvalenze tali da sostenere il reddito di cittadinanza? Ovviamente l’algoritmo dirà che i conti debbono tornare così la produzione industriale, agricola e la gestione dei servizi dovrà avvalersi del massimo della tecnologia. La robotizzazione dovrà essere spinta, il margine primario delle imprese elevatissimo, la ricerca primaria e applicata dovrà avere risorse al vello dell’indice di produttività. Mi piacerebbe l’abolizione della proprietà intellettuale, nel senso che qualsiasi soluzione industriale dovrà poter essere studiata e migliorata da chiunque nella massima libertà. Non vi dovrà più essere spazio per NO TAV, NO VAX, NO OGM. Se l’incenerimento dei rifiuti è la soluzione più efficiente e sana, quella soluzione dovrà essere adottata. Senza se e senza ma! Ma non ho dubbi che l’algoritmo arriverà a queste conclusioni.

Poi ci saranno da gestire i rapporti con gli altri, in Italia e all’estero. Chi sarà in grado di convincere Elon Musk di insediare, in Italia, una dei sue Gigafactory? O di realizzare un ponte di Messina con Hyperloop? E, già che ci siamo, trasferire, con la Boring Company, nel sottosuolo, tutto il traffico automobilistico, naturalmente solo di veicoli elettrici con autopilota?

Però l’algoritmo potrebbe consigliare di fabbricare armi dotate di intelligenza artificiale da vendere all’estero, sempre nell’ottica di aumentare il PIL e le risorse da ridistribuire per garantire, a tutti gli italiani, immigrati o non, il reddito adeguato per un sano benessere.

Qui casca l’asino perché ci vuole un’intelligenza umana che sia in grado di dire no. Come bisogna dire no agli algoritmi dei fondi d’investimento e dei trader che già oggi, operando sulle micro-variazioni del mercato azionario, snaturano la funzione originaria e fondante della Borsa. Yosuah Arari, nel suo libro Homo Deus, lascia intravedere l’essenzialità della democrazia perché l’umanità possa sopravvivere agli algoritmi e convivere con essi senza diventarne schiava. Anche Tim Urban, nel suo saggio The Wizard Hat, arriva alle stesse conclusioni.

Allora ci vuole ancora Matteo Renzi all’opposizione, foss’anche come voce solitaria in Senato, per ricordarci la nostra storia, la cultura umana così incerta ma così preziosa, così creativa perché imperfetta.

Daniele Leoni

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